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Tic Tac, si gira! – Il nuovo spot visto da una copy nostalgica

12 febbraio 2013 | di
in Advertising, Focus | 4 Commenti

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C’è uno spot che dal suo primo passaggio in tv ha immediatamente catalizzato la mia attenzione e, da quanto leggo sui social, non solo la mia. No, non sto parlando del nuovo spot della Volkswagen con quel fico di Dave Gahan nell’improbabile ruolo di possessore di una Golf; ho superato lo shock. La mia nuova copy-beniamina inizia così: “Piccolo è anche dolce, dolce è anche fresco”… Scommetto che l’hai riconosciuto: è il jingle della nuova pubblicità Tic Tac, i celebri confettini alla menta golosi tanto quanto la comunicazione che è stata studiata per loro.

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Magari non sei un malato cronico di pubblicità come la sottoscritta e potresti rispondermi: “Sai che ci vuole, metti in fila due rime, trovi qualcuno che se la cava bene con le animazioni ed è fatta”; vero, ma secondo me in questo caso c’è qualcosina in più. Se i tuoi occhi per ben trenta secondi si sono incollati allo schermo, ti sei ritrovato a dondolare la testa a ritmo di musica o a canticchiare il motivetto al secondo ascolto il numero è riuscito. Bada bene, non c’è inganno, solo qualche bel trucco e in questo post te li mostrerò tutti.

Il primo è la musicalità. Tic Tac non è nuova all’uso della musica: prima Michelle Hunziker che sgambettava sulle note di “Tico Tico”, poi i Voca People vestiti in total white che intonavano “That’s the way I like it” intorno alla ragazza seduta su una panchina con le sue care mentine; questa volta un ritmo semplice, ripetitivo e dalle tonalità allegre, cadenzato come una filastrocca imparata e ripetuta quando eri bambino: l’ideale perché il jingle resti facilmente impresso nella tua memoria. Piccolo inciso: la voce narrante non ti ricorda un certo Tricarico? Bingo! Il titolo originale non me lo ricordo ma “Buongiorno buongiorno, io sono Francesco” è l’inizio della sua canzone più famosa che ti entra in testa al primo ascolto – e, guarda caso, aveva proprio un’andatura simile alla filastrocca. Mica scemo, il Signor Tic Tac!

Secondo trucchetto: l’andamento lineare. Le parole scelte per descrivere il prodotto sembrano casuali ma sono in realtà collegate l’una all’altra e insieme formano una galleria coerente di immagini mentali, corrispondenti ad altrettanti valori aggiunti al concetto “confetto”; non hanno uno sviluppo circolare (cioè non si inizia e si finisce con lo stesso aggettivo), sono piuttosto una catena in cui ogni anello dà vita ad un altro anello con il quale intrattiene un rapporto logico, per affinità o contrasto… Ma questo te lo spiego meglio grazie al prossimo trucchetto.

Quale? Sarebbe meglio dire quali: le figure retoriche. Ebbene sì, non sono reperti da museo dei dinosauri o inutili pagine nei libri di italiano; se una frase fa presa molto spesso è proprio merito di un artificio di questo tipo. Oltre l’assonanza (colorato-fruttato e divertente-differente) c’è l’antitesi, cioè l’avvicinamento di due termini in contrasto (bianco-colorato), la ripetizione (di tutti gli aggettivi e del loro connettore “è anche”) ma anche l’allitterazione in f e r (fresco-forte-differente) e, last but not least, la sinestesia. È una particolare tecnica che accosta parole appartenenti a sfere sensoriali diverse per amplificarne l’effetto evocativo: piccolo, fresco e forte riguardano il tatto, dolce e fruttato il gusto, bianco e colorato la vista… Insomma, ce n’è per tutti i sensi. Ti sfido a non avere voglia di comprare una confezione di Tic Tac a fine spot!

