Pro e contro del lavoro speculativo

Pro e contro del lavoro speculativo

4 gennaio 2010 | di
in Lavoro | 2 Commenti

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Guardando il mio sito web si potrebbe giustamente dire che faccio il fotografo.

In realta’ ho speso la quasi totalita’ della mia vita professionale come graphic designer. Ormai e’ da parecchio tempo che rifletto, nella mia testa o con amici e colleghi, di come in entrambe i settori, cosi’ come in altre professioni creative, sia diventato difficile riuscire ad esigere un giusto compenso per il proprio lavoro e come addirittura a volte sia difficile riscuotere un compenso punto e basta. Le ragioni di questa situazione sono molteplici e un rimedio penso debba essere quello di educare la clientela, ovvero aiutarla a vedere nel modo corretto i servizi che richiede, per poterne comprendere l’effettivo valore.

Proprio quando stavo ragionando sulla possibilita’ di scrivere un articolo in merito, mi sono imbattuto nell’articolo di Jacob Cass, un giovanissimo designer australiano, che ha scritto un ottimo pezzo, pieno di link di approfondimento, che penso valga la pena di divulgare e che spero possa stimolare ulteriori riflessioni e dibattiti.

Con la sua autorizzazione ho tradotto il tutto, pubblicandolo prima nel mio blog e ora qui su Tiragraffi: buona lettura!

Pro e Contro del lavoro speculativo

In questo articolo voglio tracciare i (presunti) pro e contro del lavoro speculativo e riportare link a esperienze e opinioni altrui su questo dibattito.. qualora non lo aveste gia’ dedotto, io sono contrario. Lasciate che vi spieghi, penso valga la pena continuare a leggere.

Cos’e’ il “Lavoro speculativo“? (qui di seguito riferito come “free pitching” o “spec work”, n.d.t.)

Chiamato anche Free Pitching, e’ un qualsiasi lavoro per il quale il cliente si aspetta di vedere esempi lavori definiti prima di accordare un pagamento o addirittura assegnare l’incarico. A volte si confonde tale temine con la pratica del Crowdsourcing, ma la differenza tra i due termini e’ sostanziale, ecco due esempi:

Crowdsourcing: “Votate per il nostro nuovo logo, useremo quello che vi piace di piu’!” : cio’ implica che i vari design di logo sono gia’ stati creati e (si spera) non tramite spec work.

Free pitching o spec work: “Abbiamo bisogno di un logo, disegnatene uno per noi e sceglieremo quello che ci piace di piu’”.

Cosa c’e’ di sbagliato nella pratica del free pitching?

Anche se di primo acchitto sembrerebbe ragionevole che i clienti non voglano spendere soldi prima di aver visto qualche esempio, i designers non dovrebbero essere costretti a dare “assaggi gratuiti” per provare le loro capacita’: al contrario, i clienti dovrebbero scegliere un designer basandosi sul suo portfolio, la sua esperienza e puntare a costruire una relazione lavorativa solida, funzionante e di fiducia: solo cosi’ si puo’ arrivare ai risultati migliori.

Vedendo la cosa dalla parte dei designer, vorrei sottolineare che un cliente che non sappia giudicare un qualsivoglia creativo o fornitore di servizi basandosi sulla qualita’ dei suoi lavori, sui riconoscimenti ricevuti, le referenze o gli studi fatti, non e’ un cliente con cui vorreste avere a che fare. Sviluppare una buona relazione lavorativa consiste anche nell’educare il cliente e costruire un rapporto di fiducia reciproca.

Un esempio di spec work: i contest di design.

Questo tipo di concorsi sono tra le forme di spec work piu’ diffuse al momento e una delle piu’ pericolose.
Una compagnia fa una richiesta (per un logo, uno slogan, etc…) invitando CHIUNQUE a inoltrare le proprie proposte. Piovono cosi’ centinaia o a volte migliaia di idee, ma solo quella vincitrice viene pagata.. e non sempre e’ garantito. Davvero!

