Rethinking publishing: dal cartaceo al digitale

by • 17 Maggio 2016 • Focus, TipografiaCommenti disabilitati su Rethinking publishing: dal cartaceo al digitale1949

Rethinking publishing: dal cartaceo al digitale è la tesi di Noemi Crisà che conclude il Biennio in Grafica Editoriale dell’Accademia di Belle Arti di Catania. Il tema centrale della tesi è l’editoria digitale cercando di capire le affinità e le diversità del prodotto editoriale nella sua versione digitale rispetto a quella cartacea.

 

 

Oggi si sente parlare sempre più di crisi dell’editoria, riferendosi in particolar modo all’abbandono del medium cartaceo e ad una vera e propria smaterializzazione del testo.

Rethinking publishing nasce con l’obiettivo di chiarire quali diversità e affinità manterrà il prodotto editoriale rispetto alla sua versione digitale e capire cosa ha comportato il passaggio da carta a web – da materiale a immateriale – sia dal punto di vista progettuale che da quello fruitivo.

 

cartaceo e digitale

 

L’inventore statunitense D. Engelbart fu tra i primi, ben prima dell’avvento di internet, a sostenere che il libro (e di conseguenza anche gli altri prodotti informativi, testuali, cartacei) potesse essere associato all’ambito elettronico – digitale, tenendo in considerazione la perdita della linearità tipica dell’organizzazione testuale su carta.

Questo indica un superamento di tale artefatto, ma non necessariamente la sua trasformazione in qualcosa che non può più esser definita tale; infatti, se prendessimo un libro svolgendovi un’azione sottrattiva su tutte le sue componenti, ci renderemo conto che esso continuerà a restare tale, dimostrando come la storia del libro inizi ben prima della stampa.

Quest’oggetto è da sempre un prodotto tecnologico che nel tempo ha attraversato fasi di profondi cambiamenti, sia nella sua struttura, sia nei materiali impiegati che nelle tecniche produttive.

Quindi, perché considerare i prodotti editoriali diversamente?

Il libro è l’antesignano dello schermo e, come disse lo storico F. Barbier, un oggetto di comunicazione diventato di massa. L’editoria si sta evolvendo per andare incontro al tipo di comunicazione che la massa ora richiede ed essendo l’informazione un’entità che necessita di un flusso continuo, internet – con la sua immediatezza – viene considerato il medium più idoneo.

È assodato che l’avvento di internet e dei social network abbia determinato la perdita dell’uso primario della carta, ma non credo che essa possa definirsi “morta” dato che è una forma molto conveniente di visualizzazione, quanto piuttosto come qualcosa che passerà in secondo piano e destinata ad una nicchia di utenti.

Riviste, libri, giornali e prodotti d’informazione in generale possono esser definiti tali anche se distaccati dalla loro forma tangibile in quanto non definiti da proprietà fisiche, ma dal contenuto.

La fruizione del testo

Il supporto usato per scrivere e leggere è funzionale al tipo di testo, ai tempi, ai modi e ai luoghi di lettura: il supporto, quindi, non determina il testo stesso – il medium non determina il messaggio – ma la sua fruizione.

Sono tre le situazioni che, principalmente, definiscono i modi di fruizione:

  • Lean foward, ossia una fruizione basata non solo sulla semplice assimilazione dell’informazione, ma su dove quest’ultima viene elaborata (analoga a quella dei pesanti ed ingombranti libri “da scrivania” o, per fare un esempio legato a tempi più recenti, del computer fisso);
  • Lean back, ossia nel caso di una fruizione rilassata (come quando leggiamo un libro o un articolo mediante un tablet o uno smartphone su un divano);
  • In mobilità, come accadde con l’introduzione dei tascabili, libri il cui formato fu pensato per rendere tali prodotti editoriali trasportabili e maneggevoli, ergo fruibili in più ambiti.

Analogamente (o paradossalmente), l’evoluzione dei supporti cartacei – e dei rispettivi formati – ricorda ciò che oggi sta avvenendo nel campo del web grazie al responsive, tecnica di web design per la realizzazione di siti e, mediante metodologie diverse, di applicazioni e programmi desktop in grado di adattarsi graficamente e automaticamente al dispositivo con il quale vengono visualizzati, riducendo al minimo la necessità per l’utente di ridimensionamento e scorrimento dei contenuti.

 

responsive

 

In principio la fruizione era di tipo lean foward, mentre adesso la modalità di consumo dei contenuti ha dei tempi molto veloci e, soprattutto, mobile: per questo un testo pensato per il web dovrà essere semplice e conciso; con troppe informazioni, link e materiali interattivi, gli utenti si sono abituati a scorrere e scansionare la pagina web, ricercando delle parole chiave nel testo senza leggerlo veramente, creandosi delle scorciatoie per orientarsi nell’oceano dei contenuti disponibili online.

Nel web non servono orpelli, ma sintesi e chiarezza

I lettori non hanno cambiato le loro vecchie abitudini commutando le loro riviste e i loro giornali cartacei in digitale, ma è il modo in cui scoprono, conservano e consumano i contenuti che è cambiato. Quindi, i progettisti devono considerare l’esperienza editoriale del lettore contemporaneo che ha una nuova serie di abitudini. Si muove su più piattaforme e fruisce una pubblicazione contemporaneamente su carta, su smartphone e su tablet, in un sito o applicazione che sia.

Concetto cardine è dunque quello dell’editorial experience: un forte design editoriale presta sempre fede al suo contenuto, al suo contesto e ai suoi lettori, ed è sensibile ai modi in cui il pubblico interagisce con esso; un lettore deve poter riconoscere la medesima edizione sia su carta che in versione digitale e, dopo aver ricevuto il numero successivo, deve potersi rapportare ad esso sempre nello stesso modo, anche se il contenuto sarà ovviamente diverso, nel modo più naturale possibile.

La chiave per un gruppo editoriale è rispondere alla transizione dal cartaceo al digitale con un cambiamento strutturale, ma attento a preservare la propria identità in linea con il passato e con la propria tradizione.

Questo non significa che un prodotto originariamente cartaceo debba essere riproposto sul web con semplici orpelli multimediali, perché in tal caso si darebbe al lettore un’esperienza di lettura scadente e per niente stimolante; bisogna piuttosto adottare una nuova mentalità dedicata al web e alle applicazioni.

La parola d’ordine è ripensare le pubblicazioni.

 

ripensare le pubblicazioni

Noemi Crisà
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