Quarto trucchetto: la scelta dei colori. Si parte dal bianco di un confetto-uovo dal quale esce un soffice coniglio per arrivare a combinazioni sempre più brillanti di colore fino all’esplosione finale del clown con i confetti che schizzano ovunque prima di ritornare nelle rispettive confezioni. Le tinte, specie nel passaggio figurativo da sottomarino a furgoncino hippie, riprendono la scala cromatica dell’arcobaleno, una delle immagini più stereotipate e riconducibili all’infanzia (ammettilo, almeno una volta nella vita hai disegnato un arco nel cielo con sette strisce colorate secondo questa successione: rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, blu e viola!)

Non sono da meno le immagini: tondeggianti, rassicuranti, collegate una all’altra proprio come nel flusso narrativo di quelle storie fantastiche in cui un bambino può trasformarsi in un razzo e una spazzola nel collo di una lunga giraffa; un bell’esercizio creativo per chi le ha inventate, uno spettacolo da ammirare con il fiato sospeso per me e te che le guardiamo dondolando la testa a tempo di musica (giurin giuretto, lo faccio anch’io tutte le volte e con il sorriso da ebete stampato sulla faccia!)

Ma il trucco più grande, quello più sbalorditivo, secondo me è questo: come fa lo spot delle Tic Tac a funzionare se non tira in ballo mai – se non svelandolo alla fine – il prodotto? La risposta è semplice: le Tic Tac sono la pubblicità, non escono mai di scena. Le animazioni partono sempre da una forma bianca cilindrica con gli estremi arrotondati, che strizzata, umanizzata o sommersa di colori mantiene sempre il suo status originale (quello di confetto alla menta), punto di partenza su cui poi si innestano le variazioni fruttate sul tema. Facci caso: nel momento della rivelazione la confezione alla menta compare per prima sulla scena ed il suo arrivo è sottolineato dall’aggettivo unico; anche la disposizione fisica delle altre confezioni non è affiancata ma rispettosamente subordinata al gusto che ha fatto la fortuna del confetto ricoperto di vaniglia, specie tra la schiera di bambini – di cui faccio orgogliosamente parte – cresciuti negli anni ’80 e ’90.

È ancora ai bambini che trent’anni dopo lo spot si rivolge con un messaggio nuovo, coinvolgente, immaginifico: in Tic Tac ti aspetta molto più di quello che ti aspetti. Solo ai bambini? No, anche ai loro genitori: i primi bambini che hanno fatto incetta di mentine quando ancora i chewing gum erano a forma di striscia e si scartavano uno ad uno (In questo momento nella tua mente campeggia un’inconfondibile scritta a caratteri cubitali: BROOKLYN!) Trenta secondi per un tuffo (al cuore) in un mondo fantastico. E piccolo. E anche dolce… E devo smetterla, perché sto di nuovo facendo dondolare la testa!

Ecco perché lo spot Tic Tac ti piace così tanto. Sono sicura che la prossima volta al supermercato guarderai le mentine della tua infanzia con più attenzione, quasi accarezzandole con lo sguardo come un vecchio giocattolo ritrovato in soffitta.

E tu che ne pensi? Li ho trovati tutti o c’è qualche altro bel trucco che mi è sfuggito?

Immagine anteprima YouTube

 

Approfondimenti

Tic Tac Italia – www.tic-tac.it/it
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  • pennamontata

    Hai davvero fatto il pelo e il contropelo a questo spot. Bravissima Serena.

    Anche a me piace molto. Hai sentito anche lo spot radiofonico?

  • http://www.facebook.com/gennaristefania Stefania Gennari

    Bellissimo post e ben scritto! Che dire…non ti sfugge proprio nulla ;) Molto carino lo spot come sempre le idee più semplici, se ben studiate, sono la soluzione migliore!

  • http://www.facebook.com/davide.bernasconi.39 Davide Bernasconi

    quello radiofonico colpisce appunto per le assonanze e le figure retoriche!

  • http://twitter.com/theValentinoAdv theValentino Grafica

    Mi piace molto questa pubblicità ed il tuo post è ben scritto, hai analizzato dettagliatamente ogni aspetto! Brava! la versione televisiva la preferisco a quella radiofonica. Sarà perchè è cantata da Tricarico? :D

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