Catmoji

Catmoji, arriva il social network dei gatti… di nuovo

7 gennaio 2013 | di
in Focus, nuovi media, social e dintorni | Nessun Commento

 

Salutato come “il primo” social network dedicato ai gatti, arriva Catmoji, una via di mezzo tra Instagram, Pinterest, Tumblr e il fratello maggiore Facebook, dedicato in esclusiva al mondo felino. Con chiose finali in alcuni articoli di presentazione del nuovo social che richiamano la speranza che così si “liberino” dalle immagini dei gatti i social tradizionali.

Ora, chiunque sia in rete da più di ieri mattina sa che sono esistite decine di questi esperimenti. O forse sarebbe meglio dire decine di questi flop. Basterebbe l’aiuto di amico google che in pochi secondi restituisce un buon numero di risultati di ricerca per la sola keyword “social network animali”, se proprio la memoria non andasse.

Tra i tanti vogliamo ricordare Petbook (dedicato a tutti gli animali), Pet-files (ad oggi sembra defunto), Griddix cat (solo per i gatti), Gattogram (instagram filtrato per gatti), Catspace (italiano e sempre esclusivo per i gatti), Mifidodifido (solo per cani). Insomma, non avete che l’imbarazzo della scelta per trovare un socialnetwork felino o canino, che è sempre e rigorosamente il “primo” socialnetwork dedicato al genere.

Cos’hanno in comune? L’incapacità di “decollare”. Lì per lì, quando sono nuovi fiammanti, picco di iscritti, contenuti a raffica. Poi pian piano la noia, la dimenticanza, l’abbandono. Eppure si basano su una delle grandi passioni del web, i gatti, e su interfacce prese pari pari da altri social, con gli stessi meccanismi. Quali potrebbero essere i loro problemi?

Andando esclusivamente a sentimento, ovvero per quel che penso io e senza alcun dato obiettivo, mi sembra che le criticità siano diverse:

  • “ghettizzazione” del contenuto. Una cosa è condividere per argomento su un social mainstream, con stanze-grupppi-bacheche dedicate, una cosa è il claustrofobico rinchiudersi in un socialnetwork monoargomento. Con quella formula sono più efficaci i forum.
  • concorrenza di social migliori e più diffusi. Su Pinterest, su Facebook e su Instagram, ma soprattutto su Tumblr è possibile condividere le stesse immagini, con un bacino più ampio di utenti, una maggiore capacità di scelta e interazione, una community più forte che conta appunto sulla varietà di contenuti.
  • incapacità di generare profitti/interessi. Per mantenere un social network attivo bisogna anche generare dei profitti, da investire in sviluppo e miglioramenti. Finora nessuno di questi social network minori ha trovato un metodo per guadagnare, esponendosi quindi al flop.
  • necessità di gestire troppi account. Diciamocelo, una cosa è loggarsi a FB e tramite quello a Pinterest e altri, una cosa ben diversa è creare un nuovo account, ricordarne la password, ricordarsi di frequentarlo. La maggior parte delle persone identifica internet con Facebook, pentrare questa utenza con un nuovo social è quantomeno complicato.

Magari questo Catmoji andrà meglio. Magari. O seguirà il destino di tutti quelli che lo hanno preceduto: perdersi nel girone dei “social mal nati”. Insomma, se siete di quelli che sperano di “non vedere più” le migliaia di immagini di animali sui social mainstream, vi conviene imparare rapidamente l’uso dell’hide o, meglio ancora, disiscrivervi. Non riuscirete mai a ghettizzare l’orgoglio degli schiavi dei felini.

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