Lilly

One picture saves: quando la “confezione” salva il contenuto

24 marzo 2014 | di
in Comunicazione, Sociale ed etico | 1 Commento

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No, stavolta non parliamo di biscotti né di detersivi ma… di esseri viventi. Per l’esattezza di animali accolti nei canili e nei rifugi, per i motivi più disparati. E che per la loro comunicazione con l’esterno hanno solo volontari e volontarie, qualche foto e brevi appelli su internet; pochi istanti per decidere chi esce e chi resta dentro. In fin dei conti, dal punto di vista della mera comunicazione (tralasciando quindi le questioni etiche e morali), si tratta in tutti i casi di vendere un prodotto.

E ogni buon comunicatore sa che per vendere un prodotto serve, al di là della qualità dello stesso, un buon packaging/grafica, accattivante e funzionale, un buon claim, sintetico e preciso, e un buon testo, che spieghi perché quel prodotto è diverso e più adatto al proprio acquirente (non migliore, più adatto!).

Vi sarà capitato, almeno un paio di volte, girando sui social network principali di incappare in qualche foto di animali in cerca di adozioni (FB è uno dei canali più sfruttati per gli appelli di adozione attualmente); purtroppo sovente le volontarie non hanno nessun senso né della comunicazione né della minima netiquette, ed è un florilegio di scritte in maiuscolo, punti esclamativi, vocali ripetute, immagini strazianti, come se questo potesse attirare l’attenzione in positivo.

Lilly

One picture saves a life parte proprio da questo semplice fatto: quell’unica foto, quell’unico messaggio, sono la sola possibilità di avere un biglietto vincente nella lotteria delle adozioni. E allora bisogna che sia la migliore presentazione possibile, che possa mostrare la vera essenza dell’animale da adottare; e questo si raggiunge con una immagine ben congegnata e un testo ben scritto. Chi partecipa al progetto si occupa di fornire ai rifugi (canili e gattili) supporto per poter scattare foto e scrivere i testi in modo che possano “funzionare” sotto il profilo della comunicazione.

Cosa vuole sapere il target (chi vuole adottare un animale)? Età, sesso, stato di salute generale, carattere, compatibilità con il proprio stile di vita/bambini/altri animali. Ed è questo che bisogna mettere al centro, ovviamente dopo aver catturato l’attenzione con un’immagine ad hoc. Come creare insomma questa “confezione” speciale?

  1. Foto con animali messi a loro agio, attendendo il tempo che serve per cogliere lo scatto giusto, scatti frontali in condizioni ambientali favorevoli. Niente gabbie, buona illuminazione, pose allegre e accattivanti.
  2. Testi schietti o ironici, comunque precisi, chiari e lineari, senza iperaggettivazione, senza facili pietismi né millantate urgenze.
  3. Stile personale, particolare e specifico per ogni animale/associazione/volontario.

carta_identita_biondo-copylow

[carta d'identità da Secondazampa]

Ecco un paio di esempi nostrani su cosa fare e cosa NON fare. Sarebbe bello che fotografi e comunicatori italiani, magari quelli con passione animalista, dedicassero qualche ora del loro tempo a progetti simili, per insegnare ai volontari come comunicare efficacemente e contemporaneamente dare una seconda opportunità a questi animali in attesa.

quasi alf

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    Bellissimo articolo che prontamente condivido.Non fa una piega….la comunicazione deve essere di tutti…..

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