Designing Workflow, progettare prodotti e servizi digitali

by • 23 ottobre 2015 • Focus, Ispirazione, Web designComments (1)2326

Designing Workflow è la tesi di Alice de Gaetani che conclude il Biennio dell’Accademia di Belle Arti di Catania. La tesi affronta e analizza i processi e l’approccio da tenere nella progettazione di servizi e prodotti digitali.

 

 
Mai come oggi progettare prodotti digitali è stato così semplice, e mai come oggi il mercato ne è stato saturo. Chiunque in possesso di un computer e di qualche software dedicato ha la possibilità di trasformare la propria idea in un’app o in un sito web, senza particolari competenze. Cos’è dunque che identifica un prodotto digitale di qualità e quali sono le specifiche che gli permettono di emergere rispetto alla concorrenza? Designing Workflow è nato nel tentativo di dare risposta a questa domanda, grazie alla consultazione di ciò che i maggiori esperti di usabilità e non solo — da J.J. Garrett a S. Krug, da P. Morville a J. Nielsen — hanno scritto in merito.

Concetto chiave dell’intera questione è lo User Experience Design, una macrodisciplina dai confini assai labili, che ne ingloba molte altre. Celebre è la metafora della UX come ombrello proposta da Dan Willis per mostrare come essa contenga al suo interno il visual design, l’information architecture, l’interaction design, l’usability design, la user research e la content strategy.

designing workflow

La User Experience è un approccio poliedrico nei confronti di tali discipline applicate. Si sintetizza in tre specifici aspetti: un elemento x, il processo tramite cui l’utente y si rapporta ad esso; e l’utente y in sé, concepito come individuo unico nella propria soggettività, insieme di competenze, esperienze ed emozioni assolutamente personali. Fondamentale è notare che la UX sia antropocentrica e sfati il mito dell’utente medio, laddove invece i soli principi di usabilità precedentemente sviluppati si ponevano come assolutamente oggettivi, quasi scientifici, rispetto al problema della progettazione.

Nell’ambito della UX è stato sviluppato il modello della piramide dei bisogni. Dalla base alla cima aumenta la qualità del prodotto. La base è focalizzata sulla funzione, la cima sull’esperienze dell’utente. Molte aziende non riescono a fare il salto di qualità e ad andare oltre al concetto di semplice usabilità, molte altre, al contrario, adottano un approccio top-bottom procedendo dalla cima verso la base.

designing workflow-2

Tra tutte quelle coinvolte nel flusso di progettazione, le discipline principali sono l’information architecture, l’interaction design, la content strategy e l’interface design.

Prima di intraprendere un breve percorso alla scoperta di tali discipline, è necessario soffermarsi sulla nozione di design thinking, termine coniato da Hasso Plattner che affermò: «che cosa è il design se non lo stesso pensiero umano, l’attività più alta dell’uomo, il pensare?». Considerato la vera e propria rampa di lancio verso il successo del prodotto, il design thinking è l’approccio — fortemente pragmatico — che ogni membro del team di progettazione deve adottare: essere open-minded, creativi, originali, mai banali, innovativi, aperti alla collaborazione, al dialogo e al confronto.

Tornando al designing workflow, l’information architecture è la disciplina che, in parole spicciole, permette di elaborare, in spazi informativi fisici o digitali, modelli organizzativi coerenti d’informazioni, commisurati al contesto di azione, agli obiettivi e agli utenti finali.

Nel digitale in particolare essa svolge quattro tipi di interventi: sul sistema di organizzazione ovvero la scelta e l’applicazione di criteri — gerarchici e non — per la suddivisione e la catalogazione delle informazioni; sul sistema di navigazione cioè la creazione della struttura spaziale del prodotto digitale e dei molteplici percorsi a disposizione dell’utente per la navigazione; sul sistema di ricerca che si identifica, per esempio, con la barra di ricerca su un sito web o con l’indice alfabetico alla fine di un testo; e sul sistema di etichettatura per l’individuazione delle parole più adatte a designare un link, un’intestazione etc.

L’interaction design ha come focus l’interazione tra macchine, tra persone, e tra persone e macchine. Esso stabilisce come tali componenti si muovano nello spazio e nel tempo, che aspetto visivo debbano avere, di quale consistenza fisica necessitino ed eventuali feedback sonori da prevedere. Lo scopo della disciplina è generare prodotti che siano affidabili per l’utente, appropriati al contesto e all’ambiente culturale a cui fanno riferimento, intelligenti ed ingegnosi affinché l’utente ne sia stupito, reattivi ed immediati nello svolgere quanto viene loro chiesto, ma anche ludici e piacevoli perché l’utente ne sia affascinato e se ne affezioni.

La content strategy, infine, è la disciplina che, invece, si dedica alla creazione concreta dei contenuti che andranno a popolare il prodotto digitale. Agisce in quattro ambiti, la sostanza (quanti contenuti inserire e quali messaggi essi veicolano), la struttura (come i contenuti sono priorizzati, organizzati, formattati e visualizzati), il workflow (quali processi, strumenti, e risorse umane sono necessari), la governance (come sono prese le decisioni, chi gestisce le modifiche e chi le approva). Ogni contenuto viene creato in maniera specifica tenendo conto del livello d’istruzione degli utenti di riferimento, del tono di voce più appropriato in base all’azienda, del messaggio che essi veicolano.

L’interface design entra in gioco nelle fasi più avanzate della progettazione. Riguarda la definizione dell’interfaccia a livello grafico, ovvero concretamente parlando, l’individuazione degli elementi di layout dalla griglia, ai font, alla palette colori.

Il designing workflow nella creazione di un prodotto digitale è, in conclusione, molto più complesso di quanto possa apparire e, per inciso, molto più articolato di quanto enunciato fin qui. Ciò che è importante notare è il profondo dualismo insito nel flusso di progettazione che ne rappresenta la principale difficoltà: da una parte l’approccio deve essere rigido, preciso, puntuale al fine di rispettare gli obiettivi del cliente, le scadenze imposte, il budget a disposizione; dall’altra l’aspetto umano dell’utente a cui il prodotto è rivolto non è trascurabile, al contrario è il perno del processo e la conditio si ne qua non per la riuscita del progetto.

Alice de Gaetani
Pin It

Related Posts

One Response to Designing Workflow, progettare prodotti e servizi digitali

  1. kOoLiNuS ha detto:

    Ed io che pensavo ci fosse un PDF da scaricare qui :D

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *