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Ve lo ricordate quando Internet era roba da sfigati?

12 gennaio 2013 | di
in Focus, Nuovi Media | 2 Commenti

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Vista la tendenza alla disaggregazione e allo sradicamento delle istituzioni contemporanee, le comunità virtuali possono essere intese come luoghi alternativi di produzione di senso, nonché veicolo di nuove aggregazioni sociali. Potrebbero quindi presto costruire un’efficace risposta al diffuso bisogno di socialità. E’ infatti dimostrato come le relazioni sociali che si sviluppano on line, piuttosto che sostituire quelle tradizionali, rappresentano una vigorosa forza propulsiva anche per la socialità off line: i membri delle comunità virtuali hanno un numero maggiore di amici e conoscenti, viaggiano di più, e spesso finiscono per incontrarsi anche “faccia a faccia” o tenersi in contatto tramite mezzi di comunicazione tradizionali, come il telefono.

Patrizia Luperi, Biblioteche universitarie ed e-learning
Felici editore, 2011

Alcune delle mie migliori amiche le ho conosciute tramite Internet. Era il 2005. All’epoca, però, guai a pronunciare la parola Internet, perché l’immagine che compariva davanti agli occhi dell’altro era di te seduto davanti al PC (perché i Mac erano ancora rari) giorno e notte, 7 giorni su 7, con gli occhiali e il pigiama e soprattutto senza amici. Chi ha partecipato ad almeno un raduno organizzato dagli utenti di un forum ha temuto la seguente conversazione:

  • Dove vai?
  • A trovare degli amici.
  • Dove?
  • A *inserirenomedicittà*
  • E come li hai conosciuti?
  • A quel punto si era davanti a un bivio: raccontare una bugia (“Si tratta di un mio vecchio amico che si è trasferito”) o ammettere la verità con lo stesso entusiasmo con cui un imputato sicuro del verdetto di colpevolezza va in tribunale, consci dello sguardo che si stava per ricevere.

Erano gli anni in cui nessuno voleva essere chiamato nerd perché era un’offesa: la versione politicamente corretta definiva i nerd come persone, generalmente adolescenti, con una forte propensione alla ricerca intellettuale e poca predisposizione a socializzare; la versione riveduta e (non politicamente) corretta li definiva sfigati col gilet, gli occhiali e i mocassini.

Per alcuni anni, i forum sono stati visti come qualcosa da nerd, un luogo in cui questi interagivano con altre persone (altri nerd) in un modo in cui non erano in grado di fare nella vita quotidiana, in totale libertà senza sentirsi incompresi.

La mia esperienza con i forum è iniziata quando cercavo anticipazioni su un telefilm di cui era stata interrotta la programmazione in tv: prima ho letto quello che mi interessava, poi piano piano ho cominciato a dare un’occhiata anche alle altre sezioni e alla fine, nel febbraio 2005, quasi otto anni fa, mi sono iscritta e ho cominciato a dire la mia.

Nel mio caso si trattava di un forum sui telefilm, ma chi li ha frequentati saprà che ne esistevano per ogni tema: telefilm, musica, manga, libri, cinema ecc. ecc., fino ad arrivare a quelli più grandi che ne racchiudevano più di uno. Il motivo per cui uno si iscriveva era comunque sempre quello: essere aggiornato su quel tema e per confrontarsi con altri appassionati, prima davanti a uno schermo e poi, se capitava l’occasione e c’era la voglia, anche faccia a faccia, confermando quanto asserito dalla citazione iniziale che le comunità virtuali creano intorno a loro un giro di incontri che, chi non ne ha mai fatto parte, non può nemmeno immaginare.

Poi un giorno è arrivato un ragazzo occhialuto che girava sempre in ciabatte e ha cambiato tutto: un indirizzo di posta elettronica, una password, una foto del profilo e via, Internet era diventato roba da fighi! Da allora non avere un collegamento a Internet significa essere tagliati fuori da molti discorsi, non essere iscritti a Facebook è un concetto impensabile anche per chi non ha l’età minima necessaria e un numero impressionante di conversazioni inizia con “Ho letto su Facebook che…”, per proseguire con un pettegolezzo.

Internet è diventato sinonimo di socializzazione e di condivisione e gli sfigati sono diventati quelli che il profilo Facebook ce l’hanno, ma tutti i loro aggiornamenti si possono visualizzare senza neanche bisogno di scrollare la pagina. E nerd è diventato una categoria a cui essere fieri da appartenere, basta avere un paio di occhiali da vista con montatura scura ed extralarge (non necessariamente graduati).

