Pescaropoli, la politica diventa un gioco (di società)

by • 7 aprile 2014 • Non ConvenzionaleComments (0)1826

Negli ultimi anni la comunicazione politica prova a uscire, di tanto in tanto, dal solito paradigma faccionista (faccione di candidato che guarda il pubblico/l’infinito, sfondo pastelloso che richiama la coalizione, slogan), spingendosi in esplorazione di terrotori più squisitamente pubblicitari.

Sarà per il calo della fiducia nella classe politica tout court, che fa diminuire l’autorevolezza del volto rappresentato, sarà per una maggiore attenzione alle esigenze di rappresentazione dei problemi dei cittadini, certo è che la comunicazione politica (vedere il caso Renzi di cui bene o male tutti hanno parlato) sta rapidamente evolvendosi. Non sempre in positivo (ricordiamo il caso dell’Italia cambia verso, ad esempio), ovviamente, come per tutte le occorrenze in cui si lascia troppo spazio alla fantasia popolare, trovandosi un boomerang che torna addosso.

In questo contesto si inserisce Pescaropoli, che già dal nome fa il verso a uno dei più famosi giochi di società diffusi come passatempi familiari qualche decennio fa. Pescaropoli, creato da Jukuki per il candidato Sel Di Iacovo, rappresenta i problemi della città di Pescara sotto forma di “imprevisti” e “probabilità”, rifacendosi al classico Monopoli.

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La pagina procederà al ritmo di un “imprevisto” al giorno per tutto il tempo della campagna elettorale per le amministrative del 25 maggio e dal giorno della creazione su FB (11 marzo) ha acquisito in quattro giorni 1500 fan circa, fino ad arrivare a un mese quasi di distanza a più di 4mila fan, mostrando un ottimo tasso di crescita. Ogni imprevisto rappresenta qualcosa della città che non funziona, che va cambiato e che causa disagio ai cittadini. Da poco sono anche iniziate le “possibilità”, carte in azzurro, che affrontano i disagi come “opportunità”, o propongono innovazioni.

Una campagna che perde la solita autoreferenzialità dell’io farò, io saprò, io prometto, per passare in rassegna ciò che realmente è sentito come una priorità da parte degli elettori: cambia quindi la narrazione, che da personalistica si fa collettiva. E, almeno sotto il profilo comunicazione, sembra funzionare.

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