I protagonisti del design delle interfacce: Davide Casali

by • 2 marzo 2015 • Focus, Interviste, Protagonisti, Web designComments (0)2179

davide-casali-2Davide Casali è un experience designer e startup advisor con oltre 11 anni di esperienza e un background ibrido che va dal design e passa per psicologia e tecnologia. Ha guidato team interdisciplinari di designer e sviluppatori, ha creato e seguito startup finanziate con successo e si è occupato coaching e formazione per aziende globali e locali (DHL, EY, Atos)

Quando i tuoi amici o i tuoi genitori ti chiedono che lavoro fai, come rispondi?

Di solito rispondo “Designer”, perché è facile da capire, e spesso non c’è bisogno di entrare nei dettagli. A volte dico “Progetto tutto quello che ha uno schermo”, per essere più precisi, e finora sembra funzionare bene.

Qual è il tuo background, come ti sei formato?

Il mio background è ibrido: ho lavorato come sviluppatore, anche prima di iniziare l’università (Laurea in Informatica), ho studiato design e psicologia (Master in Design e Psicologia) e mi sono specializzato nella progettazione di sistemi complessi come i social network e le organizzazioni.

Per la maggior parte del tempo niente di tutto questo è stata una formazione formale, in un certo senso sono andato all’università per avere il pezzo di carta, ma con poche eccezioni (come un paio di fantastici professori) la maggior parte della mia formazione viene dalla pratica: cercando di raggiungere un obiettivo e ottenere tutte le conoscenze necessarie per arrivarci. Mi capita spesso di andare a scavare nelle ricerche accademiche su un tema specifico, per esempio.

Cosa può fare il Web per rendere il mondo un posto migliore? Come ti ha migliorato la vita (se lo ha fatto) il web?

In un certo senso sono cresciuto in sincronia con internet: ho iniziato a programmare su un C64 quando avevo circa 8 anni (beh, quello che poteva programmare un bambino di 8 anni). Ho messo le mani sul PC di mio fratello a 10 – ricordo ancora il BIOS lampeggiante “© 1992 Compaq Corp”. Mi sono poi collegato con un modem 14.400bps qualche anno dopo. Non so se posso davvero rispondere in modo oggettivo a questa domanda: la mia vita è stata direttamente correlata con quella cosa chiamata internet.

Credo che internet abbia già reso questo mondo un posto migliore. Sta abbattendo barriere. Rendendo persone che prima erano isolate finalmente connesse ad altre persone con cui sono affini, anche se distanti migliaia di chilometri. Continuerà ad essere una strada accidentata, ma sarà ancora meglio.

Ci indichi tre esempi di interfaccia che secondo te hanno migliorato la vita delle persone?

Questa domanda è difficile, perché tutto dipende dal contesto. Tutto è un’interfaccia. E per “tutto” voglio dire che anche il nostro occhio è un’interfaccia con il mondo esterno… e credo che abbia migliorato la nostra vita non poco, giusto?

Oppure posso fare riferimento al contesto della tecnologia, nel senso più ampio, includendo cose come il fuoco, la ruota e la scrittura, tutte intrinsecamente grandi tecnologie, ma anche grandi interfacce.

Cercando di essere meno astratti provo a rispondere in termini di tecnologia digitale. Penso che il touchscreen in un certo senso è stato “quello che la tecnologia digitale avrebbe dovuto essere fin dall’inizio”… e anche di quello siamo solo all’inizio.

Su quora.com, tempo fa c’è stata una lunga discussione in risposta alla domanda “Qual è l’interfaccia più intuitiva mai creata?”, secondo Felipe Rocha il capezzolo, secondo te?

Ma il capezzolo non viene “creato”, semmai è “copiato”, suvvia.

Questo è esattamente lo stesso problema di contesto a cui mi riferivo prima. È comunque una risposta interessante, nel senso che mette in evidenza la definizione di “intuitivo”: essere intuitiva è una corrispondenza tra la conoscenza dell’utente e l’affordance dell’interfaccia.

Questo significa che per essere “la più intuitiva” deve essere un’interfaccia che per tutti si comporta allo stesso modo, a prescindere da conoscenza, cultura e background. Il che significa che ci sono solo alcune cose create con questo specifico obiettivo.