Oggi tutti dicono di essere nerd, anche chi non lo è.

A seguire, poi, ci sono i geek.

Quando ho cominciato a scrivere questo articolo, ho chiesto ai miei follower di Twitter se si definissero più nerd o più geek e ho scoperto che tra i due termini si fa molta confusione; la differenza è sottile e sta soprattutto  nel tipo di passione che la persona ha sviluppato, che è accademica per i nerd (storia, scienza) e di nicchia per i geek (programmazione, videogiochi e tecnologia in generale) oltre che più approfondita. E si dice che solo i nerd siano inetti socialmente, al contrario dei geek che pare invece abbiano una grande capacità autoironica che dimostrano indossando magliette e gadget con riferimenti al loro status.

Quello che hanno in comune entrambi, comunque, è la passione per i social network: ci si collega a Internet per condividere pensieri e foto con gli amici, per far vedere quanto siamo bravi a usare Photoshop, per rebloggare i lavori altrui o le foto dei propri idoli, per far vedere cosa stiamo ascoltando o cosa stiamo leggendo, che film/telefilm stiamo guardando, le fotografie che scattiamo e addirittura per cercare lavoro; non solo Facebook, quindi, ma anche Twitter, Tumblr, Pinterest, Last.fm, aNobii, GetGlue, Flickr, LinkedIn e chi più ne ha più ne metta.

Siamo diventati la società che non solo non si scrive più le lettere, ma non si manda più neanche gli sms: si scrive sulla bacheca di Facebook, o tutt’al più tramite messaggio privato.

Siamo diventati la società che crede più al giornalismo via Twitter che a quello su carta stampata o televisivo, perché lo considera non censurato e super partes (o di parte, ma della parte che scegliamo noi).

Siamo diventati la società che mette in prima pagina il malfunzionamento di uno dei suddetti siti perché, se Facebook smette di funzionare, immediatamente diventa Trending Topic su Twitter e quindi fa notizia.

L’ultimo esempio in ordine di tempo è stato il momentaneo down di Tumblr, riportato a caratteri cubitali sul sito di Repubblica e La stampa, ma non c’è bisogno di tornare indietro di molto per arrivare al malfunzionamento di Facebook dovuto alla sostituzione del cuoricino che compariva digitando la combinazione <3 (da nero a rosa). Oppure vogliamo parlare dell’allarmante caso “Facebook pubblica i messaggi privati”? Se digitate queste parole, Google rimanda ancora a decine e decine di articoli pubblicati su siti più o meno autorevoli in cui si denunciava un fantomatico bug che, si diceva, pubblicasse sulla bacheca dei due interlocutori le conversazioni avvenute in privato.

L’allarme si era rivelato poi falso, ma era bastato a far capire quanto della nostra vita affidiamo a un social network e a far riflettere, almeno fino all’inizio di una nuova partita a FarmVille.

Ma insomma, la rete non era roba da sfigati?

 

[ foto © NinaMalyna – Fotolia.com ]

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  • Beatrice

    Bellissimo articolo. Affidare la propria vita ad un social network, la mercifica alla mera pubblicazione di album di feste, album di famiglia etc. Il vero sfruttamento del progresso lo vivono in pieno coloro che ne “sfruttano” i benefici, moltiplicandone gli aspetti positivi, le possibilità di crescita, di arricchimento, di diffusione della vera notizia o dell’approfondimento di una libro, della vita di uno scrittore, delle scoperte di uno scienziato. E così La Gioconda può arrivare alla portata di tutti, così come uno sconosciuto può condividere le sue ricerche, le sue poesie, la sua voglia di cultura. Nei forum di discussione di “discuteva”. Poi poco alla volta ci hanno costretto ad utilizzare un numero limitato di caratteri. Per tutti gli altri “fake nerd facebucchiani” che sono nati per utilizzare le piattaforme come condomini, allora quella sì che è davvero roba da sfigati

  • http://www.facebook.com/people/Niccolò-Neri/794787607 Niccolò Neri

    Mi sono molto ritrovato soprattuto nella situazione che hai esposto quando parlavi dei raduni. Non sai mai cosa dire agli amici. ‘Si, sono amici del mare. Si, ma tanti anni fa. No no, non li conosci.’ Bellissimo articolo, comunque.

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