A chi parliamo di food? Riflessioni a margine della Social Media Week Roma

by • 29 Giugno 2015 • Comunicazione, Focus, Nuovi MediaCommenti disabilitati su A chi parliamo di food? Riflessioni a margine della Social Media Week Roma1851

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Riflessioni a margine dell’incontro Dalle guide dei gourmet alle app e social per i foodies alla Social Media Week Roma 2015.

 


 

La sala è buia, non ci sono posti a sedere. Resto in piedi in un angolo cercando di ricostruire il discorso della tipa che sta parlando. Sta raccontando, con enfasi ed entusiasmo, di un passaggio, di un cambiamento nelle scelte di comunicazione del Pastificio dei Campi. Si percepisce il senso di appartenenza e la soddisfazione di un piccolo grande percorso di innovazione interna.

A seguire, Luciana Maci di economyup offre una fotografia del settore: partono slide con dati, tabelle riepilogative del fenomeno food in Italia e le 3 tendenze che la fanno da padrone: booking online, e-commerce e sharing economy. Storie di imprese italiane, piccole e innovative, storie di exit, di aree su cui investire ancora perché “il mercato c’è”.

La mia attenzione si accende quando la parola passa ad Almir Ambeskovic, Country Manager per l’Italia di TheFork, piattaforma per la prenotazione online dei ristoranti di TripAdvisor. Almir ha venduto RestOpoliS a Tripadvisor e tutti si chiedono, dal pubblico ai colleghi di panel, a quanto… “ma tanto sui numeri mentono tutti” dice lui ridendo.

Indipendentemente dallo scenario, il mondo dell’impresa food finisce con le acquisizioni da parte di stranieri che vengono a “papparsi” le nostre intuizioni come mollichine. Se l’happy ending fosse l’exit sarebbe una situazione ideale.

Questo minimo comune denominatore della difficoltà nella scalabilità delle start up italiane da cosa dipende? Sono forse poco abituate a pensare in grande?

Un dato di fatto è che l’Italia, con la sua forte tradizione culinaria, rappresenta il posto ideale per sviluppare il futuro dell’alimentazione e provare a innovare questo settore. L’estero non sforna certo esperti o appassionati come qui da noi. Quando si parla di cibo noi siamo in prima linea, non ci tiriamo indietro, è un dovere nazionale quello di confrontarsi sulla migliore pizzeria o sulla ricetta della nonna che rispetta la tradizione locale. Partiamo quindi da un accertato punto di forza in cui il made in Italy avrebbe spazio e mercato per imporsi.

Appurato che il mercato c’è, possiamo concentrarci sul tema del fare startup in questo Paese per condividere come il problema non sia, come erroneamente si pensa, la difficoltà economica a creare. Se guardassimo solo l’orizzonte dei soldi, degli incubatori, avremmo l’impressione che la situazione sia migliorata rispetto a qualche anno fa, ma siamo sicuri? La sensazione invece è che continuiamo ad avere grandi idee, poche competenze nel fare impresa e un gran timore di fallire.

Eppure ci sono belle storie di innovazione che con tenacia vanno avanti scontrandosi con la scarsa capacità del settore a recepire i cambiamenti. Un settore che fatica a comprendere la cultura dell’innovazione e soffre di un forte ritardo rispetto al resto d’Europa.

Se, dopo tutto questo sforzo, le imprese scelgono l’exit come epilogo, non sarà forse anche per il sistema fiscale italiano che le strozza e impedisce la crescita?

Mi sarebbe piaciuto avere uno spazio di “storytelling”, di dialettica, in cui confrontare questi quesiti con la storia di RestOpoliS e le reticenze del settore. Temo, infatti che la cultura dell’innovazione diffusa a quelli che già masticano questi temi perda di vista l’opportunità di coinvolgere quelli a cui l’innovazione è diretta. Quanti ristoratori c’erano in sala? Forse sarebbe utile ripensare questi momenti di condivisione per creare contesti in cui co-costruire un sistema diffuso di cultura dell’innovazione e facilitare anche il settore food a narrarsi, a capire cosa sta succedendo e come adeguarsi.

Quando inizieremo a praticare lo storytelling invece che a parlarci su?

Esercitarsi nella narrazione è un processo complicato, ti sei mai chiesto quale sia l’impatto fuori dai social, di questo tipo di eventi?

 

 

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