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Errori non verbali al colloquio di lavoro: i 5 errori più comuni

29 aprile 2013 | di
in Focus, lavoro, personal branding | 4 Commenti

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Spesso ci preoccupiamo di cosa dire durante un colloquio di lavoro o di cosa scrivere su un curriculum per battere la concorrenza. Ma gli errori più comuni nei quali cadono la maggior parte dei candidati sono in realtà non verbali, ovvero non si riferiscono a cosa scriviamo o diciamo al selettore ma a come lo diciamo: ai movimenti del corpo, i gesti, le espressioni facciali, al tono, ritmo e volume della voce e alla nostra immagine.
Sono questi spesso gli elementi che molte persone non riescono a controllare, a differenza del verbale,dei contenuti sui quali ci si prepara anticipatamente in maniera accurata. Ma un selezionatore del personale è proprio a questi che presta attenzione per percepire le reali qualità del candidato.

In questo post esamineremo i 5 errori (non verbali) più comuni durante un colloquio.

Conoscere questi errori e soprattutto imparare come evitarli ci permetterà di eliminare già la concorrenza del ben 62% degli altri candidati alla stessa posizione lavorativa: queste sono le statistiche frutto di un indagine svolta da Monster, un celebre sito internazionale di ricerca del lavoro su oltre 100 manager italiani. Considerando che dati i tempi su ogni posizione disponibile o annuncio di lavoro ci sono centinaia di candidati, conoscere semplici informazioni, trucchi, strumenti che permettano di emergere su più della metà dei candidati può essere veramente prezioso.

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ERRORE 5 – IMMAGINE

Quello dell’immagine è un errore che torna in top five in questi ultimi anni, con l’avvento di nuove realtà, in particolare nel settore moda e informatica con criteri di immagine completamente opposti a quelli tradizionali come giacca e cravatta per intenderci.
Fino a qualche anno fa era difficile sbagliare, il dress code era comune in quasi tutti i casi: eleganti, capelli corti, niente o poca barba e niente piercing. Ma negli ultimi anni è avvenuto un radicale cambiamento sotto questo aspetto e presentarsi nel modo appena descritto in certe aziende può essere un errore fatale. Facciamo un esempio. Uno store manager che si presentasse da H&M con un orecchino o i capelli lunghi e tatuaggi sul braccio non stonerebbe affatto, anzi rispecchierebbe l’immagine dell’azienda. Lo stesso vale per il direttore commerciale di un centro fitness: presentarsi in giacca e cravatta, con scarpe eleganti trasmetterà lontananza dall’immagine aziendale. Lo stesso vale, sempre parlando di immagine, circa la foto sul CV. Capita spesso di vedere foto al mare, in discoteca, con gli amici tagliati. Questo è un errore da non sottovalutare. La foto, dove non richiesto espressamente, deve essere una fototessera di noi vestiti in maniera elegante. Al massimo senza cravatta. Diversi sono i casi in cui viene chiesta una foto intera. In quel caso significa che l’immagine dell’azienda passa anche attraverso il personale e quindi come nel caso del look bisogna stare attenti.

Come evitare l’errore: andando di persona negli altri negozi della catena nella quale si vuole entrare, nel caso ad esempio di H&M e vedere come è vestito il personale e che atmosfera si respira, lo stesso vale per palestre, catene di ristoranti ecc. Nel caso di uffici basta fare una ricerca su google o youtube e vedere come si vestono i manager o gli impiegati dell’azienda in questione. In casi di aziende come Diesel è specificato chiaramente. Vale sempre la regola base di informarsi sull’azienda.

 

ERRORE 4 – STRETTA DI MANO

Troppo forte, troppo debole.
La stretta di mano è stata frutto di non pochi studi sul linguaggio del corpo e il carattere della persona. Nello specifico in base all’indagine effettuata su più di 100 manager Italiani è emerso che il 9% eccede nella forza nella stretta di mano e ben il 58% pecca in debolezza.

Ad esempio, chi torce il polso dell’altro, così da fargli girare il palmo verso l’alto o chi mette una mano sulla spalla dell’interlocutore nel dargli la mano, esprime il desiderio di porre l’altro in un ruolo di sudditanza. La persona che invece offre la mano molle o solo la punta della dita non gradisce il contatto con gli altri e si tratta di un individuo altezzoso o schivo e comunque quasi sempre falso e opportunista.
Questo è stato studiato da psicologi ed esperti del linguaggio del corpo di tutto il mondo e i selezionatori interpretano così questi comportamenti. L’intensità della forza impressa alla stretta è legata alla personalità. Una stretta salda e decisa è tipica di una personalità dominante, sicura di sé e razionale; se la pressione è eccessiva però è segno di un carattere aggressivo ed esibizionista.