Ho provato qui di seguito a delineare i pro e contro, per i clienti e per i creativi, causati da questa situazione:

beneficixclienti

BENEFICI per i clienti

1. Costi minori e maggior scelta:
“wow, con 500 euro posso avere 200 diverse foto tra cui scegliere la mia copertina!”. Di sicuro sembra una prospettiva attraente. Lo e’ veramente?

negativixiclienti

ASPETTI NEGATIVI per i clienti:

1. Rischio di plagio: questa e’ una delle ragioni piu’ importanti per evitare questo tipo di competitions: i design, le idee, sono copiati di sana pianta da altre fonti. Ci sono stati numerosi, numerosi, numerosi report di plagio, specialmente nel settore dell’immagine coordinata. Inutile sottolineare che per chi si ritrovi ad acquistare ed adottare una idea plagiata si rischia di incappare in problemi legali ed oltre a cio’ pare che alcuini “designers” seguano questa pratica con l’intento di far causa all’azienda poco piu’ in la…

2. Idee non originali: creare qualcosa di unico costa tempo e fatica. per partecipare a tanti concorsi spesso una idea viene proposta in piu’ contest, sperando che la cosa passi inosservata. E’ una mina vagante che puo’ esplodere mesi dopo e anche in questo caso sono stati riportati numerosi casi.

3. Nessuna protezione: non ci sono contratti a legare cliente e designer durante il free pitching: quali sono i termini e condizioni? chi detiene il copyright? Ci sono restrizioni all’uso del materiale prodotto? Senza parlare dell’impossibilita’ di divulgare ai designers informazioni confidenziali tramite un contratto di non divulgazione, cosa che impedisce di generare idee piu’ direttamente aderenti ai bisogni del cliente.

4. Idee e design di qualita’ inferiore: Anche se a volte all’interno di questi contest si trovano rare perle di abilita’ tecnica e gusto estetico, la maggior parte dei partecipanti non ha la minima idea di quali siano le fondamenta di un buon design ne’ del processo produttivo industriale attraverso il quale questo dovra’ passare (trovare una buona idea diventa una questione di fortuna n.d.t.);

5. Nessuna ricerca e sviluppo: Molti buoni designer hanno dei questionari da far compilare ai clienti in modo da assicurarsi che la proposta finale riflettera’ quanto piu’ possibile i bisogni del business e del target, cosa che non avviene nei contest. (O spendono un bel po’ di tempo a parlare con il cliente per sviscerare a fondo le sue necessita’ e i suoi desideri, n.d.t.)
Date un’occhiata alla mia pagina di design brief o al mio questionario per i logo.
Senza questi insostituibili strumenti, un creativo sta soltanto producendo un DECORO, non sta risolvendo un bisogno comunicativo del cliente.

6. Poca o nessuna possibilita’ di revisione: le revisioni sono pressoche’ assenti ai contest. Certo, il vincitore potrebbe essere assunto per eseguire delle modifiche alla sua proposta vincente, ma in una vera relazione con il cliente la comunicazione sarebbe costante: il lavoro finale sarebbe quindi il risultato di una sinergia anziche’ di un “tirare a indovinare”.. il che ci porta al prossimo punto:

7. Tempo impiegato improduttivamente: i siti di free pitching si moltiplicano, cosi’ come i partecipanti. Produrre un’idea per un contest richiede tempo, ma su migliaia di proposte solo una viene scelta: moltiplicate il tutto e otterrete migliaia e migliaia di ore di lavoro che non generano retribuzione. Che effetto ha questo sulla vita delle persone, sulle loro abitudini e sulla loro capacita’ di spendere, magari acquistando i beni di quella stessa marca di scarpe per la quale hanno lavorato gratis?
trovate qui, qui e qui altri riferimenti in merito.