Uno di questi è la matita, anche i bambini piccoli (il classico esempio di interfaccia “naturale”), la prendono e iniziano a scarabocchiare. Si capisce subito come si afferra ed è ovvio come deve essere usata.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo?

La mia giornata è abbastanza tranquilla, dato che io lavoro in una società con team distribuito in più città (e in quasi tutti i continenti): mi alzo, esco per una passeggiata e un caffè, per avere una sorta di routine per iniziare la giornata, e poi torno a casa o in qualche bar con wifi e lavoro fino a sera, con certo, sì, una pausa pranzo.

Le attività durante il giorno possono variare molto: chiamate con il team, bozze sul divano, in giro cerca di idee o al lavoro direttamente sul portatile.

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Qual è Il progetto più stimolante e impegnativo che hai realizzato?

Attualmente lavoro per Automattic, su WordPress.com, che è di gran lunga il progetto più complesso, ma anche il più affascinante, soprattutto a causa della scala a cui mi trovo a progettare e alla varietà utenti che supportiamo.

In precedenza ho fatto un sacco di progetti interni, che purtroppo non si possono vedere. Mi sono occupato dell’attività di gestione dei flussi e processi interni per aziende che avevano cose come intranet o prodotti specifici. Il visual design in questo caso è stato fatto da Mark Mitchell.

Qual è tra i servizi digitali esistenti quello che avresti voluto fare tu?

Mi trovo ancora a rispondere “WordPress”, sia in termini di approccio che di filosofia, ma ci sto già lavorando, quindi non conta.

Credo che una delle altre che mi viene in mente è Square, il sistema di pagamento mobile. Penso che ci sia un sacco di lavoro da fare in questo campo, una consapevolezza che mi viene da quando ho lavorato alla redesign dei sistemi bancari di Intesa Sanpaolo e di Banca Sella, e ampliata dall’osservare come le persone gestiscono i soldi.

Molti designer fanno l’errore di iniziare un progetto direttamente da Photoshop, esiste un metodo perfetto di progettazione? Qual è il tuo approccio al processo creativo?

Non esiste qualcosa come “un metodo perfetto di progettazione”, e anche “iniziare con Photoshop”, come direbbe il mio collega designer Kevin Conboy, è fuorviante, perché mescola lo strumento con l’obiettivo.
Io sono però molto convinto che a prescindere dalla specificità del processo che funziona per te o il tuo team, ci sono tre passaggi fondamentali attraverso i quali bisogna passare, e più importante ancora devono essere iterati. È quello che io chiamo il Dot Loop – Do, Observe, Think – ma potrebbe avere qualsiasi altro nome. Questo ciclo esiste ogni volta che esiste un buon processo, anche se potrebbe essere suddiviso ulteriormente in più fasi.

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Il “design” è parte fondamentale della nostra vita analogica. Qual è il ruolo del designer nella nostra vita digitale?

Esattamente la stesso. Fondamentale. Tutto è stato progettato. Può anche essere Unintended Design, come dice Jared Spool, ma è comunque design. Questa è una conseguenza diretta del fatto che elementi visivi, interfacce, flussi e, alla fine, le persone, sono ovunque e hanno bisogno continuamente di interagire con il mondo.

Quindi, per me, la distinzione tra “analogico” e “digitale“ è solo una questione di specializzazione. Un progettista molto bravo sui fondamentali è in grado di tradurre bene le competenze e imparare in breve tempo un altro “tipo” di progettazione, se supportato dal team giusto. Ora, potremmo chiederci quanto siano difficili questi fondamenti, ma questa è un’altra domanda…

Credi sia importante per un designer avere una conoscenza approfondita di materie come User Experience, Interaction Design, Product Design e Front-end development?
Il design è una disciplina molto ampia, ma questo potrebbe essere detto di praticamente tutto. Per me si riduce a due aspetti: i fondamentali e la specializzazione. È da valutare allo stesso tempo come le persone percepiscono il mondo, come ci interagiscono, e quanto grande dovrebbe essere un pulsante su uno smartphone e cose del genere.

In ogni caso, data anche che la sua posizione centrale del processo di definizione del prodotto, il designer deve anche essere una persona di coordinamento e sintesi di esigenze diverse. Ecco perché parlo spesso di designer non in termini di design in sé, ma in termini di collaborazione, di facilitazione, comprensione del business, psicologia e così via.

