Oltre la siepe, il progetto fotografico di Roberta Segata

by • 27 novembre 2014 • Fotografia, Interviste, Ispirazione, ProtagonistiComments (0)1656

Hai paura del buio? E di quella luce che dopo un po’ che ci sei immerso comincia a posarsi sugli oggetti, poco, dandone una visione quasi onirica? Questo è il confine che indaga Roberta Segata nella sua serie di scatti Oltre la siepe, riflettendo sulla malattia, sull’apparenza e sul rapporto tra uomo e natura.

Insieme ad Andrea e Nula (cagnolina di quasi due anni) ha realizzato questo progetto in un anno di lavoro in cui “La visione luminosa è stata oscurata da ciò che non è possibile controllare e che appare astruso, il corpo diventa nemico con il quale è necessario ristabilire un dialogo”.

Segata-oltre-la-siepe-1La prima sensazione di oltre la siepe per chi guarda è l’inquietudine, ma non disturbante: quali sono le altre sensazioni che hai impresso nella serie?

L’inquietudine è sicuramente la nota dominante. L’inquietudine data dal trovarsi davvero nelle sabbie mobili, non sapere come muoversi e affrontare questa nuova situazione. Direi lo smarrimento e la ricerca di un nuovo orizzonte. Il lavoro non è completamente buio, la luce è sempre presente, è la speranza e la positività verso il futuro.

Undici foto, tutte meditate o c’è dell’elemento casuale?

La mia metodologia di lavoro prevede sempre la realizzazione di una serie di bozzetti disegnati, in cui ho un’idea a grandi linee di come voglio si strutturi il lavoro e quali fotografie/idee devo cercare di realizzare (backstage su instagram, NdR). Durante il percorso però alcune idee vengono abbandonate perché non riescono come vorrei o si aggiungono degli scatti riusciti quasi per caso, nati da degli incontri inaspettati o delle magie davanti alle quali mi trovo durante i miei sopralluoghi. È chiaro che ogni fotografia deve rientrare nel racconto, perché ogni mia serie nasce come un libro da sfogliare, c’è sempre una storia da leggere.

Suppongo che i cervi facciano parte delle magie… Ce la racconti?

Sì i cervi fanno proprio parte di una delle magie! Per trovare gli scenari giusti in merito alle mie idee faccio mille viaggi soprattutto nel mio amato Trentino. Esploro, guardo, ricerco, e spesso trovo molto più di quello che avevo immaginato. Quel giorno eravamo in pieno inverno ed eravamo in rientro da una giornata fantastica di ricerca trascorsa a Passo Rolle e che aveva dato vita a Stars’ loneliness.

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La sera stava calando e noi anche se stanchi eravamo esaltati dall’esperienza appena vissuta, Nula assolutamente incontenibile e l’automobile era piena delle nostre chiacchiere dense di sensazioni e visioni vissute quando… nel buio della strada ci passa davanti un cervo, un meraviglioso esemplare femmina. Arriva dall’altra parte della strada, si ferma e ci guarda. Noi esaltatissimi “fermiamoci!”. Abbiamo accostato, preso la macchina fotografica e scesi dall’alto ci siamo avvicinati a lei che era rimasta lì ad osservarci. Giunti a pochi passi si è allontanata dirigendosi verso il bosco… e noi ovviamente dietro di lei! Nella neve così alta ci aveva seminati, noi goffi e lenti esseri bipedi. A fatica siamo giunti davanti alla riserva del parco di Panneggio. Abbiamo guardato il bosco sconsolati perchè avevamo perso l’attimo, la nostra amica ormai era lontana. In quel preciso momento i due cervi che vedi nella foto sono usciti dal folto del bosco e si sono avvicinati a noi. Io avevo il cuore a mille, tremavo mentre Andrea continuava a sussurrarmi: “Scatta! scatta, scatta!”; mi sentivo davanti a creature mitologiche non reali, io ero lì e loro avevano deciso di palesarsi. La sensazione era di non essere noi ad osservare loro, ma loro ad osservare noi. Con il cuore in gola e l’ansia di voler fermare quel momento sono riuscita a fissare quell’istante prima che loro decidessero di girarsi e in un attimo congedarsi.
Io e Andrea ancora oggi ci chiediamo se quella cosa l’abbiamo vissuta realmente. Credo che se non ci fossero le prove sicuramente saremmo convinti di averlo sognato.

Progetti futuri?

Per quanto riguarda i progetti futuri non saprei cosa risponderti. Mi sono resa conto attraverso la mia malattia che la vita è davvero imprevedibile. Vivo il momento, la giornata… certo creando nuove idee per nuovi lavori. Al momento ciò che sta assorbendo molte delle mie energie è il blog e spero nelle prossime settimane di poterlo finalmente presentare. Sto già lavorando a un’altra serie fotografica che si chiama “L’odore delle ossa” molto legata a “Oltre la siepe” e che spero di terminare entro la fine dell’anno. Poi i progetti sono innumerevoli, ma nulla ancora che concretamente sia tangibile.
Vivere e assaporare ogni cosa, poterla raccontare per immagini attraverso il mio filtro, questo è il mio progetto.

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