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Quattro miti legati al mondo del social business

21 giugno 2013 | di
in marketing, nuovi media, social e dintorni | Nessun Commento

 

di Richard Hughes, Direttore della Strategia Sociale presso BroadVision

Se siete interessati a quali potrebbero essere i vantaggi di utilizzare un social network all’interno dell’azienda, avrete probabilmente letto vari articoli durante tutto il 2012 che affermavano che il social business  può rendere più felici, collaborativi  e produttivi i dipendenti. Probabilmente uno degli articoli che avete letto faceva riferimento all’indagine pubblicata a Luglio 2012 da McKinsey Global Institute. Dallo studio risultava che le tecnologie sociali utilizzate all’interno dell’azienda sono potenzialmente due volte più efficaci rispetto alle attività sui social media rivolte verso l’esterno, e che inoltre possono migliorare del 20-25% la produttività dei cosiddetti Knowledge Workers.

Al contrario, nella prima metà del 2013, sono stati pubblicati diversi articoli che “dichiaravano morto” il social business o che quanto meno consideravano esagerati i suoi benefici. I sostenitori del social business potrebbero essere un po’ preoccupati da queste notizie, ma non è il caso di esserlo: nel ciclo di vita delle nuove tecnologie punti di vista contrastanti sono all’ordine del giorno.

Gartner descrive accuratamente questo fenomeno nel suo modello chiamato “hype cycle”. Il modello spiega che nel ciclo di vita delle tecnologie emergenti esiste una prima fase in cui l’elemento di innovazione tecnologica spinge all’adozione (technology trigger), in seguito si verifica un rapido picco generato da forti aspettative spesso esagerate (peak of inflated expectations), per poi ridiscendere altrettanto bruscamente quando si realizza che i benefici promessi erano “gonfiati” o quanto meno difficili da raggiungere (trough of disillusionment). Questa è la situazione attuale del social networking per le aziende, infatti tutte le tecnologie emergenti passano attraverso questa fase negativa. Nell’hype cycle, dopo questo periodo di disincanto vengono  le fasi più significative (slope of enlightenment e plateau of productivity) quando finalmente l’uso abituale della tecnologia inizia a dare veri risultati di business. Per raggiungere questa terra promessa di produttività bisogna superare la fase iniziale di eccessivo entusiasmo e l’inevitabile effetto negativo che ne consegue. Il modo migliore per arrivare rapidamente ad ottenere risultati di business è di imparare a riconoscere il picco iniziale e il conseguente contraccolpo.

Ecco dunque quattro miti del social business spesso sfatati dalla realtà.

Mito: Ogni azienda avrà dei benefici usando i social network per le aziende.
Realtà: Ogni azienda avrà dei risultati diversi.

I social network aziendali riscuotono più successo dove si lavora grazie alla condivisione di informazioni e dove i collaboratori, geograficamente dislocati, desiderano più apertura e trasparenza nel modo di lavorare. Certamente è possibile che il social networking possa decollare in aziende che hanno solo una o due di queste caratteristiche, ma è molto più difficile. Se tutti i collaboratori si trovano nello stesso ambito geografico, è molto probabile che le informazioni vengano scambiate verbalmente piuttosto che online. Per avere successo nell’uso del social networking, non è necessario che un’azienda abbia già impostato una cultura lavorativa più aperta e trasparente, ma se la stessa non è disposta a condividere le conoscenze tra i collaboratori, fallirà nel suo obiettivo

 

Mito: I social network per le aziende sostituiranno le email.
Realtà: Questa affermazione è parzialmente vera, ma in modo diverso da quanto ci si aspetterebbe.

Per molti sostenitori del social business, le email rappresentano “il male che deve essere sconfitto”, quindi c’è poco da meravigliarsi se gli scettici fanno notare che i social network generano un numero non indifferente di notifiche email. Tuttavia non è questo il punto. L’obiettivo è di spostare le discussioni tra collaboratori (per le quali le email sono poco adatte), e tutto ciò che riguarda la conoscenza aziendale, fuori dalle inbox verso i social network, garantendo una maggiore accessibilità. Di conseguenza, le email diventano un meccanismo di notifica e non più un archivio di conoscenze; per questo diventa irrilevante il numero di email inviate e ricevute.

 

Mito: Facebook (o Twitter) serve al business.
Realtà: Non è così, ed è giusto che non lo sia.

L’etichetta “Facebook per l’azienda” è inappropriata e pericolosa. Richiama immediatamente alla mente la condivisione di foto divertenti del proprio gatto e di scambi di battute spiritose tra collaboratori – è ovvio che, con queste premesse, i dirigenti di un’azienda difficilmente promuoveranno progetti “Social” sul luogo di lavoro. Le interazioni in Facebook e in Twitter sono, in genere, più estemporanee rispetto a quelle che avvengono tra collaboratori. Se vi perdete l’ultima foto di rito o la battuta di turno potete anche sopravvivere, se invece perdete istruzioni importanti su una scadenza da parte del vostro capo potreste subirne le conseguenze. Quindi il modo in cui sono costruite le relazioni tra utenti di un social network aziendale e il modo in cui i contenuti sono trasmessi e ricercati, deve essere molto diverso che su Facebook e Twitter.

 

Mito: L’adozione del social business è virale.
Realtà: Forse sì, ma non per molto tempo.

Diversi anni fa, molti sostenitori del social business pensavano che i collaboratori di un’azienda avrebbero adottato gli strumenti di social business in modo virale: pochi individui avrebbero incominciato, gli altri avrebbero seguito il loro esempio e, come per magia, tutti sarebbero diventati utenti collaborativi e produttivi. E’ vero che in alcuni casi di successo è andata proprio così, ma per la maggior parte delle aziende è andata diversamente. In genere, quando una rete collaborativa parte dal modello “bottom up”, dopo un iniziale periodo di entusiasmo il suo utilizzo diminuisce o si trasforma  in un “Facebook aziendale” (irrilevante per il business). Perchè la piattaforma sociale possa dare i risultati sperati e possa realmente essere utilizzata per lavorare, la direzione aziendale deve inizialmente implementare una strategia ben precisa  che permetta di sfruttare al meglio la piattaforma tecnologica con dei chiari obiettivi aziendali.

 

Richard Hughes 

Richard Hughes è Direttore della Strategia Sociale presso BroadVision. Durante i 15 anni passati in BroadVision, ha consigliato le più grandi aziende al mondo sulle loro strategie e sui progetti di implementazioni di soluzioni di commercio elettronico, portale e social networking, ricoprendo ruoli sia tecnici che di business. Nella sua posizione attuale, fornisce consigli strategici sull’utilizzo del social networking nel business, e aiuta le aziende a valutare l’efficacia delle loro interazioni con clienti, partner e dipendenti attraverso l’analisi dei dati relativi alle loro attività sociali.

Richard ha più di 20 anni d’esperienza nel settore delle soluzioni Internet, esperienza acquisita presso BroadVision e in ruoli precedenti presso l’Università di Oxford, Fisons Instruments e Blackwell. Ha una laurea in informatica ottenuta presso l’Università di Bath e vive in Oxfordshire, in Gran Bretagna.

[ © Julien Eichinger - Fotolia.com ]

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