In che modo differenzi User Interface e User Experience?

È facile: UI è una delle discipline all’interno della UX. L’interfaccia è solo uno degli elementi che compongono l’esperienza finale.

Qual è il tuo rapporto con i developers? C’è chi ha un rapporto di scontro continuo e chi ha un rapporto di profondo amicizia, tu dove ti collochi?

Questa è una buona domanda, quello che chiedi e quello che viene chiesto di solito. Ma è anche un problema, perché è come chiedere: “come è il tuo rapporto con la gente?” al che, si capisce, non c’è risposta.

I designer troppo spesso pensano (ma anche gli sviluppatori, chiaramente) che si tratta di due gruppi di persone diverse, e pensano in modo stereotipato l’uno dell’altro, invece di vedersi come persone nella stessa squadra e che lavorano per raggiungere lo stesso obiettivo.

Una volta che si smette di stereotipare la categoria… appaiono le persone. Personalmente ho avuto e ho ottimi rapporti e relazioni molto complicate. Con i primi ho lavorato a lungo e bene, e siamo anche diventati amici. I secondi sono quelli che su ogni singolo dettaglio devono sempre essere contrari: una volta uno sviluppatore solo per cercare di dimostrare che io avessi torto ha cercato di argomentare contro le specifiche HTML4, figurati!

Come pensi si evolverà la tua carriera e il tuo lavoro nei prossimi 5 anni?

Ottima domanda, a cui però non ho alcuna risposta. Il percorso che ho intrapreso in questi anni è sempre andato verso ruoli in cui ho potuto aiutare gli utenti (direttamente o indirettamente), aiutare le persone a crescere e a fare un buon design. Mi aspetto di continuare su questa strada, in qualsiasi forma.

Cosa pensi di Dribbble? Ritieni sia utile per cercare lavoro?

Direi: perché no? Qualunque modo di trovare lavoro che funziona, funziona. La domanda da porsi, una volta che qualcuno ti ha trovato, stai creando le giuste aspettative nel rapporto con il nuovo cliente?

Non credo che ci sia un modo migliore, e se c’è, io sono la persona meno adatta per rispondere a questa domanda. Per la maggior parte dei lavori che ho svolto in questi anni sono stati altri a cercare me, con il mio sito, con la segnalazione di amici in comune, con le conferenze. In un certo senso è tutta una questione di personal branding.

Quali libri consiglieresti ad un Designer Junior?

La Caffettiera del Masochista di Donald Norman (il titolo originale è The Design of Everyday Things). Tutto inizia da qui, almeno in termini di design. Se comprendi il libro e risuona con quello che pensi, allora è possibile tu abbia il potenziale per essere un buon interaction designer.

Poi altri tipi di design si può cominciare con altri libri, ma iniziamo da uno.

Quali tools per il design? Quali tools per la gestione di progetti?

Qualunque cosa funzioni. La selezione dello strumento è il risultato delle tue capacità, del tuo team, dell’azienda in cui lavori, del cliente (se presente) e dell’utente. Saper usare un sacco di diversi strumenti, anche quelli non convenzionali (come l’utilizzo di Keynote nei prototipi interattivi e animati e animazioni, è fantastico), è una delle cose che possono dare a un designer più potere, perché si riduce il tempo di esecuzione e migliorare la comunicazione.

Una famosa citazione di David Carson (noto graphic designer americano) recita: “Graphic design will save the world right after rock and roll does”. Lo User Interface Design lo salverà prima, assieme o subito dopo il graphic design?

Il graphic design è una forma di design di interfaccia. È statico, ma è comunque un’interfaccia. Quindi penso che si sovrappongono, anche se credo che un sacco di interaction designer dovrebbero imparare di più dalla grafica tradizionale, perché molte cose sono utili anche in ambiente digitale. E aggiungo: me compreso.

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Interviste/Post precedenti:

Di cosa parliamo quando parliamo di UI Design
Francesco Rapacciuolo
Sebastiano Guerriero
Lorenzo Franchini
Nicola Felasquez Felaco
Gaia Zuccaro
Leandro Puca
Ionut Zamfir
Regina Casaleggio
Alessio Atzeni
Luca Burgio

Su Medium le versioni in inglese delle interviste

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