Per contro, persone che danno la mano in modo molle e fiacco sono di solito schive, timide e diffidenti. Anche chi è depresso tende a stringere in modo blando.

Quindi la miglior stretta di mano è verticale, decisa e forte (ma non troppo). Pensarci al momento opportuno ci permetterà di rispecchiare anche quella del nostro interlocutore, il che è alla base della creazione di un rapporto istantaneo. Ad esempio se davanti a noi c’è una ragazza o una persona anziana la nostra pressione, se pur decisa sarà meno forte.

ERRORE 3 – CATTIVA POSTURA

La postura, la posizione del nostro corpo richiede un controllo volontario, in particolare le gambe sono la parte che più facilmente sfugge. A un colloquio di lavoro è bene assumere una posizione eretta senza rilassarsi troppo sulla sedia (quest’ultimo atteggiamento dimostra disinteresse); inoltre sarebbe meglio non accavallare le gambe, ma tenere i piedi appoggiati a terra dimostrando un atteggiamento serio e distinto. Ben il 38% dei candidati si perde su questo punto. Non curvare quindi la schiena, segno di chiusura, né appoggiarci completamente allo schienale, segno di bisogno di sostegno. Meglio protendere leggermente verso il nostro interlocutore, il selettore appunto.

ERRORE 2 – MUOVERSI TROPPO SULLA SEDIA

Errore nel quale cade il 39% dei candidati. Trasmette l’idea di una persona ansiosa, che non si trova a suo agio. I movimenti posso avere 2 significati: quello di scarico di tensione, il che denota appunto una situazione di stress, e quello ideomotorio, ovvero i movimenti involontari che comunicano, non verbalmente, i nostri pensieri. Ad esempio fare un piccolo balzo sulla sedia dopo una domanda che ci mette in difficoltà comunica l’istinto ad alzarsi e andarcene (fuggire), come girare il corpo, o le gambe (meno controllate) verso la porta o la finestra, trasmette voglia di evadere. Meglio restare nella posizione descritta al punto precedente e muoverci in modo naturale e controllato per enfatizzare ciò che diciamo con gesti e adattandoci alle variazioni del nostro interlocutore per rispecchiarne la gestualità, ottima tecnica per creare un rapporto istantaneo, senza esagerare.

ERRORE 1 – SGUARDO

Tenere lo sguardo abbassato e non guardare il proprio interlocutore negli occhi.

Su questo punto crollano ben il 62% dei candidati. Evitarlo ci distinguerà inevitabilmente dagli altri.
Lo sguardo è fondamentale per l’avvio di qualsiasi rapporto interpersonale e tramite esso si conferisce significato all’interazione tra due individui. Chi percepisce come “illegittima” la posizione di potere dell’interlocutore, eviterà il contatto visivo con quest’ultimo. Non guardare il nostro interlocutore negli occhi denota inoltre insicurezza e in molti casi menzogna. Non pensate che denoti rispetto. Non siamo alla corte del Dalai Lama o dell’Imperatore, ma di un potenziale futuro collaboratore che ha bisogno di noi quanto noi abbiamo bisogno di lui. Guardare dritto negli occhi il selettore quando affermiamo qualcosa o quando parla enfatizza il nostro discorso e denota attenzione e ascolto attivo. Non bisogna ovviamente esagerare e mettere in imbarazzo l’interlocutore.

Qualche anno fa fui selezionato come direttore commerciale di una radio della provincia di Roma proprio perché guardavo il titolare negli occhi durante il colloquio. Fu lui a sottolinearlo al termine del colloquio. Questo mi permise a soli 25 anni di lavorare un anno per una importante S.p.A. E portare a termine un progetto con successo. La radio infatti fu venduta e ora si ascolta su tutta Roma.

 

Sono sicuro che questi consigli torneranno utili a tutti nei colloqui di assunzione da una parte o dall’altra della scrivania, sia nei rapporti professionali in generale. In un mondo di specializzazione e concorrenza spietati il successo passa anche da questo. Continuate a seguire la rubrica per altri preziosi suggerimenti e condividete liberamente questo materiale (citando la fonte).

[ Articoli originali sul blog di  Marco Venturini ]

 

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  • Daniele

    Ciao, bel post, sono d’accordo con tutte le tue considerazioni, in special modo sul punto numero 1: lo sguardo. Ogniqualvolta sono riuscito a guardare negli occhi con tranquillità e serenità, senza ostentare boriosità, sono riuscito ad ottenere un lavoro.

  • Sara

    Post interessante, ma un po’ troppo dal punto di vista maschile! Per una ragazza è ancora più difficile scegliere come vestirsi, anche all’interno dell’”elegante” ci sono notevoli varianti. Anche per quanto riguarda l’accavallare le gambe, credo che per il sesso femminile sia un gesto con una valenza diversa e diversamente percepito rispetto che negli uomini.

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