Indie, questi sconosciuti

by • 2 Dicembre 2014 • Focus, Progetti, ProtagonistiComments (0)1332

Con il termine indie si identificano gli sviluppatori di videogiochi indipendenti, persone che nel tempo libero o provando a farne una professione, sviluppano le proprie idee di gioco senza essere sottoposti a scelte/imposizioni dall’alto.
Questi “indipendenti” (pur se all’inizio non venivano certo chiamati così) hanno iniziano a mostrarsi con la nascita dei primi home computer: erano pochi, sovente emarginati, e i coetanei  non erano affatto indulgenti con loro.
Dopo tanti anni la situazione è cambiata: ormai essere indie è praticamente una moda.

Anche in Italia il fenomeno negli ultimi anni è esploso. Negli anni 90 e i primi del 2000 fare videogiochi era complicato, bisognava studiare tanto, sperimentare passando tempo al computer per programmare, e gli eventi sociali per poter incontrare questi sviluppatori erano scarsamente frequentati.
Chi cercava di creare un gioco era spesso considerato un eterno bambino, dato che – a differenza del resto del mondo – in Italia giocare ai videogiochi è stato e viene tutt’ora considerato un passatempo infantile.

Tre eventi hanno cambiato radicalmente questa visione:

  1. l’avvento degli smartphone e dei loro market;
  2. la creazione di una miriade di tool per la realizzazione di videogiochi che non richiedono più ore e ore da programmare
  3. i guadagni che i giochi attraverso questi nuovi canali di distribuzione sono interessanti.

Gli Italiani hanno iniziato a considerare il settore del Gaming in maniera più matura, gli sviluppatori sono diventati una categoria degna di rispetto e soprattutto si è notato un incremento impressionante di fruitori, anche tra quei genitori che pochi mesi prima brontolavano contro i figli perché perdevano tempo a giocare.

Oggi la comunità degli indie italiani sta diventando sempre più grande (basta notare l’aumento degli eventi dedicati agli sviluppatori e il numero dei partecipanti) e le aziende stanno iniziando a guardare questa categoria con interesse: sia per opportunità di marketing che per la formazione.

Negli ultimi tre anni sono più che raddoppiate le aziende che propongono corsi per diventare videogame designer o programmatore di videogiochi. In questo panorama si inserisce anche il percorso didattico – iniziato in ottobre – della laurea specialistica in Informatica presso l’Università statale di Milano in Videogame Design e Videogame Develop, percorsi formativi scelti con l’aiuto di Ubisoft Milan.
L’altra categoria di aziende, quelle che si propongono di gestire la parte di marketing, creazione e gestione di community e comunicazione tramite social, sono in genere più preparate e più utili: solo rare eccezioni eseguono campagne sbagliate o “spaccano” community legate a un gioco.

Molti investitori stranieri si stanno affacciando sullo scenario italiano in fermento, alla ricerca di queste nuove figure professionali in crescita e del prossimo gioco da lanciare.
Sarebbe interessante se ci fosse anche un intervento del Governo per aiutare questo movimento da molti considerato di innovazione, per evitare l’ennesima fuga di cervelli. Per ora continuiamo a monitorare la loro espansione.

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[ photo credits ]

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