I protagonisti del design delle interfacce: Gaia Zuccaro

by • 10 Giugno 2014 • Interviste, ProtagonistiComments (2)2091

foto_zuccaroGaia Zuccaro è una progettista grafica, web designer, ux designer, feticista del carattere tipografico, e ossessionata da ogni forma di interazione uomo-macchina. Adora le canzoni italiane trash, il buon cibo, e le metropoli affollate.

Quando i tuoi amici o i tuoi genitori ti chiedono che lavoro fai, come rispondi?
Dipende dal momento e dal contesto, ma nella maggioranza dei casi dico che “disegno le pagine web e le applicazioni per smartphone”. Qualcuno capisce, qualcun altro no. Ma non è un cruccio.

Qual è il tuo background, come ti sei formato?
Subito dopo il liceo mi sono iscritta ad una scuola di grafica (l’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie di Roma), un corso di due anni, durante i quali ho appreso i principi della progettazione grafica di base e della comunicazione offline. Nel 2000, internet non era ancora alla portata di tutti, e non era tra gli obiettivi didattici. Tutto quello che ho imparato sul web e l’interaction design l’ho studiato in seguito autonomamente, ma credo che non avrei mai avuto la possibilità di comprendere appieno queste nuove discipline se non avessi avuto alle spalle i miei anni di studi più classici sulla comunicazione.

Nel 2013 il tema del From the Front, conferenza tutta italiana sul frontend, era “quello che il web può fare per rendere il mondo un posto migliore”. Come ti ha migliorato la vita (se lo ha fatto) il web?
Credo fortemente che il web, e con esso tutte le espressioni della sua tecnologia, possano migliorare la nostra vita. Prendo in prestito le parole del grande Riccardo Luna, che da tempo si occupa di seguire internet e l’innovazione in generale, in Italia e non solo: “Internet non è fatto per monadi: Internet è la prima arma di costruzione di massa”. La rete ha costruito un nuovo modello economico, un nuovo modo di studiare e di lavorare, un nuovo modo di interagire con gli altri. Sempre citanto Luna “Internet à il luogo le idee si incontrano e fanno sesso!”

Ci indichi tre esempi di interfaccia che secondo te hanno migliorato la vita delle persone?
Ovviamente la lista potrebbe essere molto lunga, ma io credo che i grandi miglioramenti e i migliori traguardi delle interfacce siano stati raggiunti da oggetti semplici ma vitali nella vita quotidiana. Perciò dico: la forchetta, le maniglie, il primo iOS e il primo MAC.

Su quora.com, tempo fa c’è stata una lunga discussione in risposta alla domanda “Qual è l’interfaccia più intuitiva mai creata?”, secondo Felipe Rocha il capezzolo, secondo te?
Bello spunto quello di Felipe! Ma credo che sia più provocatorio che veritiero. Per quanto mi riguarda, credo che non esista ancora un interfaccia assolutamente perfetta e priva di ostacoli nell’usabilità… ma di certo a Cupertino da anni fanno di tutto per raggiungere i livelli più alti di questa disciplina.

Qual è la tua giornata lavorativa tipo?

desk

Le mie giornate lavorative si alternano molto. Mi divido tra tre diverse situazioni: lavoro da casa, incontri e riunioni con i clienti, attività di docenza nell’Accademia dove insegno.

Qual è Il progetto più stimolante e impegnativo che hai realizzato?

pharmawizard

Da poco è disponibile sull’Apple Store Pharmawizard, un’app molto complessa in termini di funzionalità. È stata una bella sfida, rendere tutte le funzionalità accessibili e intuibili ad un pubblico ampio ed eterogeneo. Lo ritengo il mio lavoro più complesso in termini di UX. Mentre in termini di UI un paio di progetti che non sono stati ancora pubblicati, tra cui un app player per un gruppo musicale.

player-app

Qual è tra i servizi digitali esistenti quello che avresti voluto fare tu?
Spotify, per la capacità di veicolare con grande semplicità un servizio complesso, Flipboard, per come è riuscito ad innovare il concetto di interazione con i contenuti e Clear, per aver portato una ventata nuova nel mondo delle app e delle gesture.

