Come una nuvola che cambia rapidamente, tentare di affrontare le mutazioni del variopinto universo della comunicazione, può avere diverse sfaccettature.

Al Forum della Comunicazione di Roma manager, giornalisti e imprenditori hanno dato luogo a discorsi, prevalentemente a senso unico, in cui, chi più chi meno, ha promosso le proprie manovre aziendali inserendole in autorevoli scenari innovativi.
Le aziende sembra abbiano colto la potenzialità di business che i social network e gli strumenti partecipativi della cultura digitale mettono a disposizione nel nuovo modo di comunicare coi clienti.
Pagine Facebook aziendali, twitt promozionali, CEO blog, con la loro possibilità di selezionare le informazioni nella marea di notizie che circolano sul web assumeranno sempre più il ruolo di motori di ricerca.
Il rapporto di fiducia tra aziende e clienti/consumatori attivi si sta delineando attraverso il passaparola e il buzz, e le campagne di advertising on line a creazione partecipativa ne sono la testimonianza.
Lentamente anche alcune istituzioni stanno abbracciando la politica del contatto diretto col cittadino, come il caso della Polizia di Stato che ha attivato su Facebook il profilo dell’Agente Lisa con l’obiettivo importante di riflettere sulla distanza che c’è tra la sicurezza percepita dal cittadino e quella reale esistente nel Paese.
Anche la Commissione Europea ha presentato il suo progetto interattivo, Europa 2020, per preparare l’Europa all’innovazione e alla crescita sostenibile e partecipativa.
In questo salotto un po’ cattedratico e “polveroso” dove si parla di interazione senza fare interazione, si è trovato lo spazio per parlare anche di responsabilità sociale e sviluppo sostenibile.
Sono stati infatti presentati strategie di produzioni a impatto zero, disegni aziendali rivolti a politiche sociali ed ecocompatibili, come a d esempio la ristrutturazione della Stazione Termini di Roma e la nascita dell’Help Center per senza tetto, immigrati e chiunque abbia bisogno di supporto e orientamento.
La politica invece sembra sempre più incapace di stare al passo con le rivoluzioni dell’era digitale.
Ci sono però casi isolati come quello della Regione Puglia che ha stimolato la partecipazione attiva dei cittadini allo sviluppo del territorio realizzando programmi di crescita per diversi settori, incentivando formazione, start up e riqualificazioni territoriali contribuendo alla nascita di vere e proprie comunità di settore.
Questo spiega anche come un governatore come Nichi Vendola, non particolarmente amato dalle oligarchie di partito, riesca a costruirsi una reputation di etica e fiducia sostenuta dal basso.
La distanza tra i nuovi scenari della comunicazione e i vecchi paradigmi della politica e delle istituzioni è ancora ampia e difficile da colmare. Una lunga lotta contro il mantenimento dei privilegi dello status quo è in corso.
E il web ne è protagonista attivo.
La Rete continua a essere vissuta come uno spazio caotico e indisciplinato di contenuti la cui verifica viene disposta non come equivalenza di trasparenza, ma come forma di controllo e, in casi estremi come il nostro Paese, di tentativi di censura.
Oggi in Italia, e questo è emerso chiaramente, si ritiene che l’informazione di qualità provenga solo dai giornalisti che garantiscono notizie attendibili e controllate.
Forse la Rete stessa non ha ancora trovato un suo linguaggio credibile e fidato ed è costretta ancora a fare la voce grossa confondendosi nella lotta piuttosto che distinguendosi nel confronto.
Ma come si può farlo in un paese refrattario all’innovazione e ostile al cambiamento?
E in una sala schermatissima e priva di ogni possibilità di connessione, un’inedita Tag Cloud live ritrasmetteva in loop sempre i soliti pochi tweet della sala stampa dell’Auditorium, privilegiata dall’accesso alla rete.
Previa iscrizione alla rete wifi della provincia!
Questo è il ritratto del paese reale con il quale dobbiamo confrontarci tutti i giorni e verso il quale abbiamo il dovere di raccontarne le sue sfaccettature fino a quando avremo gli strumenti per poterlo fare.


















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