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Lo strano caso del divo spagnolo in un mulino

15 maggio 2012 | di
in advertising, failadv, Focus | 7 Commenti

Troppo spesso le aziende credono erroneamente che un testimonial d’eccezione possa colmare le lacune creative in pubblicità. A partire dal famoso spot Yomo con Beppe Grillo, la cui presenza (all’epoca) simpatica e ingombrante fagocitava il prodotto, tanto che alla fine tutti ricordavano lo spot ma non cosa si stesse pubblicizzando; fino ad arrivare ai giorni nostri con Antonio Banderas, il volto della nuova campagna pubblicitaria di Mulino Bianco.

Con sette nuovi film di ispirazione cinematografica, il famoso mulino di Chiusdino – la cui immagine ci accompagna ormai da qualche generazione – apre i battenti e presenta il suo interno.
Banderas interpreta l’”uomo del mulino”, un affascinante mugnaio che lavora al suo interno in solitaria, accompagnato dalla fedele quanto legnosa gallina Rosita, e che sforna con passione prodotti gustosi e di qualità.

Da aprile, il primo dei sette spot è entrato in programmazione (Tarallucci)… e le mie perplessità non sono state le sole.

Andiamo con ordine.

Un primo tweet di Selvaggia Lucarelli, boccia irrimediabilmente il testimonial, inadatto a succedere alla Famiglia del Mulino Bianco (che ci ha ossessionato per anni nella sua perfezione) a causa del passato turbolento della sua compagnia.

 
Martina Liverani da Dissapore.com pone l’accento sullo strano cambio di attenzione della comunicazione: dal consumatore (la famiglia felice sarà diventata demodè in tempi di divorzi e famiglie allargate?) al produttore.

Perché aprire il Mulino, proprio adesso? Forse perché Barilla ha urgenza comunicativa di spostare l’attenzione dalla fase di consumo (la colazione della famiglia felice) a quella della produzione? Per sottolineare il concetto di qualità dei suoi prodotti?

 

La ShitList ci delizia con una serie di domande (ancora senza risposta) di cui non vi anticipiamo nulla, ma che invitiamo a leggere qui ;)

 
Mentre Sabrina Lucini su Manageritalia.it punta il dito sul vero problema.

La mia seconda domanda è chi la Barilla ritenga essere il responsabile dell’acquisto del prodotto “biscotti”. A istinto direi le donne/mamme, influenzate dai bambini. Dando per scontato che i bambini l’Antonione ispanico manco lo conoscano (Scooby-Doo avrebbe sortito un effetto migliore), mi chiedo chi possa credere che basti un giovanotto sorridente a far allungare la manina delle mamme italiane verso un biscotto diverso.
Mi aspetterei un maggiore rispetto per il senso critico e la capacità di valutazione delle signore del Bel Paese.

 

Ecco il punto. Il ritorno degli stereotipi.
Se per vendere un’auto sportiva, destinata a un target prettamente maschile, bisogna abbinargli una donna-oggetto provocante, probabilmente per un target femminile “tipo” basta esporre due braccia muscolose e un esotico accento spagnolo (forse per scatenare un effetto alla “Un pesce di nome Wanda”?).

 

Dunque l’ipotesi di spostare l’attenzione dal consumo alla produzione, per enfatizzarne la qualità e la scelta di ingredienti sani e genuini, non regge.
Allora qual è la strategia?

  • E’ solo un esercizio formale? (ottima la fotografia, affascinante il protagonista, calde ed invitanti le atmosfere)
  • E’ un sequel di “Ti piace vincere facile (con lo stereotipo)?”bon ci bon ci bon bon bon…
  • “I soldi c’erano, c’è mancata solo l’idea?” come suggerito da La ShitList?
  • … continuate voi.

Ai posteri l’ardua sentenza (possibilmente dopo aver visionato tutti e sette i film preannunciati).

 

La campagna, con il claim “Un mondo buono”, è stata ideata in collaborazione con l’agenzia JWT Italia.

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  • Pingback: Donne Manager @ Manageritalia

  • chiara centamori

     Aggiungo altre 2 domande: non è che l’utilizzo del testimonial e dello stereotipo fosse anche un po’ voluto proprio per scatenare il dibattito (come in effetti sta accadendo)?
    e, per quanto la cosa possa disturbarci, non è che la responsabile d’acquisto Barilla corrisponde proprio allo stereotipo di mamma che si fa conquistare da uno spot così? Me lo domando perchè altrimenti dovrei preoccuparmi del fatto che una delle più grandi aziende del mondo ha deciso a tavolino di non voler assolutamente accorgersi del mondo che cambia :)

  • http://www.gabrielegranato.it Gabriele Granato

    Ogni volta che Banderas entra in un mulino, un biscotto muore!

  • http://twitter.com/FashionMktgVe Stefania Zulian

    Sinceramente io non trovo così strana la scelta di Banderas come testimonial… la decisione di spostarsi dalla famiglia felice alla produzione è un buon cambio di direzione che si allontana da stereotipi di cui la gente è stanca (tanto che “la famiglia del Mulino Bianco” è diventata un modo di dire) e anche dalla concorrenza (penso ad es.a Kinder Brioss e simili) e valorizza l’attenzione alla genuinità e qualità dei prodotti a cui il brand Mulino Bianco è associato…. per quanto riguarda Banderas, sì è spagnolo e sì, piace alle mamme, però bisogna dire che tra i grandi attori di Hollywood si è sempre distinto per uno stile di vita mai sopra le righe e un attaccamento “tradizionale” alla famiglia (ed i valori familiari spagnoli non sono molto diversi da quelli italiani) ed infatti, se da un lato è vero che la moglie si è persa nell’alcol, nelle droghe e quant’altro, è anche vero che lui le è sempre stato vicino ed è sempre stato apprezzato dal pubblico per questo..

  • http://twitter.com/PaoloProsperi Paolo Prosperi

    Il commento di mia moglie (potenziale target dello spot) durante la pubblicità: ma adesso questo che c’entra con i biscotti?
    Rappresenta sicuramente un elemento di attenzione per le nuove mamme di oggi che sono cresciute con la bella famiglia del mulino bianco che si svegliava sorridente e pettinata. Una nuova frase da aggiungere al “noi che quando eravamo piccoli…”
    Ovviamente credo sia tutto voluto, staremo a vedere i risultati.

  • katia donato

    qualcuno sa perché “La Shitlist” è diventato un blog privato accessibile solo su invito??

    • tiragraffi

      è vero… strano.

      forse ci sono andati troppo pesante e hanno ricevuto una diffida (anche noi, ma continuiamo cmq…)

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