Molti designers fanno l’errore di iniziare un progetto direttamente da Photoshop, esiste un metodo perfetto di progettazione? Qual è il tuo approccio al processo creativo?
Non credo che esista un processo e un metodo univoco. Devo dire che dopo tanti anni di lavoro come progettista grafica, per creare un logo o una locandina non ho più bisogno di passare per la carta perché ormai sono riuscita a creare una perfetta sintonia tra l’input, l’idea e il mezzo. Quando invece devo progettare un app o un sito, il processo di sketch e wireframing sono per me indispensabili per un approccio più orientato all’esperienza utente e non focalizzato unicamente sull’esperienza visiva.

Il “design” è parte fondamentale della nostra vita analogica. Qual è il ruolo del designer nella nostra vita digitale?
Siamo passati nel giro di pochi anni dal mondo 1.0 totalmente analogico al mondo 3.0 dove si parla di Internet delle cose. Credo che una curva così rapida di evoluzione digitale non possa che promettere e determinare un ruolo se non indispensabile, quanto meno di grande supporto per il futuro.

Credi sia importante per un designer avere una conoscenza approfondita di materie come User Experience, Interaction Design, Product Design e Front-end development?
Assolutamente sì. Credo un designer ad oggi non possa esimersi dalla conoscenza di tutte le discipline trasversali che ruotano intorno al suo ruolo. Ancora di più credo che molte di queste discipline siano il perfetto luogo di incontro e di scambio tra designer e sviluppatori, e aver il privilegio di potersi trovare su questo terreno comune per dialogare, non può che essere un fattore determinante di crescita e riuscita.

Nella tua testa come differenzi User Interface e User Experience?
La User Interface è tangibile, si vede, attiene al territorio del piacere e del gusto. La User Experience è più celata e più legata all’ergonomia che alla bellezza, ma come per gli oggetti belli, quando sono anche comodi e perfettamente ergonomici la soddisfazione dell’utente è unica!

Qual è il tuo rapporto con i developers? C’è chi ha un rapporto di scontro continuo e chi ha un rapporto di profondo amicizia, tu dove ti collochi?
Dipende sempre da chi hai di fronte. Con alcuni sviluppatori ho instaurato un rapporto di profonda amicizia e rispetto reciproco. Lavorare con uno sviluppatore che si confronta con te, vuol dire crescere e spingerti nella ricerca di risultati migliori (Gigio e Alberto, I love U). Farsi la guerra non serve a nessuno.

Come pensi si evolverà la tua carriera e il tuo lavoro nei prossimi 5 anni?
Non ne ho la minima idea! Ed è per questo che ho abbracciato con passione la User Experience, perché è un territorio ogni giorno nuovo ed inesplorato, e sono felicissima di non sapere cosa ne sarà di me e di questo lavoro tra 5 anni.

Cosa pensi di Dribbble? Ritieni sia utile per cercare lavoro?
Dribbble è un’ottima idea. Sono grata a chi lo ha inventato per avermi dato centinaia di idee e ispirazione, ma è un luogo frenetico e si basa sull’osservazione compulsiva di piccoli dettagli che non fanno cogliere l’insieme. Il design, il buon design, necessita di entrambi i punti di vista. Per questo quando posso e trovo qualcuno su Dribbble che mi piace, rimbalzo subito sul suo portfolio Behance o sul suo sito internet per avere una visione completa dei progetti. Quindi credo che per un designer il modo migliore per trovare lavoro è usare in modo singergico tutti gli strumenti che la rete mette a disposizione: Dribbble, Behance, Linkedin, ma anche una buona dose di networking online e offline.

Quali libri consiglieresti ad un Designer Junior?
Don’t make me think, e la Caffettiera del Masochista.
Il primo perché riesce a riassumere in un titolo di 4 parole l’obiettivo unico e imprescindibile di chi fa il nostro lavoro. Il secondo invece perché apre la mente ed insegna come ci sia un filo comune trasversale all’approccio di tutte le discipline del design.

Una famosa citazione di David Carson (noto graphic designer americano) recita: ”Graphic design will save the world right after rock and roll does”. Lo User Interface Design lo salverà prima, assieme o subito dopo il graphic design?
Ma no la User Interface Design non salverà il mondo. Di certo ha salvato il “mio” di mondo .

———

Interviste/Post precedenti:

Di cosa parliamo quando parliamo di UI Design
Francesco Rapacciuolo
Sebastiano Guerriero
Lorenzo Franchini
Nicola Felasquez Felaco

Pin It

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *