Design like a girl, le donne nel Graphic Design

by • 2 maggio 2018 • Design, FocusComments (0)198

Design like a girl è la tesi di Irene Leone che conclude il Triennio di Grafica Design dell’Accademia di Belle Arti di Catania. Il tema centrale della tesi, nella prima parte, è la disparità di genere nel mondo del graphic design. Nella seconda parte della tesi Irene si concentra sui profili di alcune delle più rilevanti graphic designer donne, contemporanee e del passato.

 

Aprite un libro che tratta la storia del graphic design. Andate fino all’indice dei nomi. Leggete i nomi. Quante donne avete trovato in totale? Posso rispondere io: poche.

È da questa riflessione che è scaturita l’idea per la mia tesi. Parlando di graphic design, le figure femminili sono sempre la minoranza. Non perché non siano brave (anzi!), ma perché sono dimenticate.

Le donne che lavorano in questo campo sono in costante aumento, tuttavia non ricevono ancora l’adeguata attenzione e valorizzazione. Nel 2006, ad una conferenza chiamata The Art of Book: Behind the Covers, Michael Bierut, il moderatore, fu sconvolto dal fatto che, nonostante il mondo dell’editoria presentasse un’eccezionale quantità di grafici donne, quel giorno non ci fosse nessuno a rappresentarle.

A cosa possiamo collegare questa impopolarità? Il primo fattore riguarda lo scarso numero di modelli da seguire. Libri di storia del graphic design, conferenze o interviste presentano prevalentemente grafici uomini. È importante sapere che ragione per la quale i grafici donne appaiono raramente nei libri di storia non è dovuto ad un loro mancato contributo, ma al modo in cui la storia è stata scritta. Infatti, in passato, le donne che riuscivano a lavorare nella grafica non ricevevano la stessa attenzione data agli uomini. Nei diari dei suoi colleghi, Hannah Hoch veniva ricordata solo come colei che serviva il caffè e non come una delle pioniere del fotomontaggio. Altre donne vedevano attribuiti molti dei loro lavori ai mariti. Nella scuola del Bauhaus le donne venivano incoraggiate a seguire i corsi di cucito o ceramica perché ritenuti più femminili.

Un secondo fattore si collega alla tendenza di ascoltare e dare maggior fiducia agli uomini. Paula Scher ha raccontato che quando dei potenziali clienti chiamano Pentagram senza richiedere nessun grafico in particolare, li vede pensare “perché mi è toccata la donna?” appena lei entra nella stanza.

Un’illustrazione di Irene Leone

Essere donna comporta una serie di svantaggi nel mondo del lavoro e nella vita quotidiana. Quindi collego il terzo fattore al pay gap (divario salariale), agli atteggiamenti sessisti, agli stereotipi di genere che ingabbiano la donna in valori arretrati e maschilisti e promuovono un’immagine di debolezza e inferiorità.

Anche la grafica è genderizzata, perché alcuni font corsivi, sottili e che riproducono la calligrafia sono considerati femminili, invece font sans serif più geometrici e lineari vengono considerati maschili. È contro questo pensiero che le svedesi Minna Sakaria e Carolina Dahl di Summer Studio hanno creato il progetto Queertype. Le due graphic designer hanno progettato due nuovi caratteri, l’Avec e il Sans, sfidando gli stereotipi tipografici. Con l’Avec, font molto decorato, sono state riscritte delle frasi solitamente attribuite ai ragazzi (“guai è il mio secondo nome”), invece il Sans, un font sans serif, è stato usato per frasi come “i gatti sono più divertenti” o “io indosso fiori”.

Le t-shirt del progetto Queertype

È importante che le donne che hanno fatto e stanno continuando a fare la storia ottengano il giusto riconoscimento. Altrimenti non resta altro che una lacuna che non racconta la storia nella sua interezza.

Donne nel Graphic Design

Durante il medioevo le donne occupavano il ruolo di miniaturiste e, più tardi con l’avvento della stampa, intrapresero la stampa di libri. Fu con la nascita delle Arts and Crafts che venne data loro l’opportunità di lavorare nella grafica e nel design. Nacquero le prime associazioni femminili, come la Women’s Guild of Art nel 1907 o il Saturday Evening Girls Club che permisero alle designer di guadagnare con le loro creazioni.

La prima donna a raggiungere il successo nel periodo dell’Art Nouveau fu Ethel Reed, creando numerose illustrazioni, manifesti e copertine di libri.

Successivamente, tra le figure che si distinsero nelle avanguardie europee, troviamo la già citata Hannah Hoch; Suzanne Duchamp, che espose i suoi manifesti al Salon des Indìpendants durante la prima mostra dadaista in Francia; Walentina Kulagina, che contribuì con pochi, ma potenti manifesti al costruttivismo russo; Varvara Stepanova, illustratrice, stilista e grafico che si occupò di editoria, in particolare delle riviste «Lef» e Nowy Lef.

Dagli anni ’40 in poi le donne trovarono sempre più spazio nell’editoria. Tra gli art director non si può non ricordare Cipe Pineles e Bea Feitler. Portarono innovazione e originalità alle riviste più di spicco, quali Vogue, Vanity Fair, Seventeen e altre ancora.

Nell’ambito della comunicazione visiva dei manifesti, le figure più influenti furono Jaqueline S. Casey, che progettò per il MIT e Barbara Gruger e i suoi lavori di denuncia sociale.

Muriel Cooper

Quando la rivoluzione digitale prese piede negli anni ’80, Muriel Cooper fu una tra le prime a comprendere le possibilità dei nuovi mezzi tecnologici, aprendo nuovi orizzonti sia nella progettazione grafica che nello sviluppo delle interfacce. April Greiman invece sperimentò una nuova forma di comunicazione visiva, unendo il digitale con la tipografia, la fotografia e le forme geometriche.

Infine, l’ultimo periodo ha visto la crescita e l’affermazione di grafici come la type designer e illustratrice Jessica Hische; il direttore creativo del New York Times, Gail Bichler; Astrid Stravo, che ha riprogettato la rivista Elephant insieme al collega Pablo Martín; Jessica Walsh, art director e socia di Stefan Sagmeister.

La lista è ancora lunga, come la strada per raggiungere la parità tra i due sessi. Tuttavia, ricordarsi che gli uomini e le donne siano capaci allo stesso modo, potrebbe aiutare ad accorciarla.

 

di Irene Leone

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