8. Il cliente probabilmente non e’ un professionista. Uno dei motivi per cui si ingaggia un professionista e’ la sua capacita si di saper generare qualcosa di visualmente accattivante, ma anche per le competenze che si suppone abbia per saper correttamente declinare quell’idea attraverso i vari media, per la conoscenza dei processi di stampa o di produzione video, per la capacita’ di poter comunicare con questi ambienti in maniera tecnicamente competente.
Un cliente professionista questo lo sa e difficilmente correrebbe il rischio di affidarsi a qualcuno che non abbia gia’ di mostrato di possedere tali qualita’… a meno che non stia con l’acqua alla gola.. il che non e’ una grossa garanzia della possibilita’ di essere pagati per il lavoro svolto.

9. Non etico ed immorale: probabilmente questo non suona direttamente come un contro per il cliente, ma di sicuro questo e’ un difetto di questi contest. Il fatto che ci sia solo un vincitore e che il resto delle proposte non ottenga neanche un rimborso spese per il tempo impiegato toglie dignita’ all’idea stessa di lavoro. Alcuni sollevano anche che ci possano essere considerazioni legali in merito da tenere in considerazione.

10. Poca comunicazione e sinergia nel processo creativo: quando un cliente lavora con un professionista della creativita’ collabora con lui attraverso tutto il processo al fine di raggiungere il miglior risultato possibile: dal concept iniziale, alle variazioni, allo sviluppo finale. Niente di tutto cio’ nei contest, per non parlare del supporto al cliente durante e dopo il processo.

11. Relazione negativa basata sulla mancanza di fiducia: se uno o piu’ clienti chiedono a uno piu’ designers di cimentarsi in questo modo, stanno immediatamente stabilendo una relazione negativa: non c’e’ contatto diretto e si parte dal presupposto che la maggior parte dei lavori che ricevero’ saranno non validi, quindi meglio puntare sulla quantita’ che sulla qualita’.

Trovate qui un’altro articolo che riporta un’altra lista di motivi per cui il free pitching e’ controproducente.

beneficixdesigner

BENEFICI per i DESIGNERS nel free pitching

chi e’ a favore di questa pratica in genere sottolinea questi punti a favore:

1. accessibilta’ a livello mondiale e condizioni di partecipazione paritarie
2. possibilita’ di scegliere per chi o cosa lavorare
3. occasione per fare esperienza
4. occasione per costruire un portfolio
5. occasione di fare soldi
6. occasione per accedere ad altre chances lavorative
7. occasione per fare contatti

In molti casi pero’, tutte queste occasioni sono gia’ alla vostra portata, senza bisogno di rivolgersi al free pitching:

Se un creativo vuole costruire il proprio portfolio e fare tutto o molto di quanto riportato sopra, puo’ rivolgersi alle associazioni no-profit della sua zona o direttamente alle aziende, e offrire il proprio lavoro gratuitamente. Non ci sara’ guadagno comunque ma di sicuro c’e’ la possibilita’ di costruire una buona relazione lavorativa con il cliente e magari accedere conseguentemente a lavori retribuiti. Di sicuro portera’ alla creazione di un prodotto reale e non speculativo e di conseguenza non potra’ dirsi una totale perdita di tempo, anche se non retribuita.

negativixdesigner

ASPETTI NEGATIVI per i DESIGNERS

Oltre ai punti negativi delineati sopra, ce ne sono altri per i quali i designers non dovrebbero prestarsi al free pitching:

1. svaluta la professione
2. molto lavoro con poca o nessuna retribuzione
3. nessuna protezione legale o copyright
4. le idee vincenti sono scelte puramente sulla base dei gusti personali del cliente
5. poca o nessuna interazione con il cliente
6. assorbe molto tempo

ecco un’altro punto di vista sull’argomento.

areagrigia

AREA GRIGIA: volontariato e lavori pro bono.

