In questi ultimi mesi ho visto, un maggiore interesse rivolto verso l’uso dei Social Network da parte della Politica Italiana, e conseguentemente dal mondo dei Social Media verso i politici che ne fanno uso.
Alcuni esempi sono il “Manuale di comunicazione politica in rete” scritto da Stefano Epifani, Alessio Jacona, Roberto Lippi e Magda Paolillo, e i corsi di specializzazione in “Politica 2.0″ come quello di Ninja Academy, la scuola del marketing non-convenzionale.
A ridosso delle ultime Amministrative, mi sono ritrovata a leggere le “considerazioni sparse” pre-voto di Stefano Epifani nell’infografica Amministrative 2011: Che succederebbe se i Like di Facebook fossero voti? e le riflessioni successive di Giovanni Boccia Artieri Se i like diventano voti, un’altra analisi del voto su Apogeonline.
Non mi ritengo un’esperta né di Politica né di Social Network, ma osservo attentamente tutto ciò che a a che fare con la comunicazione, e l’analisi e lo studio della stessa: l’impressione che ne ho avuto, rispetto alle riflessioni riportate sopra, è che si sia data troppa evidenza ai Social Network rispetto al mainstream.
No, la mia non è una provocazione gratuita; e si, lo so che Obama ha fatto scuola.
Ma cercando di essere obiettivi: comprendo l’utilità nell‘utilizzo degli utenti dei SN come campione esemplificativo per il lancio di prodotti specifici, o riqualificazione di brand, che hanno come target finale la fetta di popolazione italiana “informatizzata”.
Ma qui si parla di Politica, e non di un prodotto (anche se in Italia, con grande furbizia, si è riusciti a trasformare campagne politiche e sociali in grandissimi spot autopromozionali): il target finale è il più difficile da gestire, è l’intera popolazione italiana dai 18 anni in su. Calcolando che l’alfabetizzazione informatica in Italia è poco meno del 50% della popolazione; il 65% delle persone che usano Internet in Italia sono iscritte a Facebook, e di questi circa il 20% sono sotto i 18 anni (fonte Osservatorio Facebook | Vincos Blog), mi chiedo quanto siano attendibili queste valutazioni, dato che dal target eterogeneo iniziale si è finiti a isolare i soliti numeri.
L’attendibilità di queste analisi diventa quasi quanto quella degli exit-poll.
Forse mi manca ancora qualche dettaglio che non ho colto, qualche cifra, qualche riflessione: ma troppo spesso noto che non ci si vuole arrendere all’evidenza che il mainstream (o i media generalisti) ancora resiste e ha una maggiore influenza di tutti gli altri canali di comunicazione messi insieme.
Si, lo so che Facebook, Twitter e affini sono stati in grado di smuovere le masse, come per la Rivoluzione del Gelsomino. Ma in quel caso c’era un background diverso e motivazioni molto più forti. Vorrei solo, con cifre alla mano, evidenziare come il campione di riferimento italiano “sul web” sia estremamente esiguo e troppo spesso quasi “elitario”.
Perché non si riesce a guardare più la comunicazione nella sua globalità?
Chi è in grado di riportarmi le stesse analisi e considerazioni su un panorama più ampio, prendendo in considerazione tutti i canali di comunicazione, non solo quelli con un feedback evidente come Facebook? Lo so che sono dati più difficili da recuperare, ma l’analisi sarebbe più obiettiva e globale, non all’interno del solito giardino chiuso.
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