Lavoro, largo a robot e IA

by • 20 novembre 2018 • LavoroComments (0)54

Per l’89% delle aziende i robot e l’intelligenza artificiale non potranno mai sostituire in toto il lavoro delle persone. E, anzi, avranno sempre più un impatto positivo sulle condizioni di vita di molti di noi. Saranno però a forte rischio sostituzione i lavori manuali e a basso contenuto professionale. Tutti i dati nel primo rapporto Aidp-Lablow 2018 elaborato da Doxa su robot, IA e lavoro in Italia.

Il 61% delle aziende italiane è pronto ad introdurre sistemi di intelligenza artificiale e robot nelle proprie organizzazioni. Solo l’11% si dichiara totalmente contrario. Tra le ragioni principali che spingono le aziende ad introdurre tali sistemi vi è la convinzione che il loro utilizzo renda il lavoro delle persone meno faticoso e più sicuro (93%), faccia aumentare l’efficienza e la produttività (90%) e abbia portato a scoperte e risultati un tempo impensabili (85%). Questi sono solo alcuni dei dati emersi dal Primo Rapporto AIDP-LABLAW 2018 a cura di DOXA su Robot, Intelligenza artificiale e lavoro in Italia. Le aziende e i manager sono convinti a stragrande maggioranza (89%) che i robot e l’intelligenza artificiale (AI) non potranno mai sostituire del tutto il lavoro delle persone e che avranno un impatto positivo sul mondo del lavoro e delle aziende. Di più: l’AI permetterà di creare ruoli, funzioni e posizioni lavorative che prima non c’erano (77%); stimolerà lo sviluppo di nuove competenze e professionalità (77%); consentirà alle persone di lavorare meno e meglio (76%). L’altra faccia della medaglia è che avrà un impatto molto forte sui lavori a più basso contenuto professionale favorendo la sostituzione dei lavori manuali con attività di concetto (per l’81% del campione). I manager e gli imprenditori ritengono, infatti, che al di là dei benefici in termini organizzativi, l’introduzione di queste tecnologie, potrà avere effetti negativi sull’occupazione e l’esclusione dal mercato del lavoro di chi è meno scolarizzato e qualificato. In quest’ottica va letto il dato negativo sulle conseguenze in termini di perdita di posti di lavoro indicato dal 75% degli intervistati.

UN ROBOT PER «COLLEGA» — Un dato di grande interesse riguarda le modalità con cui i sistemi di intelligenza artificiale e robot si sono «integrati» nella vita aziendale. Per il 56% delle aziende l’impiego di queste tecnologie è stato a supporto delle persone, a riprova che queste sono da considerarsi principalmente una estensione delle attività umane e non una loro sostituzione. Per il 33%, inoltre, tali sistemi sono stati impiegati per svolgere attività nuove mai realizzate in precedenza. Per il 42% delle aziende, invece, l’IA e i robot hanno sostituito mansioni prima svolte dai dipendenti. Questi dati confermano la rivoluzione in atto nelle organizzazioni del lavoro e nelle  attività di guida di tali processi che i direttori del personale saranno chiamati a svolgere ed è questa una delle ragioni principali che ha spinto l’AIDP  ad investire nella realizzazione annuale di un rapporto che fornisca dati e informazioni utili a capire meglio il futuro del lavoro nell’era dei robot e dell’intelligenza artificiale. In generale l’intelligenza artificiale e i robot migliorano molti aspetti del lavoro dipendente perché favoriscono una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro in entrata e in uscita (38%); la riorganizzazione degli spazi di lavoro/uffici (35%); la promozione di servizi di benessere e welfare per i lavoratori (31%); il lavoro a distanza e lo smart working (26%); e, addirittura, la riduzione dell’orario di lavoro (22%).

FAVOREVOLI VS. CONTRARI — Il Rapporto AIDP-LABLAW 2018, realizzato da Doxa, ha inoltre messo a confronto l’opinione delle aziende che hanno già introdotto sistemi di robot e intelligenza artificiale con quelle che non lo hanno ancora fatto. Le differenza principali che emergono riguardano l’atteggiamento della classe dirigente verso le nuove tecnologie: molto positivo da parte delle aziende robotizzate (75%), meno positivo da parte di quelle non robotizzate (47%). In generale, le aziende che non hanno introdotto sistemi di Robot e IA tendono a «sovrastimare» le conseguenze negative che l’esperienza sul campo delle aziende robotizzate smentisce con i fatti. C’è quindi un tema di percezione delle criticità legate all’introduzione di queste tecnologie eccessivamente elevata rispetto alle reali conseguenze. «I risultati della ricerca fanno capire che la digitalizzazione non è mai solo una questione tecnologica ma strategica» interviene Isabella Covili Faggioli, Presidente AIDP. «Nulla succede se le persone non lo fanno accadere. Sono le persone a fare la differenza, sempre e comunque, ottimizzando le innovazioni e dando loro il ruolo che hanno, un ruolo di supporto e di miglioramento della qualità della vita di ognuno di noi. Sono tre secoli che il rapporto uomo-macchina è complicato perché basato sulla paura. Paura che le macchine, in questo caso i robot, possano sostituire le persone. Mentre si è poi sempre verificato il contrario, ovvero un miglioramento della qualità della vita dei singoli e, ancora, la creazione di nuove professionalità».

«Dai risultati della ricerca AIDP-LABLAW emerge chiaramente un tema di nuove relazioni industriali, di nuovi rapporti tra imprese e lavoratori» aggiunge Francesco Rotondi, Giuslavorista e co-founder di LabLaw. «Ci troviamo di fronte alla possibilità di una integrazione tra processi fisici e tecnologia digitale mai vista in precedenza. Il processo in atto lascia presagire la nascita di un modello nel quale l’impresa tenderà a perdere la propria connotazione spazio-temporale, in favore di un sistema di relazioni fatto di continue interconnessioni tra soggetti (fornitori, dipendenti, clienti), chiamati ad agire in un ambito territoriale che superi la dimensione aziendale e prescinda dal rispetto di un orario di lavoro precostituito».

 

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