Second Hand Economy: cresce di €1 miliardo nel 2016

by • 19 aprile 2017 • Infografica, MarketingComments (0)148

Secondo l’Osservatorio 2016 Second Hand Economy condotto da Doxa per Subito, la compravendita dell’usato cresce di €1 miliardo nel 2016 e ora vale l’1,1% del PIL.

Il 15% degli italiani acquistano o vendono online: 7,1 miliardi di euro (+300 milioni rispetto al 2015). Dalla compravendita si guadagna mediamente €900.
Il mercato dell’usato si conferma un settore in continua crescita in Italia e sta seguendo un’evoluzione importante in linea con le nuove opportunità offerte dal digitale che sta trasformando il rapporto tra economia e società. In questo scenario i consumatori stanno accrescendo la consapevolezza delle loro scelte sostenendo il ruolo del second hand come driver della circular economy. Oggi la Second Hand Economy genera un impatto di 19 miliardi di euro (+1 miliardo rispetto al 2015) pari all’1,1% del PIL del Paese.

 


Secondo l’Osservatorio 2016 Second Hand Economy condotto da Doxa per Subito, azienda n. 1 per vendere e comprare con oltre 8 milioni di utenti unici mensili**, questo mercato si conferma un settore in costante trasformazione che vede emergere una crescente propensione degli italiani nei confronti di questa nuova forma di economia: il 33% di chi non ha mai acquistato/venduto second hand è propenso a farlo, in crescita del 5% rispetto al 2015. Tra chi lo fa già, il 53% degli acquirenti dichiara di aver comprato almeno una volta ogni 6 mesi (+10% rispetto al 2015), così come il 48% dei venditori. In calo la fascia di popolazione che non ha mai acquistato usato perché preferisce comprare oggetti nuovi (45% VS 53% del 2015) e che non ha mai venduto perché si dichiara particolarmente legata ai propri beni (5% VS 10% del 2015).

Secondo un’analisi più qualitativa, l’Osservatorio 2016 Second Hand Economy evidenzia come stia progressivamente evolvendosi anche l’approccio dei consumatori che nel 38% dei casi (+4% rispetto al 2015) si identificano oggi nel profilo Leggerezza del superfluo (disposto ad avere di più con allegria, senza troppe spese o rinunciare alle piccole cose), seguito nel 16% dei casi da Economia 2.0 (+1% – millennials abituati a comprare e vendere online sia nuovo sia usato) e nel 10% da Smart Chic (+2% – amanti degli oggetti ricercati/vintage). Si mantiene costante il profilo degli Ideologici (11% dei casi), ovvero coloro che hanno un approccio etico, mentre è in flessione il profilo di chi compra per permettersi ciò che serve alla famiglia, il Concreto (7% VS 10% del 2015).

 

 

La Second Hand Economy online

La Second Hand Economy online vale 7,1 miliardi di euro (+300 milioni rispetto al 2015) trainata dal settore motori (5 miliardi di euro), e seguita da per la casa e la persona (984 milioni), elettronica (647 milioni) e sport & hobby (465 milioni). Il 15% della popolazione italiana acquista o vende online, attività che consente a ogni cittadino di guadagnare (o risparmiare) in media €900 all’anno.

Il web viene scelto perché è il canale più veloce (66% – in crescita del 6% rispetto al 2015): Internet ha infatti reso la Second Hand Economy più accessibile e ampia (68%), offrendo la possibilità di trovare facilmente ciò che si cerca (58%) e di fare buoni affari (50%). L’atteggiamento degli italiani nei confronti del mondo dell’usato è molto positivo perché ritenuto un modo per favorire il riuso e lo sviluppo della sostenibilità ambientale (60% – dato cresciuto del 12% rispetto al 2015), un modo intelligente di fare economia (48%) e infine un’opportunità per acquistare oggetti unici e vintage (44%). Chi fa Second Hand Economy dichiara infatti di considerarla una scelta consapevole (58% – in crescita del 5% rispetto al 2015), oltre a farla per risparmiare.

“La terza edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy per Subito evidenzia come la popolazione italiana sia costantemente interessata a comprare e vendere usato in particolare online”, spiega Guido Argieri, Customer Interaction & Monitoring, Head of Department di DOXA. “La progressiva digitalizzazione del Paese e un uso sempre maggiore di smartphone e tablet stanno progressivamente riducendo l’acquisto e la vendita di beni in mercati e negozi dell’usato a favore delle piattaforme digitali generaliste e verticali”.

Circular o Sharing Economy?

Le numerose possibilità offerte dal digitale hanno facilitato lo sviluppo di nuove forme di economia in cui inevitabilmente cambiano le dinamiche che legano il prodotto alla sua funzionalità. In questo scenario, spiega l’economista e divulgatore scientifico Luciano Canova, è importante chiarire le macro-differenze tra Circular e Sharing Economy, due forme di economia che ormai fanno parte della quotidianità delle persone. L’economia circolare è un modello caratterizzato dalla non linearità del classico percorso produzione-distribuzione-consumo-rifiuto: pur mantenendo l’attenzione sul prodotto, cambia infatti l’approccio nei confronti del suo ciclo di vita. Il consumatore riveste un ruolo centrale, è più consapevole della storia che ha portato alla creazione di un bene e se ne sente responsabile dall’acquisto fino allo smaltimento. La sharing economy riguarda invece una modalità di consumo che riporta al centro la funzione del bene, indipendentemente dal fatto che questo venga effettivamente posseduto da chi ne fa uso o, più frequentemente, venga affittato. I due modelli differiscono quindi nel ruolo che danno al prodotto e hanno un solo punto di contatto nello scopo di efficientare la risorsa.
“L’economia circolare non è il futuro, ma è già il presente di un nuovo modo di intendere il rapporto tra economia e società. Proprio per questo, circular is trend but not trendy. Non è una moda passeggera, ma una radicale trasformazione del nostro modo di intendere produzione, consumo e, conseguentemente, benessere. Serve un nuovo approccio, anche empirico, alla misurazione del valore prodotto dall’economia circolare e dal contributo che essa apporta alla crescita economica”, commenta Canova. 

Chi fa economia circolare contribuisce a una crescita sostenibile che porta vantaggi al consumatore, alle imprese e al sistema Paese. Il consumatore che vede aumentare la vita di un prodotto, può risparmiare denaro e reinvestirlo in esperienze che ne migliorano il benessere personale, l’impresa diventa socialmente responsabile del prodotto e rende più efficiente l’utilizzo delle materie prime, razionalizzando così la propria struttura di costi e infine il sistema Paese beneficia chiaramente di un modello produttivo più sostenibile migliorando l’impatto ambientale della produzione non a discapito della crescita. Allungare il ciclo di vita di un prodotto ha quindi il duplice effetto di alimentare da un lato l’investimento in qualità e dall’altro l’industria della Second Hand Economy.

 

Second Hand Economy 2017 from Doxa
[ via ]
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