Frammenti, una tesi sulla fotografia di scena

by • 14 Aprile 2016 • Focus, FotografiaComments (0)1769

Frammenti è la tesi di Tatiana Mazzola che conclude il suo Triennio in Arti Tecnologiche dell’Accademia di Belle Arti di Catania. Il tema centrale della tesi è la fotografia di scena, con un approfondimento sulla fotografia di scena in ambito musicale. Su quest’ultimo punto Tatiana ha anche realizzato un suo progetto fotografico.

 

 
Copertina TesiLa fotografia ha sempre avuto un fascino estremamente potente su di me, perché con una foto si può immortalare un momento per sempre, un carpe diem che non si replicherà mai più allo stesso modo.

Frammenti nasce dalla passione per la fotografia di scena e dalla voglia di appropriarsi con gli occhi, la mente e il cuore, di attimi, di emozioni, sensazioni, atmosfere magiche, luci e ombre, movimenti e anime che danzano su di un palcoscenico. Nasce dalla curiosità di scoprire come nacque e si diffuse questo genere fotografico non sempre conosciuto ai più e spesso sottovalutato. Seguendo un interessante percorso logico e teorico ho scavato nelle origini storiche del genere fotografico in questione, risalendo alle sue radici nel mondo e nei set cinematografici.

Le foto di scena hanno un alto valore creativo e documentativo, ma sopratutto sono il primo mezzo attraverso il quale si pubblicizza il film e gli si da visibilità tramite manifesti e articoli sui giornali di tutto il mondo.

La fotografia di scena, a livello espressivo, può essere divisa in due rami: uno formato da scatti realizzati “in scena” (ovvero le riproduzioni fotografiche di scene filmiche il più simili possibili all’originale) e un altro formato dai “si gira” (ovvero fotografie realizzate sul set, durante le pause o la fasi di produzione, il cosiddetto backstage).

Il fotografo di scena coglie le emozioni e gli sguardi degli attori, la vita dietro il film, dalla nascita all’opera conclusa. Il suo lavoro può essere considerato come la memoria storica del cinema.

La ricerca della mia tesi tocca, di conseguenza, il cinema in senso stretto e una serie di lungometraggi che hanno trattato la fotografia come protagonista o, in maniera trasversale, come mezzo attraverso il quale accadono gli eventi. Analizzo pellicole come La Jetée di Chris Marker (1962), un cortometraggio di 28 minuti, che presenta una insolita tecnica narrativa: non si tratta di un filmato in movimento ma di una sequenza di fotografie, con una voce narrante fuori campo che racconta l’intera storia; La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock (1954) che punta i riflettori su come viene ricostruito il significato di un evento tramite le proprie capacità visive e intellettuali; o ancora Blow up di Michelangelo Antonioni (1966) che spinge lo spettatore a riflettere su cosa vedono realmente i nostri occhi attraverso il dispositivo fotografico.

A seguito di ciò, è stato doveroso trattare quel, più o meno recente, genere fotografico che si rifà, nella progettualità e nella visione finale, al cinema stesso: la staged photography. Espressione dalle molte sfaccettature (fotografia allestita, preparata, messa in scena), che identifica una serie di strategie estetiche in ambito artistico, di moda e nella pubblicità, utilizzate tra la seconda metà del Novecento e l’inizio del nuovo millennio. Questo modo di fare fotografia, sotto vari aspetti e talvolta autobiografici, divenne noto grazie al lavoro di artisti quali Cindy Sherman, Jeff Wall e Sandy Skoglund. Oggi un genere estremamente diffuso e conta grandi rappresentati come Gregory Crewdson, conosciuto come uno dei più grandi artisti del nostro tempo capace di raffigurare il paesaggio moderno americano, lo stato d’animo e la psiche.

Interno Tesi

La ricerca prosegue con un approfondimento sulla fotografia di scena in ambito musicale, quell’ambito dove il fotografo entra in punta di piedi in uno spettacolo e ritrae emozioni e sensazioni, proprie, dell’artista sul palco e, in parte, degli spettatori. Anche in questo frangente analizzo figure portanti come Annie Leibovitz e Guido Harari che hanno, letteralmente, vissuto e convissuto con gli artisti e li hanno ritratti con delicatezza e trasporto, creando con essi anche solidi rapporti umani e di amicizia.

A chiusura del lavoro si trova una breve e personale riflessione sull’esperienza vissuta in prima persona nell’ambito della fotografia di scena musicale.

Romeo e Giulietta - Ama e Cambia il Mondo

Ho partecipato alla 40° Stagione Concertistica dell’AME (Associazione Musicale Etnea) di Catania. Ho assistito a tutti gli spettacoli, sia durante le prove generali sia durante i live. Sono stata fortunata, privilegiata e ho avuto modo di conoscere grandi artisti, grandi cantanti, musicisti, personalità forti e dall’anima vibrante.

Indimenticabile la meravigliosa Etta Scollo con la quale sono stata a contatto per ben due giorni. Due giorni di prove intense che mi hanno permesso di comprendere, anche solo in piccola parte, il suo essere e la sua attenzione nei riguardi della musica, dei testi ma sopratutto l’amore che mette nel suo lavoro e l’attenzione che rivolge allo spettacolo che andrà a presentare al pubblico.

Personalità unica nel suo genere quella di Giovanni Sollima che sembra essere una cosa sola con il suo violoncello: violoncello che diventa estensione del suo braccio e del suo stesso essere. Ogni colpo di archetto, ogni nota, ogni pizzicato esprimono il suo legame profondo e indissolubile con la musica: egli vive un amplesso indescrivibile mentre suona, glielo si legge sul viso, esprime senza remora ogni sensazione, ogni emozione, non si trattiene mai e il pubblico lo percepisce, assorbe pienamente tutta la sua essenza.

Etta Scollo

Tanti spettacoli, ognuno diverso, ognuno perfetto e imperfetto allo stesso tempo ma quello che forse più mi è entrato dentro è stato il musical Romeo e Giulietta: Ama e Cambia il Mondo di David Zard.

Il musical unisce musica, danza e recitazione insieme, racconta in un breve lasso temporale una storia: vicende, vite, attimi vissuti realmente o inventati dallo scorrere della penna di uno scrittore. Le tecniche di scena, la gestione delle luci, le coreografie, i movimenti lenti o fulminei degli attori sul palco, le parole recitate, il sudore sulla fronte dei ballerini, le loro figure prestanti, atletiche, sinuose, le composizioni visive, i colori, tutto crea emozione, piacere, commozione!

Nel progetto fotografico, che chiude il mio lavoro di ricerca, ho cercato di riunire tutto questo, ho cercato di mettere sempre me stessa, la mia emotività e le mie sensazioni, i frammenti degli attimi che non voglio dimenticare.

[ ph © Tatiana Mazzola ]
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