Il volontariato potrebbe essere considerata un’area grigia in questo settore: Jennifer Bender dell’AIGA (American Institute of Graphic Arts) ha risposto in merito a questa questione, parlando dell’uso di lavoro volontario da parte degli studenti:

<<L’AIGA lavora con desigeners e firme per creare materiale promozionali come posters, programmi evento, siti web e altro. La policy e’ sempre quella di provvedere ad un onorario per il lavoro svolto. Anche se le retribuzioni non sono a livello di mercato, l’associazione riconosce che ogni proposta speculativa dovrebbe essere retribuita. La differenza tra cio’ ed il lavoro speculativo e’ che i nostri volontari non sono tenuti a svolgere lavoro prima che sia stipulato un contratto….i designers in genere inviano il loro portfolio e possono prendere visione delle linee guida di progetto e di conseguenza accettare o rifiutare il progetto, ed in seguito a questo viene stipulato un regolare contratto.>>>

Il punto di vista di alcune associazioni di categoria:

Estratto dal codice di condotta etico dell’AGDA (Australian Graphic Design Association):

4.1 Trattamento economico predatorio (free pitching): L’AGDA scoraggia i sui membri dal praticare tariffe professionali predatorie come ad esempio il free pitching o altre forme tariffarie che siano al di sotto del punto di pareggio. I membri devono sapere che tali pratiche danneggiano la concretezza e le fondamenta economiche della propria professione.

e continua:

6.2 Free pitching: l’AGDA e’ inequivocabilmente contraria alla ingiusta manipolazione dei graphic designers avente lo scopo di ottenere lavoro non retribuito (free pitching): pratiche clientelari che danneggiano i membri dell’associazione sono quelle che danno merito a progetti sulla base dell’accettazione da parte del partecipante di sottomettere alla valutazione lavori non retribuiti.

Anche l’AIGA ha una posizione ferma sul free pitching:

<<L’AIGA ritiene che il lavoro speculativo compromette fortemente la qualita’ dei lavori a cui il cliente ha diritto e soprattutto viola una tacita regola etica con solide basi nella storia della professione comunicativa. L’AIGA scoraggia fortemente la richiesta di lavori richiesti su base speculativa e come prerequisito per l’accettazione di progetti.>>>

L’attuale presediente dell’AIGA, Debbie Millman, ha espresso la sua opinione in materia:

<<Sono personalmente, vigorosamente e fondamentalmente CONTRO la pratica di richiedere ai designers lavoro speculativo. L’ho gia’ detto prima e lo ripeto ora: il lavoro speculativo danneggia sia le agenzie che i creativi che vi partecipano. Se regaliamo il nostro lavoro, regaliamo la nostra competenza, ben piu’ che semplicemente il nostro tempo. Regaliamo le nostre anime.>>>

Le opinioni degli altri:

In molti hanno gia’ scritto in materia, incluso me stesso nell’articolo “Perche’ un logo non costa 5$” e “Come non disegnare un logo“.. qui di seguito trovate i link ad altre opinioni sull’argomento:

Andrew Hyde

“E’ una falla etica per entrambe le parti”

Spec Work Is Evil / Why I Hate CrowdSpring
Spec Work Is a Ponzi Scheme
Spec Work Panel at SXSW

• aggiornamento del 13/08/2009: un sito, Winwithoutpitching, dedicato a come far crescere la propria attivita’ senza ricorrere al free pitching;

Steve da Logo Factory:

<<(in tono sarcastico): considerate che il fatto di non guadagnare nulla dopo aver partecipato a dozzine di concorsi mette i designers nella condizione di provare con piu’ impegno. Il che vuol dire che potranno migliorare nella loro pratica. E parteciperanno a piu’ concorsi, che non vinceranno. Il che dara’ loro piu’ visibilita e commenti. Sostanzialmente, non pagando i designers, li aiutate a migliorare: per quanto possa sembrare paradossale, pagandoli, li rendete pigri.>>

Why you should crowdsource your next logo design
Design Contests – The Battle Continues
Are logo design contests even legal?

Graphic Push:

<<E’ una pratica che insulta tutto cio’ di cui e’ fatto il mondo del graphic design e i professionisti che vi lavorano duramente e che producono le loro entrate costruendo relazioni a lungo termine con i clienti, sviluppando portfolio vari e minuziosi e che costantemente mettono sangue, sudore e lacrime in quello che fanno>>.>.

