Lo sciopero dei dipinti: Josè Manuel Ballester, Bence Hajdu e i Monty Python

by • 28 Gennaio 2015 • Arte, IspirazioneComments (0)3400

Attualmente alle prese con Varaciones a partir de MondrianJosè Manuel Ballester (Madrid, 1960) è l’autore di “Hidden Spaces” o “Spazi Nascosti” (2012) che di recente, riscoperto dal web, sta rimbalzando di condivisione in condivisione.Josè Manuel Ballester - Las Meninas di Velazquez _ Spazi Nascosti

Gli inizi segnati da un particolare interesse per la pittura dei maestri italiani e fiamminghi del XV e XVIII, lo hanno reso noto fin dagli anni ’80. Poi, nei primi anni dei ’90, c’è stata una netta virata verso la fotografia d’architettura, a cui lavora anche in analogico.
Da qui parte la ricerca che lo ha condotto a svuotare grandi capolavori di pittura per ripresentarli nella nuova veste di stampe fotografiche, pretendendo la ribalta di scenari famosi. Il pittore e fotografo madrileno ha semplicemente colto la poeticità dei paesaggi di celebri dipinti, che nel suo lavoro non rappresentano più un dettaglio degno di nota, ma il perno stesso dell’opera. “Quando si tratta di un paesaggio, io amo quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci dentro per andarci a spasso” affermava Pierre-Auguste Renoir.

 

Jose Manuel Ballester - Ultima cena _ Spazi Nascosti

Jose Manuel Ballester - Las Meninas di Velazquez _ Spazi Nascosti

Jose-Manuel-Ballester-La zattera della Medusa _ Hidden  Spaces

Jose Manuel Ballester-La nascita di Venere _ Spazi Nascosti

Josè Manuel Ballester - Ultima cena _ Spazi Nascosti

 

Di certo destabilizza vedere la tavola imbandita dell’“Ultima Cena” vinciana senza commensali; la stanza vacante de “Las Meninas” di Velàsquez; una conchiglia galleggiante senza la “Nascita di Venere” di Botticelli. E così per molti altri capolavori spogli, senza quei protagonisti umani, gli stessi che toglievano notorietà a quegli sfondi, altrettanto densi di tocco autoriale. In queste opere, lo sfondo non è più solo un contenitore o uno sguardo secondario, ma diventa protagonista assoluto. E i formati delle stampe rispecchiano le misure dei quadri originali, ad esempio il Cenacolo è riprodotto con le misure originali 460×880 cm: in ciò risiede la rievocazione di un labile confine tra modernità e memoria. Un lavoro sulla luce, lo spazio e il tempo. Un fermo immagine dove  tutto può accadere. Ed è lo stesso spettatore, lasciato alla sua immaginazione, a ripopolare quello scenario, creando una propria e nuova storia.

Il nome di Ballester però è stato affiancato a quello di un artista ungherese semisconosciuto: Bence Hajdu.
L’artista meteora Hajdu nella serie “Abandonned Paintings” (2012), fenomeno destinato al web, ha proposto dipinti famosissimi della storia dell’arte dove, immaginate un po’, sono state cancellate le figure umane. Un’intuizione che ricorda troppo, per non dire che copia palesemente, quella di José Manuel Ballester.

 

Bence Hajdu - Sandro Botticelli, Annunciation, 1489 1490, From series Abandonned Paintings

Bence Hajdu - Giuramento degli Orazi _ from series Abandonned Paintings

Bence Hajdu - Cenacolo _  From series Abandonned Paintings
Casi virali, ma in realtà chi ha copiato chi? Per i più attenti questa rivoluzione dei dipinti richiama alla mente un noto precedente, antesignano allo stesso Ballester: uno sketch dei Monty Python. Il gruppo comico britannico mise in scena “Lo sciopero dei dipinti”: una commedia acuta, con numerosi riferimenti culturali, in cui i personaggi dei dipinti, ormai stanchi del loro ruolo e organizzati in sindacati, abbandonavano i quadri, lasciando un vuoto.

 

[youtube]http://youtu.be/5Kbrxj91Nhs[/youtube]

 

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