2 gennaio 2013 |
di Valentina Cinelli
in advertising, Focus, marketing, parliamone |
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Leggo oggi un post di Diego Fontana dal titolo Il fake è morto. Ci ha lasciato le penne.
Un lungo articolo dove, presa la case history di Barilla e della comunicazione che (IMHO) brillantemente sta proponendo su Facebook arriva una serie di condivisibili considerazioni.
Penso che il cambiamento da annuncio come messaggio a senso unico (un utente non poteva rispondere alla tv né a un annuncio su un quotidiano) a messaggio come dialogo (un utente può scriverti in tempo reale cosa pensa del tuo annuncio e di te come marca) stia cambiando molto anche i linguaggi della pubblicità. Ora i brand hanno più possibilità di sapere cosa realmente alle persone piace e le agenzie pure, dovrebbero fare tesoro di questa possibilità. A me sembra di notare che ci sia meno richiesta di lateralità, meno richiesta di creatività muscolare - così come la si intende tradizionalmente nella agenzie – mentre ci sia più bisogno di sensibilità, di intelligenza narrativa.

E ancora.
Obiettivamente, la maggior parte dei direttori creativi boccerebbe come banalotti molti degli annunci prodotti per facebook, se dovesse ragionare con la testa ante-social-network. Mentre nell’insieme funzionano perfettamente su facebook, non solo perché sono “facili”, ma anche. L’altro “anche” è che costruiscono, tutti insieme, una storia di un’azienda che ogni giorno ti accompagna e finalmente può permettersi di commentare con ironia complice anche la fine del mondo, con un linguaggio trasparente e perfettamente sincero.
Anche se vi ho già anticipato quasi tutto, invito a leggere l’intero post e a meditarci su, soprattutto alla “vecchia guardia” che ancora non si rassegna all’evoluzione in atto.
Buon anno.
[ via diegofontana ]
Art Director, Web Editor, New Media Consultant. Alleva sampietrini, coltiva gatti sul tetto di casa, e beve caffè solo per il gusto di fotografarlo.ideatrice nonché direttore editoriale di Tiragraffi, un magazine online rivolto al mondo della comunicazione,
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