Fare siti è semplice, farli bene è difficile

by • 8 aprile 2016 • Focus, Progetti, Risorse, StrumentiComments (2)1481

Giorni fa scorrendo la timeline di Twitter mi sono apparsi in sequenza due link che — a loro insaputa — erano in qualche modo collegati.

Un link mi ha portato a una discussione su Reddit dove si commentavano due siti realizzati con The Grid, il site builder che crea siti in automatico in base ai contenuti. L’intelligenza artificiale applicata al web design, dicono i loro creatori.

L’altro link mi ha portato a un post di Alexandru Giuseppe Ispas dal titolo Creating a website is easy, doing it right is hard.

Su Reddit il post di avvio della discussione ha come titolo Finally got to see thegrid.io sites. I think your jobs are safe. I due siti realizzati con The Grid sono semplicistici e bruttini. Jeff Woods, il community evangelist di The Grid in un post dal titolo “You Suck” means you have plenty of opportunities scrive:

You are right…it sucks in it’s current state. It needs to be better.

Ispas nel suo post, scritto mesi prima della discussione su Reddit, parla di come negli ultimi anni la diffusione di site builder come Squarespace, Weebly, Wix (ma secondo me si possono aggiungere a questi anche i temi di WordPress, gratuiti o a pagamento, e in parte i temi per framework come Bootstrap) ha fatto credere che un tool possa sostituire il designer.

Tutto si basa su un’idea diffusa (sbagliata) che il costo di un sito, in termini economici o di tempo, risieda solo nella sua costruzione tecnica. I 50 euro di un tema di WordPress o i 100 euro di un account pro di un servizio di site builder spesso diventano il costo di riferimento per valutare il lavoro.

 

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Ispas nel suo post analizza le varie fasi della progettazione di un sito web e racconta l’equivalente rumeno dell’aneddoto della martellata del meccanico. Nella versione di Ispas il meccanico è un falegname.

La storia del meccanico è più o meno questa (ce ne sono diverse varianti):

Un automobilista porta da un meccanico la sua auto per un persistente problema al motore. Il meccanico studia la cosa, dà una martellata al motore e risolve il problema. L’automobilista chiede quanto deve pagare. “100 euro” — dice il meccanico. “100 euro per una martellata? Mi sembra troppo” obietta l’automobilista. “La martellata è gratis, i 100 euro sono per sapere dove darla”.

L’uso di un tema di WordPress o di un site builder in alcune situazioni è comodo, velocizza il lavoro, ma non lo azzera.

Mi è capitato in più di un’occasione di usare o di proporre un tema di WordPress già pronto. Per un help desk di un servizio digitale, per presentare lavori di studenti, per cominciare con i miei studenti, per presentare un lavoro, per presentare un servizio, per vendere qualcosa. E naturalmente per fare un blog.

Ho avuto poche occasioni di usare o consigliare site builder, ma non è tanto diverso.

Qualche fine settimana fa ero a casa con un mio amico che aveva la necessità di mostrare alcuni suoi nuovi lavori. Un tema di WordPress, di quelli pensati per i portfolio, era l’ideale. Ne conoscevo un paio fatti molto bene. Ne abbiamo comprato uno, installato WordPress e cominciato a caricare foto, impostare colori, font, allineamenti. Il tema, professionale e ricco di opzioni, ha richiesto comunque lavoro e prove. Tra prove e tentativi è passato un pomeriggio, ne sono serviti poi altri per metterlo online.

 

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Un tema ben fatto nelle mani di una persona che sa cosa fare (e magari ne conosce limiti e potenzialità), con tutti i contenuti a disposizione, in un paio di giorni è pronto per andare online. Lo stesso tema nella mani di una persona che non sa cosa fare genera in un paio di giorni un’email di protesta al creatore del tema.

Un altro mio amico lavorando al suo sito con un site builder mi ha chiesto una mano. Il sito gli sembrava brutto e il site builder non adatto. Il sito era decisamente brutto, ma la colpa non era del site builder. Quel site builder faceva quello che fanno tutti i site builder, questo mio amico invece non sapeva quello che stava facendo. Testi, immagini, colori e allenamenti erano messi senza criterio e non aveva ben chiaro quali dovessero essere le pagine del suo sito. Ci abbiamo lavorato assieme qualche ora, abbiamo chiarito e definito vari aspetti del sito e tutto è diventato molto meglio.

Fare una pagina web o un intero piccolo sito da un punto di vista tecnico è semplice e ci sono strumenti che stanno semplificano sempre di più il processo, ma appunto sono strumenti, sono il martello.

Site builder, temi di WordPress o (da capire come si evolverà) probabilmente lo stesso The Grid sono utili nelle mani giuste, meno utili nelle mani sbagliate. Si possono fare cose buone e cose meno buone. Un po’ come con Photoshop, altro strumento che ha diffuso l’idea che per manipolare immagini bastasse installarlo, con il quale si possono fare cose come questa e cose come questa.

[ ph © Jens Kreuter ]
[ ph © William Iven ]
[ ph © William Iven ]
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2 Responses to Fare siti è semplice, farli bene è difficile

  1. Mantanera ha detto:

    ecco, grazie… ma vallo a spiegalo per davvero ad un potenziale cliente!!

  2. Salvatore ha detto:

    Il problema infatti non sono questi generatori e neanche chi si lancia in un nuovo mestiere con tanto entusiasmo ma senza un minimo di competenza, ma la fetta di mercato alla quale erroneamente troppi professionisti si rivolgono.

    Se si investono anni della propria vita ad affinare competenze di un certo livello e poi si continua a pretendere di trovare nella piccola/micro azienda italiana il proprio bacino clienti, non ci si stupisca del tipo di competizione alla quale bisogna far fronte e della costante ed infruttifera opera di proselitismo alla quale si sarà quindi costretti (e.g. ma i siti a 300 euro non servono a niente – ma quelli ti scaricano un tema da 30 euro).

    Le professioni creative e quelle del web non sono un unicum in questo. Ogni attività viene svolta a livelli diversi dalle varie parti coinvolte. Bisogna solo capire a cosa si ambisce ed inseguire il giusto target per i servizi che si è in grado di offrire.

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