Sei miti da sfatare sulla creatività

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Teresa Amabile è docente ad Harvard e studiosa dei temi legati alla creatività.
In una intervista a Fast Company, mostrando i risultati di una ricerca frutto dell’analisi delle attività quotidiane di oltre 200 persone (per un totale di 12.000 giornate), smonta sei miti e luoghi comuni legati alla creatività ed agli ambienti e le pratiche la favoriscono.

Ecco le idee che dovremmo toglierci dalla testa:

  1. La creatività viene da “tipi” creativi
    Pressoché tutte le ricerche dimostrano, al contrario, che qualunque persona con un’intelligenza nella norma può produrre idee creative.
    In realtà, più che da un talento innato, il grado di creatività dipende da una serie di variabili che impattano sulla motivazione intrinseca che genera nuove idee.
  2. Il denaro è un fattore motivante per la creatività
    Naturalmente, le persone devono percepire di essere giustamente ricompensate per il loro lavoro, ma molti piani di incentivazione che si concentrano troppo sul day-by-day, tendono ad aumentare l’avversione al rischio ed a bloccare, in questo modo, la creatività.
  3. La pressione sul tempo è un combustibile per la creatività
    Ne abbiamo già parlato qui.
    Le idee creative hanno bisogno di una sorta di incubazione, che permetta loro di emergere. E spesso la pressione sul tempo (specie se correlata a frequenti distrazioni) impatta negativamente su questo processo di interiorizzazione e creazione di nuove soluzioni.
  4. La paura forza a fare nuove scoperte
    La ricerca di Teresa Amabile, al contrario, mostra come si presenti un circolo virtuoso tra gioia e serenità e creatività. Un’idea creativa genera gioia, ma è a sua volta frutto di uno stato d’animo positivo, che impatta sull’incubazione dell’idea rendendo più probabile l’emergere di soluzioni creative.
  5. La competizione è meglio della cooperazione
    I team più creativi sono quelli in cui non c’è timore di condividere informazioni ed idee.
    La competizione, invece, blocca spesso proprio questi processi di condivisione.
  6. Un’organizzazione che subisce una riduzione diviene un’organizzazione creativa
    Spesso, piuttosto, è vero il contrario. Ed è ancora più vero nel momento il downsizing viene annunciato piuttosto che nel momento in cui viene messo in pratica.
    I momenti di incertezza sono potenti inibitori di creatività.

Teresa Amabile conclude sottolineando come l’evitare questi errori non debba portare ad uno stile manageriale soft, ma piuttosto ad un management intelligente, che crei le condizioni perché le persone possano esprimere la loro creatività. E queste condizioni hanno a che vedere con il fatto che le persone possano svolgere un lavoro che amano, siano incoraggiate ad impegnarsi, siano riconosciute, anche nei momenti duri per l’organizzazione.

[ via lucabaiguini.com ]

6 commenti

  1. Lawrence scrive:

    interessante

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  2. d’accordo sul punto 5 "La competizione è meglio della cooperazione", meno d’accordo sul punto 6. "Un’organizzazione che subisce una riduzione diviene un’organizzazione creativa": spesso è proprio la scarsità di risorse che ti costringe a trovare soluzioni alternative ed estemporanee che si rivelano vincenti. Ovviamente ognuno di questi "miti sfatati" andrebbe rivisto a seconda del contesto.

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  3. d’accordo sul punto 5 "La competizione è meglio della cooperazione", meno d’accordo sul punto 6. "Un’organizzazione che subisce una riduzione diviene un’organizzazione creativa": spesso è proprio la scarsità di risorse che ti costringe a trovare soluzioni alternative ed estemporanee che rivelano vincenti. Ovviamente ognuno di questi "miti sfatati" andrebbe rivisto a seconda del contesto.

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  4. .mau. scrive:

    il punto 6 dice che *l’annuncio* dei licenziamenti blocca la creatività, per la precisione.

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  5. .mau. dipende sempre a chi rinunci. se mandi via "quelli buoni", sei davvero pirla.

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  6. bastet scrive:

    il punto 6 si potrebbe riassumere in "necessità fa virtù"… :)

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