
Jose Manuel Gelpi @ Fotolia.com
Immagino che, come me, anche qualcuno di voi si sia visto recapitare su Facebook la notifica di richiesta di amicizia dalla propria madre (o dal proprio padre).
Come comportarsi in questi casi? Accettare l’amicizia e sperare che la propria madre non pubblichi foto imbarazzanti di noi a 2anni? Oppure far finta di niente e sorbirci poi recriminazioni a ogni pranzo in famiglia riguardo alla mancata approvazione?
Nel caso accettiate la richiesta di amicizia, questo decalogo di regole di comportamento (da stampare e attaccare vicino al computer del vostro genitore) potrebbe fare al caso vostro.
- Vietatissimo postare foto d’infanzia con chiappe al vento e frasi su quanto fossimo in carne, non come adesso che mangiamo male.
- La foto dell’avatar… Percaritàdiddio. Hai, di base, almeno 50anni. Evitiamo immagini da bimbominkia (già che ci siamo, evitiamo anche scritte da bimbominkia).
- Severamente vietato pubblicare in bacheca risultati di test tipo “che posizione del kamasutra sei?”. In quanto genitore sei asessuato, ricordatelo.
- Niente commenti all’interno di discussioni tra amici. Le nostre conversazioni, anche se pubbliche, sono private. Non metteteci in imbarazzo.
- Evitare citazioni e frasi fatte su felicità, amicizie, rapporto di coppia, gioia di vivere e in generale le frasi di F. de La Rochefoucauld.
- Niente messaggi sulla bacheca del proprio figlio su orli di pantalone sistemati e mutande ricucite da passare a prendere. Per queste cose esistono i messaggi privati o gli sms.
- Come nel mondo 1.0 è severamente sconsigliato contattare gli amici del proprio figlio per sapere dove sono e cosa fanno.
- Niente messaggi sulla pagina facebook del partner del figlio, soprattutto se versano su l’aumento della frequenza di visite/telefonate.
- È vietato l’invio di catene di Sant’Antonio, foto di cuccioli, frasi affibbiate a Neruda e test auguranti sfighe in caso di non reinoltro.
- Niente inviti a giochi vari. Ho un cucciolo vero, non mi interesso di agricoltura e come guerre di mafia mi bastano quelle di quartiere.
P.S. (lo stesso decalogo può valere per qualsiasi tipologia di parentame)
N.B. (naturalmente non vi è alcun riferimento reale alla famiglia dell’autrice)



















