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Il commento di Spiekermann sul design web e di app

by • 16 marzo 2016 • Design, Focus, Personaggi, ProtagonistiComments (0)492

Intercom è un servizio web che aiuta altri siti, app e servizi digitali a comunicare con i propri utenti. In un articolo su Medium Paul Adams, VP of Product di Intercom, si chiede se ha ancora senso parlare di Mobile First:

Ma se il “mobile” è il nostro futuro perché quasi tutti servizi mobile di maggior successo stanno progettando applicazioni web per schermi più grandi? (Vedi Instagram, Flipboard, Uber, Waze)


Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che per progettare o realizzare un sito o un servizio digitale, lo smartphone venisse prima di tutto. Non è sempre così. Ci sono ancora tante attività che si svolgono principalmente davanti a un portatile o uno computer desktop, e per molte di loro l’applicazione mobile è un supporto all’attività che si svolge sullo schermo più grande.

Quello che conta è capire cosa gli utenti stanno cercando di fare e aiutarli a farlo nel modo migliore. Sfruttando il contesto di utilizzo e pensando allo schermo più adatto e non al dispositivo.

Spiekermann-1In risposta a questo articolo è intervenuto Erik Spiekermann. Icona del graphic design e della tipografia, autore di font come Officina, Meta, Unit, il recente Fira Sans. Co-fondatore della type foundry FontFont, dello studio di design Meta Design e EdenSpiekermann.

Spiekermann a 69 anni si dice piacevolmente sorpreso del fatto che i designer delle nuove discipline (UI, UX, etc…) si ritrovino ad affrontare vincoli (e a trovare poi soluzioni) come accadeva per i designer di vecchie discipline, come la stampa.

Scrive Spiekermann:

Quando disegno una rivista, un libro o un giornale, ho bisogno di prendere in considerazione […] il pubblico (spettatore, lettore, utente, il cliente!), il contenuto (lungo, corto, informativo, vitale, non così urgente, divertente), il contesto (seduto, in riunione, in viaggio, a un tavolo, di fretta, sul posto di lavoro, sotto l’acqua), la motivazione del pubblico (interessato, annoiato, dipendente, negativo, riluttante) e, ovviamente, la tecnologia che genera i segni (non sempre i pixel), quanti colori può visualizzare e come le pagine sono contrassegnate (offset, a getto d’inchiostro, flexo, serigrafia, tipografia, laser).


Secondo Spiekermann cambia solo la tecnologia, ma il lavoro del designer non è cambia:

L’attuale generazione di progettisti UI/UX potrebbe pensare di aver inventato un nuovo modo di progettare, ma i problemi sono gli stessi da sempre. Cercare di adattare un sacco di testo all’interno di una confezione di un farmaco è probabilmente più difficile che fare la stessa cosa su uno schermo. Non c’è lo zoom sulla carta, quindi deve essere davvero ben fatto solo per quella versione e per quella circostanza.


Come non cambia l’approccio:

Il mio metodo? Pensare. Considerare. Fare uno schizzo. Pensare di nuovo. Guardarsi intorno. È tutto stato già fatto prima, anche se con un codice diverso. Io dovevo convincere i clienti con schizzi e linee a matita emulando testi di piccole dimensioni. Se si riesce a fare questo tutto il resto è facile. Lo puoi chiamare Mobile First o Small Screen Rules o Whatever Makes Us Feel Important. In definitiva quello che facciamo è prendere i messaggi e riordinarli. Noi siamo gli interpreti e il nostro scopo è quello di servire i nostri clienti e i loro clienti, gli utenti. Possiamo farlo solo se comprendiamo tutti i vincoli, nonché il contenuto. Non potrei progettare un libro che non ho letto, né un sito web in una lingua che non capisco.

 

 

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