
Inutile girarci intorno. Mettere apposto il proprio portfolio è una seccatura e se poi lo dobbiamo pure mettere online e fare un sito e aggiornarlo la cosa comincia a diventare improponibile.
Certo che è importante. Che siate aspiranti creativi digitali alle prime armi o navigati professionisti il portfolio resta il requisito numero uno in base al quale un possibile cliente vi affida o meno un lavoro, lo sappiamo tutti no?
E dire che ci sono blog come Smashing Magazine, che scrivono di continuo articoli su come realizzare il portfolio più bello dell’universo, quali sono le regole da seguire (che poi non si capisce perché a volte si contraddicono tra di loro), ci fanno vedere i 4253 migliori siti portfolio dell’ora di pranzo, o blog come Freelanceswitch che l’anno scorso ha pure pubblicato un libro su come fare un sito per diventare un “freelance-rockstar”, o come tanti altri ancora, tutti molto interessanti, tutti fatti molto bene solo che poi quando bisogna metterli in pratica questi consigli cominciano i problemi.
Se uno non si è bloccato all’inizio, in genere si blocca in questa fase.
Un catalogo di lavori online dovrebbe trasmettere la passione per il lavoro che si fa, la passione per la grafica, il design e il web design, dovrebbe includere progetti personali e sperimentali, a volte anche progetti in progress, ma poi apri Photoshop, cerchi nella cartella lavori (la mia si chiama da sempre web1, non chiedetemi perché) e ti sembra che tutto sia in progress e capire qual è la versione finale del lavoro che devi miniaturizzare in jpg diventa più complicato che fare un’illustrazione in pixel art.
Se riusciamo a superare anche questo scoglio il passo successivo è mettere online le jpg.
Bisogna quindi decidere come metterlo online, se realizzare tutto da zero o affidarsi alle tante possibilità che il web ci offre per mettere in mostra le nostre opere senza dover reinventare la ruota.
Scartando la prima ipotesi, per il momento, analizziamo la seconda e vediamo alcune di queste possibilità.
1. WordPress
WordPress è wordpress. La più celebrata, usata, amata piattaforma blog. E se c’è ancora qualcuno che sta leggendo che non lo conosce diciamogli subito che con WordPress non fai solo un blog, con Worpdpress puoi farci anche il caffè.
La rete è piena di articoli e tutorial che ci spiegano come utilizzare WordPress per il proprio portfolio.
Smashing Magazine ci ha fatto un bell’articolo tempo fa che consiglio di vedere.
Fondamentale però, per personalizzare la grafica dei template, è la conoscenza dell’html e dei css o di un web designer compiacente.
2. Indexhibit
Indexhibit è un wordpress semplificato, è una piattaforma opensource nata per fare una sola cosa: mettere un portfolio online.
Con uno spazio web lo configurate e installate in pochi passaggi.
Nella sezione participants ci sono i link ai siti degli utenti lo utilizzano.
Anche in questo caso, per personalizzare la grafica dei template, si richiede la conoscenza dell’html e dei css o di un web designer compiacente.
3. Cargo
Cargo è la naturale evoluzione di Indexhibit.
Probabilmente la piattaforma più cool del momento.
Parte del successo di Cargo è dovuto anche al fatto che molti designer affermati e conosciuti l’hanno scelto come sistema di gestione per il loro portfolio ricordandoci che il concetto di opinion leader è sempre valido.
Cargo sta per terminare la sua fase di beta, durata quasi un anno, dal 15 gennaio diventa a pagamento e per avere un account sarà ancora necessario possedere un invito o richiederlo ai curatori.
Per Cargo forse potete anche sapere poco di html e css ma se avete un amico che è web designer e che è compiacente meglio.
4. Behance Network
Behance Network è una community e come Cargo è frequentata dalla meglio gioventù di grafici, designer, illustratori di tutto il mondo e in poco tempo è diventata molto popolare.
Per accedere bisogna richiedere un invito e dimostrare in qualche modo di essere un creativo digitale.
Il team di Behance seleziona poi i migliori lavori e gli da ancora più visibiltà nel loro progetto collaterale The Served diviso per Fashion: Industrial Design, Motion, Photography, Typography.
5. Flickr
Flickr? Essì, Flickr, quello la. Flickr è il sistema di condivisione di foto più diffuso e più utilizzato, ok ci trovi le foto del pranzo di Natale e della scampagnata a Roccaraso, ma ci sono anche fior fiore di professionisti.
Associato a un altro sito o ad un account tipo behance è ancora un’ottima vetrina. Proprio da flickr, qualche anno fa, fu individuato il fotografo dei wallpaper di Vista.
E sempre da Flickr qualche anno fa Getty Images ha ingaggiato e messo sulla propria banca d’immagine giovani fotografi.
6. Tumblr – Posterous

Tumblr e Posterous, simili tra loro, sono due servizi di mini-blogging e anche se ad Andrea (l’autore del post “A me non piace Tumblr”) non piace il primo (sul secondo però non ci ha ancora detto niente) entrambi potrebbero essere utilizzati come portfolio.
Anche in questo caso online si trovano molti articoli sull’argomento.
Tumblr: hasaportfolio.com, portfolios.tumblr.com, pixelspread.com
Posterous: marianklein.com
Su Mashable troviamo un confronto tra le due piattaforme.
Se sapete poco di html e css e se dopo averlo chiamato per wordpress e per indexhibit avete ancora un web designer amico e compiacente nei vostri contatti dovrete richiamarlo.
7. Coroflot e Carbonmade
Coroflot e Carbonmade sono altre due community che permettono in pochi click di creare il proprio portfolio. L’accesso è libero e ospitano un alto numero di portfolio, entrambi sono aperti a tutti.
Su Coroflot si da ampio spazio alle offerte di lavoro e se si vive in Usa o si vuole andare a vivere in Usa è uno dei posti migliori dove cercare.


























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