Heineken The Date

Quando la pubblicità racconta una storia

18 aprile 2012 | di
in Advertising | 1 Commento

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Heineken The DatePiù ancora di quella precedente (“The Entrance“), la “puntata” di quest’anno della campagna pubblicitaria Heineken mi ha molto colpita: una bella storia, una regia che ha molto poco di pubblicitario e molto di cinematografico, due protagonisti perfetti nella loro diversità (così morbida nonostante la magrezza lei, con quei grandi occhi neri e i lunghi capelli orientali, così biondo e spigoloso lui, con quella cosiddetta “faccia da schiaffi” che fa tanto cinema) e quel grande finale con una divertentissima Jan Pehchan Ho ad introdurci allo slogan guida, “Open your world”.

Da qui, però, hanno preso vita le domande che mi capita spesso di farmi di fronte a pubblicità di questo genere: lo sappiamo tutti, il linguaggio pubblicitario impone che il messaggio passi in un batter di ciglia, anche se mentre con un occhio guardi lo schermo con l’altro stai battendo il record di Fruit Ninja sul cellulare. Qui il messaggio passa – mi sono chiesta – o richiede troppa attenzione? Il tema guida, per quanto forte, è immediatamente riconducibile a quanto visto appena prima senza che ci si fermi a riflettere o viene cannibalizzato da velleità registiche appunto più cinematografiche che pubblicitarie?

Non so, pensieri in libertà.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

 

Agenzia: Wieden+Kennedy (Amsterdam)
Direttore creativo esecutivo: Mark Bernath – Eric Quennoy
Direttore artistico: Alvaro Sotomayor
Copywriter: Roger Hoard
Regia: Fredrik Bond
Protagonisti: Guillaume Dolmans e Samantha Rex, il cantante è interpratato da Paul Kissaun
Brano: “Jaan Pehechaan Ho” di Mohammed Rafi
Brano del 1965 reperibile nelle collezioni dedicate agli anni ’60 e nella colonna sonora del film “Gumnaam” (2004)

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  • Chiara Ratti

    La pubblicità di cui parli mi piace davvero molto. Mi piacciono la storia, l’allegria, il montaggio davvero strepitoso: un passaggio per tutti quello tra le “onde” delle anguille e il “ciuffo” di un conoscente rimesso al suo posto con un carezza dal protagonista. Sì è la pubblicità di una birra, di più: è l’evocazione di uno stato d’animo e probabilmente in questo senso supera il prodotto, ma credo che da tempo sia questa la frontiera a cui la pubblicità mira, essere suggestiva, evocativa, “oltre il prodotto”: forse “troppo oltre?”  dici tu. Può darsi. Però io non bevo birra: indovinate a quelle birra associo l’idea di una”festa festosa”? Esatto! E’ vero: è autoreferenziale e compiaciuta, ma per quante volte la veda mi diverte. Forse l’idea che pass aè che pre quante volte tu beva un abirra è sempre una fresca ragione per avere sete?

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