
“La cellulite è una malattia”.
Chi non ha mai sentito questa infelice ma pungente frase, in un noto spot televisivo? Un’azienda molto conosciuta nel campo (Somatoline) ci ha riempito occhi, testa e orecchie per giorni interi, proponendoci gambe nude e perfette in primo piano e minacciando le povere malate. “Un medicinale può combatterla”. Come dire “Che aspetti? Sei malata, curati!”.
Ma davvero sono malata?
E’ solo una strategia di marketing o sono anni che sono malata, senza essermene mai accorta? No, fidati di me, non sei malata. Sei una donna, una bella donna, sana come un pesce e forse un po’ stressata dal lavoro.
E Somatoline, allora? Nulla, solo una strategia di marketing condita con un discutibile lavoro di copywriting.
Parere personale, ci mancherebbe!
Cerchiamo di analizzare come una pubblicità simile possa lavorare nella psicologia umana dei suoi clienti. Partiamo da un presupposto: la cellulite è solo un inestetismo, una normale condizione cutanea che colpisce gran parte delle donne.
La medicina ufficiale precisa però che il senso di malattia può essere ampliato e c’è chi può arrivare a giocare con i suoi diversi sensi, come è successo in questo caso. Inestetismo = alterazione fisica = malattia. E boom di vendite per la crema miracolosa.
Solo una questione di marketing, dunque? Si, solo marketing. Sapere che il tuo problema può avere una cura ti spinge a volere quella cura a tutti i costi. “Hey, ho una malattia, ma la tv mi ha assicurato che posso guarire”. Comprensibile. L’azienda che vende il farmaco ha giocato sui suoi doppi sensi e ha fatto leva sul bisogno comune di risolvere il problema.
Una tattica che, se ci pensi, usi anche nel content marketing. Quante volte ti è stato consigliato di scrivere il titolo del tuo articolo come fosse la soluzione al problema di chi legge? e allora, dove è la differenza? Si trova nel mezzo, tra il porre attenzione sulla soluzione e il riuscire ad attirare l’attenzione senza rischiare di dire il falso.
La parola “malattia” ha scatenato molte polemiche verso la Somatoline. Donne di ogni età e provenienza si sono scagliate contro la pubblicità in questione, ritenuta fuorviante e addirittura offensiva. Un risultato che ha incrementato sì le vendite del prodotto, ma è costata la fiducia di migliaia di possibili clienti.
E ora, cosa succede? Che lo stesso pay-off risuona in tutte le tv d’Italia grazie al nuovo spot Bionike.

No, un attimo. torniamo indietro. Non si era scatenata la polemica contro questa affermazione? e allora perché la Bionike ricalca le orme di Somatoline?
La risposta dovresti conoscerla: si tratta di pubblicità aggressiva, che cerca di attivare l’azione del telespettatore verso l’acquisto, suscitando paura emotiva e psicologica. Come Copywriter di professione, io non mi trovo d’accordo sul tipo di messaggio. E come donna, ho preso le mie difese: una corsa il pomeriggio per ristabilire il giusto equilibrio nel mio fisico.
Sempre meglio che farmi trattare come una malata, non credi?
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