Il problema di Pied Piper è la mancanza di UX Design

by • 25 luglio 2016 • Focus, Web designComments (0)522

Silicon Valley è una serie realizzata e trasmessa da HBO. Racconta la nascita e l’evoluzione di una startup, Pied Piper. Il fondatore è  Richard Hendricks, nerd, timido e introverso, che ha sviluppato un complesso algoritmo di compressione che permette di ridurre notevolmente il peso di un file, che sia una foto o un video.

Silicon Valley riesce a cogliere in modo intelligente e divertente alcune storture del mondo startup (americano e non) e alcuni meccanismi dietro le aziende tecnologiche contemporanee. Nella serie c’è anche un’azienda che somiglia molto a Google, Hooli, che con il suo stravagante CEO fa di tutto per ostacolare Pied Piper. Prova ad acquisirla e a realizzare qualcosa di molto simile.

 

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Immaigni dall’episodio in cui il CEO di Hooli chiede come stanno andando i lavori sulla piattaforma concorrente di Pied Pieper

 

Aggiungo uno spoiler alert anche se in questa serie non ci sono morti che resuscitano e viaggi nel tempo. Nei paragrafi sotto parlerò di come si evolve la storia nella terza stagione.

 


 

L’evoluzione di Pied Piper

Nelle prime due stagioni, i protagonisti cercano di recuperare finanziamenti mentre lavorano all’algoritmo e alla piattaforma. Commettono molti errori a causa della loro inesperienza e devono difendersi da colossi digitali come Hooli.

Nella terza stagione il servizio è maturo, hanno trovato un equilibrio e lo lanciano. Prima però condividono una versione beta con un gruppo ristretto di utenti e i feedback che ne ricavano sono ottimi: tutti si complimentano dell’incredibile lavoro svolto e dell’incredibile servizio di compressione.
Appena lanciata la piattaforma con un sito e un’app sullo store di Hooli, all’inizio gli utenti sono tantissimi, ma quelli attivi invece molto pochi. Le persone non capiscono bene come usare il servizio. I feedback ottimi della versione beta erano perlopiù di sviluppatori e addetti ai lavori; l’unica persona non addetta ai lavori che l’aveva provato, Monica, l’assistente della CEO del fondo che li ha finanziati, non ci aveva capito niente.

 

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L’interfaccia di Pied Piper

 

L’algoritmo di compressione di Pied Piper è più efficace quanto più utenti utilizzano il servizio: quindi se gli utenti attivi sono pochi, il servizio non andrà molto lontano.

Focus group e test di usabilità

Durante un focus group si evidenzia come il problema fondamentale è che gli utenti non capiscono come usare il servizio. A un certo punto una signora che stava provando l’app dice: “Dovrebbe esserci un bottone con scritto download? Hanno davvero dimenticato di aggiungere il bottone di download?”. Hendricks, si mette sulla difensiva, dice che il suo prodotto non ha bisogno di cose del genere e commette un altro errore: irrompe nel focus group e comincia a spiegare come funziona la piattaforma:

Scrive in questo post la UX Designer Kaitlyn Stahl:

Nota: Non provare a spiegare a tuoi tester come è stata programmata l’app. A dire il vero, non provare a spiegare nulla. L’applicazione dovrebbe essere intuitiva. Non dovrebbe essere necessario spiegare come usarla e sicuramente non si può spiegare come usarla a ogni singolo utente. Non bisogna stare sulla difensiva, bisogna invece prendere nota. È un test di usabilità e se gli utenti non riescono ad utilizzare il prodotto si dovrebbe voler sapere perché.

Una figura che è mancata a Pied Piper, e che spesso è mancata nella realtà anche a startup reali, è quella dello UX Designer.

Tutta la parte di design, che va dalla user experience al design dell’interfaccia, all’organizzazione dei contenuti e all’interaction design è sempre più fondamentale. “A sistemi sempre più complessi devono necessariamente corrispondere interfacce e interazioni sempre più semplici e intuitive” (scrive Maria Cristina Lavazza in Comunicare la User Experience).

Parlando della scena in cui Hendricks entra nella stanza del focus group nel suo post Kaitlyn Stahl scrive:

Questa scena ha evidenziato l’estremo scollamento tra l’azienda e il suo pubblico. Pied Piper ha bisogno di un UX designer. Uno UX designer ascolta i tester e trova il loro punto di vista. Uno UX designer trova problemi, cerca un terreno comune, e crea soluzioni. Uno UX designer è un difensore dell’utente.

In un altro post un’altra UX designer, Aakanksha Mirdha, elenca gli errori fatti da Pied Piper, come testare il servizi con gli utenti sbagliati, farsi coinvolgere dai giudizi degli utenti, spiegare e rispiegare la tecnologia dietro il prodotto, credere che il proprio prodotto è troppo in anticipo sui tempi. Mirdha giunge alla stessa conclusione di Kaitlyn Stahl: serviva uno user experience designer.

Non siete d’accordo?

 

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