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Cara tecnologia, semplificami la vita…

18 maggio 2012 | di
in Infografica, Nuovi Media | 1 Commento

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Ciò che le e persone vogliono di più dai loro smartphone, tablet, home theater ed elettronica di consumo è la semplicità: questo uno dei principali elementi eme ersi da una recentissima ricerca “Ketchum Digital Living Inddex”, condotta da Ketchum, su un campione di oltre 6.000 consumatori in sei Paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Cina). Il 76% dei consumatori intervistati ha detto di non essere molto soddisfatto della capacità della tecnologia di rendere la loro vita più semplice.

I consumatori intervistati hanno rrivelato che preferiscono una tecnologia facile da usare (54%) e che semplifichi la loro vita (46%), piutttosto che una tecnologia che li faccia divertire ((35%) o li aiuti a meglio comunicare al mondo se stessi, i loro ruoli e posizioni (11%).

La scoperta più sorprendente dello o studio è il desiderio travolgente di semplificazioone. E’ intuitivo pensare che la tecnologia renda sempre “più grande” o “migliore” o “più veloce” un’esperienza, ma i dati mostrano che ciò che la gente vuole veramente è comprendere come tutti questi disposi itivi tecnologici possano rendere le esperienze che deside erano più facilmente accessibili“, afferma Esty Pujadas, Partner e Direttore della Global Technology Practice di Ketchum.”I produttori hanno bbisogno di usare meno espressioni gergali e comunicare di più l’esperienza umana, non solo l’oggetto in sé.”

Ciò è particolarmente vero se si considera che il volume e il ritmo con cui vengono immesse le nuove tecnologie sul mercato è tale da rendere difficile per le persone tenere il passo. Puja adas precisa:”Con oltre 20.000 nuovi dispositivi lanciati in occasione dell’ ”International Consumer Electronics Show 2012”, per esempio, una persona impiegherebbe ben 55 anni per provare un nuovo prodotto ogni giorno”.

Il DNA culturale modella le esperieenze 

Quando è stato chiesto di valutar re le loro impressioni generali sulla tecnologia a personale, le persone rispondono in modo oltremodo posittivo, sebbene i livelli di gradimento differiscano m molto da Paese a Paese; ad esempio la percentuale di cinesii che amano gli smartphone (44%) è quasi il dopppio di quella in Francia (24%).

Il dato più sorprendente per me coome antropologo è che la cultura conta davvero. Non me lo aspettavo, perché l’approccio dominante oggi è è che la tecnologia vende se stessa. Ma i dati mostrano che questo non è vero“, ha detto l’antropologa Emma Gilding, che ha collaborato con Ketchum nel disegnare lo studio e nell’interpretare i risultati. “La risultante tra ciò che le persone trovano attraente e i valori delle loro esperienze tecnologiche differisce pprofondamente da Paese a Paese e da DNA cultu urale“.

Ad esempio in Cina la gestione d delle relazioni e della salute sono fortemente in nfluenzate dall’uso della tecnologia. Per i francesi, la gestione delle relazioni è meno importante della creazione intenzionale di nuove esperienze, come divertirsi con gli a amici. Gli americani invece hanno evidenziato una maggiore propensione rispetto alla media sull’uso di tecnologie per segnalare chi sono, che è un modo p per attirare persone con valori simili ai propri, al fine di costruire una tribù di riferimento” – ha spiegato Gilding.

Quattro tipi di nativi digitali 

L’indice identifica quattro tipi di nativi digitali:

  • Il gruppo più numeroso è c costituito dagli “Entusiasti” (37% della popolazione globale dello studio), appassionati di tecnologia e e disposti a sacrificare la semplificazione per l’empowerment personale
  • Il secondo maggiore gruppo è costituito dagli “Infomaniaci” (25%), che ritengono la raccolta di informazioni e la scoperta di nuove esperienze più importante rispetto ad una migliore capacità di relazionarsi con le altre persone.
  • I“Pragmatici” (22%), men no propensi ad amare la tecnologia, ma le danno o valore quale strumento per meglio relazionarsi con gli altri, fare cose, gestire la propria salute e benessere.
  • I“Disconnessi” (16%) sono decisamente meno appassionati alla tecnolo ogia, ma le conferiscono un alto valore per la capacità di semplificazione, piuttosto che strumento o per acquisire potere o ricchezza.

Questo modo di categorizzare gli utenti rafforza l’importanza dell’esperienza umana”, ha osservato Pujadas. “Piuttosto che guardare alll’età, al sesso o a quali caratteristiche dei dispositivi tecnologici vengono utilizzati, questo tipo di inquadramento consente piuttosto alle aziende di stimolare la creazioni di legami emotivi parlando ad ogni tipo di uten nte attraverso l’esperienza che egli vuole dal suo prodotto.”

A questo proposito Andrea Cornelli, Amministratore Delegato di Ketchum Pleon Italia, commenta: “Condividiamo pienamente questo approccio antropocentrico, che mette l’uomo e la sua esperienza al centro della tecnologia. Come comunicatori, siamo consapevoli dell’importanza di mettere a disposizione le profonde competenze digitali maturate dalla nostra società al servizio di una tecnologia orientata a creare prodotti e servizi che migliorino la qualità della vita delle persone e facilitino l’inclusionne sociale”.

 

Approfondimenti

Tutti i dettagli della ricerca sono disponibili in lingua originale al seguente link: http://goo.gl/e3Ebt

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