Libri&Ebook, Angela Celestre

Libri e eBook, storia di un compromesso tra analogico e digitale

by • 29 Aprile 2015 • Design, Focus, IspirazioneCommenti disabilitati su Libri e eBook, storia di un compromesso tra analogico e digitale2254

Libri&Ebook, storia di un compromesso tra analogico e digitale è la tesi di Angela Celestre a conclusione del suo percorso di studi presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Come il titolo lascia intuire si parla libri analogici e digitali e dei loro formati, ma anche di lettura e di scrittura.

 

angela-celestre-cover-2Negli ultimi anni si è molto parlato della crescente diffusione dei libri digitali e, soprattutto, delle conseguenze che questo fenomeno avrebbe provocato a danno dell’editoria tradizionale; il solo fatto che si pensi più ai contro che ai pro che questa evoluzione-rivoluzione del medium di lettura abbia apportato nel mondo dell’editoria la dice lunga sui pregiudizi circa eReader, ebook e così via.

Ricercare analogie e differenze tra i due media è complesso ed è un lavoro che può dare risultati apparentemente contrastanti in base a quale lato del problema si decide di affrontare: esteticamente libro analogico e libro digitale sono quasi del tutto inconciliabili mentre dal punto di vista della trasmissione dell’informazione sono praticamente identici; redigerlo è un processo che rimane uguale in entrambi i casi ma in fase di formattazione l’iter varia notevolmente se il risultato finale debba essere un libro di carta o destinato alla pubblicazione digitale.
Non deve stupire se la conclusione di questa analisi sarà che libro analogico e digitale sono diversamente uguali e non in competizione.

Leggere può essere inteso come un’esperienza sinestetica, ovvero contaminata da ciò che viviamo anche con gli altri sensi non direttamente legati, nella fattispecie, alla vista, il primo senso coinvolto durante l’esercizio della lettura: di un libro ci si innamora dell’odore della carta, della sensazione che questa ci dà al tatto e leggere, di conseguenza, non è più la mera decodifica di un messaggio ma un viaggio sensoriale completo.

Il messaggio, tuttavia, resta lo stesso sia che venga veicolato da un pregevole tomo antico sia che se ne usufruisca da uno schermo retroilluminato di pochi pollici: il libro analogico e quello digitale sono intesi come tecnologie diverse ma ugualmente valide di diffusione di informazione. Ciò che conta, in questo frangente, è l’accesso all’informazione e da questo punto di vista il digitale non soppianta l’analogico ma è, chiaramente, molto più comodo: in una tavoletta di plastica e e-ink sta comodamente un’intera biblioteca.
Leggere è uno strumento che viene tramandato e insegnato da generazione a generazione; risulta quindi ovvio che, essendo questo un’invenzione umana, sia soggetto a cambiamenti, rivoluzioni e adattamenti e il passaggio di testimone tra analogico e digitale nell’ambiente editoriale non dovrebbe destare più sorpresa o paura di quando lo stesso è avvenuto nel contesto musicale, quello cinematografico e così via.

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Inoltre, la natura digitale degli ebook spiana la strada al mondo online, prima impensabile con i libri fatti di atomi, che permette al lettore di uscire dal suo habitat analogico e impenetrabile per condividere la propria esperienza di lettura con un vivace ecosistema di utenti: si pensi alla sezione recensioni su Amazon, ai social network letterari Goodreads e aNobii e, più in generale, alla possibilità immediata di condividere citazioni o intere pagine.
Non più, quindi, informazione fatta e finita, confinata entro i limiti della carta, bensì un approccio ipertestuale e multimediale, aperto al confronto e alla condivisione.

A proposito di Amazon, il colosso americano ha giocato un ruolo da leader nel campo dell’editoria digitale per diversi fattori: l’eterogeneità dei prodotti offerti, l’esser riuscito a sfruttare al meglio il fenomeno della coda lunga e per la possibilità data agli utenti di poter recensire il titolo non solo con una nota ma anche con un punteggio da una a cinque stelline, giudizio immediatamente apprezzabile anche dal punto di vista visivo (la barretta arancione lunghissima vicino a “cinque” costituisce già di suo una recensione difficilmente opinabile) e che diventa la nuova copertina di un libro digitale, elemento che, altrimenti, potrebbe definirsi morto.

Da parte delle case editrici, lo sforzo che dovrebbero fare è quello di formare dei redattori capaci di scrivere prima per il digitale che per l’analogico: di fatto, qualsiasi libro nasce in digitale quindi sarebbe logico e produttivo passare direttamente dalla produzione digitale per il digitale, investendo in figure professionali in grado di gestire la semantica XML, la grammatica necessaria per redigere e strutturare al meglio un ebook, invece di perpetuare la dispendiosa e assurda catena digitale-analogico-digitale che mortifica l’esperienza di lettura elettronica (spesso gli ebook, infatti, non sono adeguatamente navigabili o, peggio, diventano nell’eReader una macchia grigia senza suddivisione in paragrafi e capitoli).

Gli altri campi che dovrebbero essere abbattuti per favorire l’editoria digitale sono quello degli standard chiusi (come il Mobipocket di Amazon) e quello dei DRM, veri e propri paletti che limitano l’esperienza dell’acquirente non permettendogli di fare del proprio libro quello che vuole come avviene nell’ambito analogico.

In definitiva, libri di carta e ebook sopperiscono l’uno alle mancanze dell’altro e condannare il digitale, nell’epoca in cui tutto ciò che leggiamo è in altissima percentuale online, e quindi in bit, sarebbe dare il colpo di grazia a un mondo editoriale già in crisi che sta crollando sotto il peso della propria arroganza e di una tradizione cieca e obsoleta.
Non bisogna affogare le nuove tecnologie nel mare dei pregiudizi e delle conclusioni affrettate: gli eReader e gli ebook hanno bisogno di essere sviluppati ed è giusto dare loro tempo e spazio per diventare gli ottimi media che già sono in potenza. Dall’altra parte, il libro di carta non può subire ancora il pessimismo di quelle ipotesi drammatiche per cui, per alcuni dotti, è già morto.

Libri di carta e libri elettronici sono destinati a condividere gli stessi spazi come fanno la televisione e la radio, il computer e i tablet, la fotocamera analogica e quella di Instagram.
I lettori continueranno a fomentare questo entusiasmo, a coinvolgere altri lettori in questo mondo e a mantenere in vita l’editoria e, di conseguenza, la letteratura.

Le immagini di questo post sono di Angela Celestre

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