Evoluzione del pubblicitario

di

workforfood

Grazie a una segnalazione di Roldano De Persio su Friendfeed, leggo questo interessante parere di Gabriele Di Matteo sull’evoluzione della figura del pubblicitario.

Mentre nel settore della pubblicità, fra gli addetti ai lavori si continuava a ragionare su un’evoluzione della figura professionale solo in un senso, quello carieristico (come simpaticamente mostrato nella vignetta di Work for Foodworkforfood.nu); finalmente si inizia a intuire l’esigenza di un’ulteriore crescita.

‘Ora è il momento di cambiare la professione del pubblicitario’
di Gabriele Di Matteo

«La strada che porta al domani, per citare il libro di Bill Gates, è tutta in salita per i media tradizionali e in discesa per i media digitali», dice Walter Hartsarich, presidente di Aegis Media Italia. E per andare sul pratico, incrocia i dati che arrivano dagli Usa.

Nel fatidico black friday, quando i grandi magazzini tagliano i prezzi con sconti prossimi al 50%, i negozi tradizionali con i commessi e le cassiere hanno fatto +0,1% sull’anno scorso, i siti di ecommerce hanno aumentato le vendite dell’11. Intanto il traffico sui siti commerciali nelle ultime quattro settimane è cresciuto del 18% e gli incassi delle vendite online nella prima settimana di dicembre sono stati pari a 4,6 miliardi di dollari (+3% sull’anno passato). «Questo significa che l’altare su cui si celebrano i consumi e la pubblicità che li precede è Internet. Gli acquisti online sono preceduti da una ricerca per stabilire il miglior prezzo dei prodotti, e queste ricerche avvengono con Google, che incassa 25 miliardi di dollari. È su questo terreno che i pubblicitari si devono confrontare: il consumatore si fida più un social forum che di uno spot».

È chiaro, continua Hartsarich, «che l’attenzione delle aziende si sta spostando velocemente verso la rete». I numeri diffusi dalla Nielsen lo confermano pienamente: tra i media, solo Internet cresce del 4,7% sull’anno scorso, mentre il mercato cede il 15,6%.

Tra i pubblicitari senza negare la potenza e l’efficacia dei media digitali, c’è chi ribadisce la necessità di una relazione emotiva tra consumatore e prodotto. Insomma, «il search ha i suoi meriti ma anche i suoi limiti», come dice Giuseppe Cogliolo, ad di McCann Erickson Italia. «Se il futuro sarà di You Tube a scapito della televisione tradizionale e i giornali finiremo per leggerli sul Kindle, cambieranno i canali di trasmissione della pubblicità ma i consumatori dovranno essere sempre raggiunti da messaggi emotivi, onesti e informativi: per questo la professione di pubblicitario non sarà cancellata, solo cambiata, dal search».”

[ via Repubblica.it » Affari e Finanza ]

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Come continuo a sottolineare, e come ribadito in quest’articolo, l’evoluzione richiesta consiste quasi esclusivamente nell’apprendere quali sono i nuovi linguaggi su cui veicolare messaggi e comunicazione, e sfruttarli in maniera creativa.
Del resto è questa la funzione che un pubblicitario dovrebbe avere: creatività, elasticità e innovazione… quali delle tre variabili sono state perse nel corso degli anni?
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16 commenti

  1. Maurizio Goetz scrive:

    tutti i pubblicitari sono d’accordo nell’importanza della rete e dei canali digitali, ma ora è anche importante lavorare di conseguenza.

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  2. Maurizio Goetz scrive:

    occorre rifondare la catena del lavoro in modo aperto. Credo che l’era dell’integrazione verticale sia terminata.

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  3. margotta scrive:

    prima o poi riusciremo a fare una bella chiacchierata a riguardo io e te. davanti a una cioccolata magari :)

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  4. Maurizio Goetz scrive:

    @ margiotta se ci vediamo il giorno 20 gennaio allo IULM ti offro la cioccolata

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  5. ezekiel scrive:

    ci sono anche giovani cariatidi eh :-)

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  6. Maurizio Goetz scrive:

    @bastet, sono almeno cinque anni che scriviamo sull’esigenza di ripensare l’approccio delle agenzie. Intanto negli ultimi mesi si sente di licenziamenti in Italia e all’Estero. Chi lavora in rete si mette in discussione giornalmente è auspicabile che lo facciano anche i manager delle agenzie, perchè sono loro il problema, perchè di ottimi professionisti ne conosco che lavorano in agenzia, ma non hanno spazio.

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  7. Maurizio Goetz scrive:

    concordo, l’essere cariatide non è un fatto anagrafico, ma di testa.

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  8. Maurizio Goetz scrive:

    mi perdonerete lo spam, ma di tutto questo ne parleremo a questo evento – http://www.iulm.it/default.aspx?idPage=5111

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  9. margotta scrive:

    @maurizio volentieri! ma il messaggio era per bastet :D

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  10. Maurizio Goetz scrive:

    allora la cioccolata me la bevo da solo ;)))))))))))))9

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  11. Maurizio Goetz scrive:

    Se venite, offro la cioccolata ai primi cinque di questo thread ;))))

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  12. bastet scrive:

    io ne conosco molti che sono d’accordo, che lavorano di conseguenza, ma utilizzano la stessa "forma mentis" della comunicazione "classica"… c’è consapevolezza, ma ancora non c’è la capacità di sfruttare bene il mezzo… (IMHO)

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  13. bastet scrive:

    @maurizio cosa intendi per rifondare la catena del lavoro in modo aperto? e soprattutto, quante "cariatidi" della pubblicità conosci che hanno veramente intenzione di mettersi in discussione?

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  14. bastet ~ grinch scrive:

    a questo punto ho la sensazione che la mia settimana milanese capiterà a cavallo del 20 gennaio… più che altro per rivedere una cara amica, conoscere una nuova testa, e scroccare una cioccolata calda ;)

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  15. bastet ~ grinch scrive:

    p.s. come cariatide intendevo anche io un fatto di testa e non anagrafico: purtroppo provenendo dal mondo delle agenzie "old style" ne conosco tante, anche più giovani di me… arti director senio e junior con i para-occhi e l’arroganza di detenere la conoscenza assoluta… bah!

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  16. margotta scrive:

    il bello di non considerasi niente e di saper di non sapere niente :D

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