I gorilla e le visioni mistiche della Nestlé

1 aprile 2010 | di
in advertising, failadv | Nessun Commento

Giorni duri per la Nestlé, messa sotto attacco dagli ambientalisti. L’accusa è quella di utilizzare, in prodotti come Kit Kat, olio di palma proveniente dalla distruzione delle foreste torbiere indonesiane, contribuendo alla estinzione degli ultimi oranghi e ai cambiamenti climatici. Per denunciare questo comportamento che Greenpeace ha lanciato una campagna e un video shock per chiedere alla multinazionale di interrompere immediatamente i rapporti commerciali con criminali forestali in Indonesia come Sinar Mas.

Parallelamente la Nestlé è protagonista di un’altra campagna, di segno radicalmente opposto.

KitKat JesusDurante il periodo di Pasqua dello scorso anno, è stato lanciata sulla rete un’immagine in cui si affermava di aver trovato il volto di Gesù su una barretta morsicata di Kit Kat. La viralità che ha assunto questa operazione è perfettamente raccontata nel sito olandese Kit Kat – Jesus, in un video che descrive la case-history e quindi tutta l’evoluzione che ha avuto questo messaggio attraverso i canali di internet.

Una campagna volutamente provocatoria (che va bene per un nord Europa evoluto, ma non so quanto sarebbe stata accettata in paesi fondamentalisti cattolici, visti i precedenti), che sfrutta magistralmente la viralità della rete e l’incapacità di distinguere spesso un fake da una notizia vera, dandogli più risalto del necessario; riuscendo a promuovere la marca di snack a costo zero, e sfruttando la creatività gli utenti per l’attribuzione di nuove headline.

Riassumento: la Nestlé ci offre due esempi di quanto internet può diventare un’arma a doppio taglio per la comunicazione. Nel caso del Kit Kat Jesus, l’uso sapiente del virale, mentre nel caso di Greenpeace la distruzione della reputation online attraverso gli stessi canali.

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