#DIGIT4FASHION: Ma il fashion ha davvero bisogno della ricerca?

by • 24 Ottobre 2015 • Comunicazione, Nuovi MediaCommenti disabilitati su #DIGIT4FASHION: Ma il fashion ha davvero bisogno della ricerca?1920

Siamo abituati a pensare al fashion come un’industria che detta le regole, le “mode” appunto, guardando sempre avanti e anticipando i trend: ad ogni cambio di stagione le collezioni arrivano in passerella, nei negozi e veniamo stimolati a cambiare, almeno in parte, il nostro guardaroba sulla base di quello che le griffe, per alcuni quasi delle religioni, ci dicono di indossare.

È possibile che il fashion, con questa sua capacità innata di creare e stimolare, possa fare a meno della ricerca?

Secondo Duepuntozero Doxa la ricerca per il fashion, in particolare quella digitale, ha un potenziale molto elevato. Ma ancora inespresso. Per questo hanno riportato alcune riflessioni a Digit4Fashion: Digital and social media strategies for the fashion industry, giornata di studio e di condivisione dedicata all’innovazione nel digital marketing organizzata dall’Università e dal Comune di Firenze il 1° ottobre scorso.

Per comprendere appieno il potenziale della ricerca digitale per il fashion e individuare le possibili sinergie hanno voluto contribuire con più volti e visioni, attraverso gli interventi di Barbara Galli sulle opportunità offerte dal contesto, di Daniele Gueli sugli approcci qualitativi digitali per ingaggiare prospect e clienti e di Francesca Soldi sugli influencers. Oltre a dare il via a uno studio pilota sui fashion blogger condotto in collaborazione con WemPark, laboratorio sul marketing diretto dal professor Danio Berti.

Libera circolazione dell’opinione

Le persone parlano online di brand e prodotti, esprimendo opinioni, reclamando attenzione e voglia di partecipare. Oltre che di essere ascoltati.
Il monitoraggio della rete offre ai brand l’opportunità di sapere quanto gli user parlano di loro, con quali toni e contenuti, in quali luoghi, per individuare i cardini su cui rafforzare il proprio posizionamento e le minacce da arginare tempestivamente.

Opinion makers

Non tutto ciò che viene detto in rete ha lo stesso peso. Per questo è importante disporre di strumenti utili a individuare gli attori più influenti.

Lo studio degli influencers, che prende in considerazione metriche quali volumi di conversato (su un brand, un prodotto, un tema) e il  tipo di coinvolgimento che ha generato in rete in termini di like, di commenti e di condivisioni, può aiutare i brand a identificare tra loro i più idonei a veicolare i propri messaggi, nella direzione più coerente con il posizionamento desiderato. È con approfondimenti qualitativi (per es. analisi del tone of voice, del contenuto…etc.) che le metriche puntuali attribuite agli opinion makers vengono arricchite e validate.

I bisogni dei surfers

Gli utenti acquisiscono sempre maggiori competenze, diventano abili a muoversi in rete, maturano nuovi bisogni in termini di usabilità e di servizi. Oltre ad ascoltarli è importante offrire loro esperienze in linea con le loro aspettative (l’e-commerce è solo un esempio). Risulta pertanto fondamentale coinvolgere i surfers in percorsi di esplorazione finalizzati a raccogliere insight su come essere on line nel modo ottimale, attraverso usability test, co-creation, panel e community di ricerca.

[ via Duepuntozero Doxa ]

 

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