David Airey
Logo design contests are bad for business
The reality of logo design contests

Jeff Fisher
When a “contest” is not a contest

GB Studio
Why We Don’t Do Spec Work

La mia opinione:

Ovviamente, come si e’ ormai chiaramente intuito, io sono dalla parte di quelli che ritengono che “il free pitching e’ il male”, anche se non sono contrario al 100%.. diciamo al 99%! Lo spec work non e’ adatto a tutti i designers (specialmente per ragioni di economia di scala) e tutte le situazioni anche se chiaramente vi e’ uno spazio per esso sul mercato.. il che non lo rende necessariamente “giusto” o “etico”.

Non credo che i siti di concorsi di design siano il futuro del graphic design ma tuttavia ritengo che questa pratica nel lungo termine sara’ deleteria per il settore, sminuendo sia il design che i designers come categoria ( e rendendo il mondo un posto popolato da cose piu’ brutte). Detto cio’ credo tuttavia che il free pitching non scomparira’ , infatti i siti di questo genere stanno gia’ implementando sei “servizi corporate” a servizio degli studi piu’ grandi, con lo scopo di metterli in contatto con le grandi agenzie.

La mia opinione e’ di NON SUPPORTARE lo spec work e incoraggio chiunque condivida il mio punto di vista a diffondere questo articolo.

Qual’e’ la vostra opinione?
Avete pro o contro da aggiungere alla discussione? Avete esperienze dirette da riportare? Avete cambiato opinione dopo aver letto questo articolo? Fatecelo sapere!
Ho aperto un sondaggio su Twitter, date il vostro voto ed esprimete la vostra opinione!

Bibliografia:

Questo articolo e’ stato creato in diverse settimane di ricerca e lettura. Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato alla creazione di questo post. Qui di seguito trovate i link agli articoli di riferimento utilizzati per questo scritto:

• The Spec Work Design Debate at SXSW: Is Spec Work Evil?
• Is Spec Work Evil? The Online Creative Community – SXSWi 2009
• What is spec?
• Is Spec Work Evil?
• Spec Work Panel at SXSW
• Why you should crowdsource your logo
• Why logo design contests do not work
• Spec Work Is Evil and Why I Hate Crowdspring
• Design Contests – The battle continues
• The Fine Line Between Laziness and Crowdsourcing
• Just Say No To Spec Work
• How NOT To Design A Logo
• The Real Problem With Design Contests
• Spec Work VS Pro Bono
• Designers: Why Spec Work Is Not Going Away –How You Should Respond
• Do you do spec work?
• The Great Spec Work Debate
• We’re Still Debating About Graphic Designers Doing Spec Work, But Why?
• It’s OK To Be Grey
• AIGA’s Position On Spec Work
• Spec work is evil and unethical… no way!
• Insults! Fistfights! Finally a panel debate that smoked! (SXSW day 3)
• Spec Work Analysis: Here To Stay –But Not For Everyone
• SXSW – Is Spec Work Evil?
• Ten Reasons Against Spec Work
• President of AIGA, Debbie Millman Against Spec Work
• Spec Work and Crowdsourcing: Gambles that Don’t Pay Off
• Interview with SpecWatch: The Naked Truth of Spec
• 16 steps brief points on free pitching
• 99 Designs, The Evil That Changed Names

© This article is copyright of Just Creative Design

Traduzione e adattamento a cura di FAbio Meschini, clockwork-pictures.com

guest blogger

Fabio Meschini

Romano, classe 1972, laureato in Architettura ma diventato costruttore di immagini, rimbalzo continuamente tra l’innato amore per il mezzo fotografico e la necessita’ di di andare oltre il reale per mezzo della grafica e dell’illustrazione.
www.clockwork-pictures.com

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  • http://friendfeed.com/mackley Mackley ?

    in effetti il lavoro speculativo è una cosa molto negativa, bisognerebbe educare i clienti a non abusarne !

    This comment was originally posted on FriendFeed

  • http://www.alessandrogiammaria.com Alessandro Giammaria

    Ottimo articolo con molteplici spunti, credo che questo tipo di approccio al lavoro possa essere utile per i creativi che devono farsi le ossa, poi tende ad essere svilente sia da un punto di vista professionale che economico.

    Alessandro

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