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Agenzie, comunicazione e design: a che punto siamo

8 luglio 2013 | di
in Advertising, Design, Focus | 1 Commento

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Qualche tempo fa ho letto un bel post di Jules Ehrhardt che si chiedeva dove e come sarebbe nato il prossimo grande Studio di Digital Design, facendo una panoramica sull’attuale stato del Digital Design e sulle opportunità del mercato.

Nel post si parla di una serie di acquisizioni da parte di grosse agenzie, gruppi e servizi tecnologici: Accenture che si compra lo studio di design Fjord. Facebook che si compra lo studio di design HotStudio. Square, il servizio di pagamento tramite cellulare di Jack Dorsey (il fondatore di Twitter), si compra lo studio 80/20. WPP, uno dei più grossi gruppi legato alla comunicazione, acquisisce l’agenzia digital AKQA. L’altro colosso della comunicazione, la Publicis, le agenzie digital LBi e Rokkan.

Una strategia di acquisizioni che confermano lo spostamento di attenzione verso la user experience e il digital product design.

Il design sta diventando sempre più centrale e, se pensato rispetto a servizi digitali, più complesso (se ne parlava qui su Tiragraffi qualche giorno fa in questo post). Anche colossi del product design come Ideo e Frog si stanno muovendo verso il digital product design.

La comunicazione online sta cambiando ancora, si cercano cose che funzionano. Le cose che funzionano permettono di diffondere il marchio.

Le grosse agenzie dopo la fase banner, pop-up, video che bloccano altri video sembrano ora ossessionati dal viral, dalle pagine facebook, da fan, clic, like, condivisioni e hashtag (si dirà, sono i clienti che lo vogliono, ma questo è un altro discorso).

Assumendo pubblicitari si ottiene pubblicità (dice qualcuno). E nel web spesso non serve.

La rivista Atlantic in un articolo di tempo fa diceva che si sono più possibilità di sopravvivere a un incidente aereo che un utente clicchi su un banner. Secondo stime di Business Insider, il 50% dei clic su banner su mobile sono accidentali. Solo il 15% degli utenti si fida dei banner di un sito, rispetto al 29% di fiducia nei confronti di un spot televisivo (via digiday). Questo tipo di pubblicità è noiosa e troppa. Gli utenti ignorano i display advertising che interrompono qualcosa e prestano attenzione a contenuti interessanti.

I servizi digitali sono un altro modo, per le aziende, di comunicare con le persone che comprano i loro prodotti. Se sono accorti anche a Cannes. All’ultima edizione dei Lions Cannes nella categoria design è stato premiato l’applicazione di Auchan realizzata da ServicePlan Monaco.

Fare qualcosa che la gente usa è più difficile che fare qualcosa che la gente guarda o consuma, il ritorno per le aziende potrebbe però essere decisamente superiore.

(Vedi anche: Progettare servizi digitali, il decalogo del Governo del Regno Unito)

[ foto © bloomua - Fotolia.com ]

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  • http://www.misurarelacomunicazione.it/ Davide Fiorentini

    La display, con l’esposizione del brand, la familiarità e la conseguente fiducia all’acquisto non è sostituibile dai servizi digitali come la app di Auchan, che sono molto coinvolgenti ma che richiedono all’utente un grosso investimento di tempo. Sono due canali di visibilità distinti ed entrambi importanti. Se sviluppi un servizio digitale, ma non fai copertura mediatica tramite display vedi come le vendita vanno giù ;)

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