A tu per tu con Carlo Carletti, due volte nominato Photographer of the Year

by • 28 Febbraio 2014 • Focus, Fotografia, IntervisteComments (0)1302

Due volte vincitore del WPJA (Wedding  Photojournalist  Association), ha da poco pubblicato un libro la cui prefazione è firmata da una delle più grandi autorità della fotografia, Denis Curti, Direttore dell’agenzia fotogiornalistica Contrasto. Stiamo parlando di Carlo Carletti, uno dei più celebri fotografi di matrimoni nostrano. Avvocato mancato, Carletti decide di mettersi alla prova con la macchina fotografica prima attraverso il reportage, immortalando i paesaggi della sua Toscana, e poi attraverso gli scatti dei matrimoni, genere che ha decretato la sua fortuna. Il segreto di tanto successo? Glielo abbiamo chiesto.

Come si è avvicinato al mondo della fotografia?

Inizialmente come amatore. Frequentavo la facoltà di giurisprudenza quando ho preso la macchina in mano la prima volta e, scatto dopo scatto, ho capito che mi appassionava di più la fotografia della legge. Ho chiuso in un cassetto la mia laurea in giurisprudenza e ho iniziato a sperimentare il mondo dell’immagine attraverso il reportage, genere che mi ha sempre colpito. In particolare mi hanno spinto a intraprendere questo mestiere gli scatti di Gianni Berengo Gardin, tra i più noti fotografi italiani di reportage che ha immortalato le trasformazioni sociali nell’Italia del dopoguerra.

In che modo è riuscito ad emergere tra tanti? Deve tutto al talento o ha seguito un percorso di crescita preciso?

Il reportage non è un genere che permette di far quadrare i conti a fine mese, soprattutto quando si è agli albori di questo mestiere, quindi ho deciso di concentrarmi sulla fotografia di matrimonio, una tipologia molto più richiesta. Volevo approcciarmi a questo genere in modo “diverso”, così ho pensato: “Come scatterebbe Berengo Gardin un matrimonio?“. E’ in questo modo che ho deciso di abbinare alla foto di matrimonio il reportage. Successivamente ho scoperto la Wedding  Photojournalist  Association, associazione di cui fanno parte i migliori fotogiornalisti e che ogni anno assegna il premio WPJA al fotografo che si è distinto in questo ambito. Ho avuto l’onore di ricevere questo premio per ben due volte: uno nel2006, l’altro2009 e insieme ad esso è arrivata anche la notorietà.

Come ha anticipato è l’unico fotografo al mondo ad aver ricevuto per ben due volte il premio WPJA. Dopo questo prestigioso riconoscimento si sente arrivato come fotografo?

Non si arriva mai. C’è sempre qualcosa da imparare e quando si decide di mettere un punto è perché non si è più curiosi o si è stanchi della propria professione. Sento di voler sperimentare ancora molto e soprattutto vedere oltre i confini nazionali: molte delle coppie che fotografo sono inglesi e americani che vogliono immortalare le loro nozze nelle località più romantiche dell’Italia. Ecco, mi piacerebbe fotografare anche qualche paesaggio internazionale, in particolare sono affascinato dall’Oriente

Osservando i suoi scatti risulta subito chiaro che i suoi non sono degli sposi normali, ma sembrano piuttosto i personaggi di una fiaba. Qual è il mix perfetto per ottenere questo risultato?

Quando scatto non penso a creare una fiaba, mi concentro piuttosto sul catturare la naturalezza dei gesti e la spontaneità del momento. Certo, quando inizio un lavoro mi prefiguro il tema del racconto e cerco un senso iconografico, sospeso. Se il risultato finale è una “fiaba”, è ottenuto a livello inconscio e vuol dire che faccio bene il mio lavoro.

Tanti i paesaggi italiani che fanno da sfondo ai novelli sposi. Sono le coppie a scegliere la location o è lei a suggerire i luoghi che più gli si addicono?

Ovviamente le location sono sempre scelte dagli sposi, non interferirei mai con la loro idea di matrimonio ideale. Piuttosto cerco di sondare il terreno prima del servizio, per capire se ci sono dei luoghi ideali per scattare delle belle foto, dove sono presenti le condizioni migliori in sintesi. C’è da dire che gli inglesi in particolare scelgono sempre le località migliori.

Passiamo a delle questioni meno tecniche e più leggere. Tra i suoi lavori a quale si sente maggiormente legato?

Non c’è n’è uno in particolare. Se proprio dovessi scegliere probabilmente indicherei uno scatto di un matrimonio ebraico: le loro feste sono sempre molto colorate e vivaci.

Tra le coppie finora immortalate ce n’è una in particolare che ha avanzato delle richieste bizzarre?

No, sulla mia strada ho sempre incontrato sposi ligi al loro dovere. Nessuna sposa in procinto di scappare e pose pazzesche, anzi, sono io a suggerire loro delle pose anticonformiste durante il servizio. Si lasciano guidare da me.

Nei suo scatti predomina il bianco e nero, come dimostra la raccolta di immagini inserita nel suo libro – Fotografie di matrimoni (ed. Marsilio). Da cosa dipende questa scelta?

Amo molto il bianco e nero, ma anche il colore. Trattandosi di fotografie di matrimoni preferisco dare alle immagini un tocco di eleganza in più e, al fine di raggiungere questo scopo, non esiste miglior alleato del bianco e nero. Il colore è prosaico, distoglie l’attenzione dal soggetto principale e la focalizza su dei dettagli, mentre con il bianco e nero si riesce a veicolare il contenuto poetico che si vuole dare all’immagine.

Soddisfiamo anche la curiosità dei professionisti. Che tipo di macchina ha e che obiettivo predilige per i suoi scatti?

Quando c’era la pellicola prediligevo la Leica, oggi con il digitale utilizzo reflex sia Canon che Nikon, le prestazioni sono eccellenti da entrambe le parti. Per quanto concerne le focali ne utilizzo tre tipi differenti a seconda dell’effetto che voglio dare: 50mm 1.4; 28mm 1.28; zoom 24/70mm. E preferisco utilizzare la luce ambiente piuttosto che quella artificiale.

Progetti futuri?

Attualmente sto promuovendo il mio libro, Fotografie di matrimoni, edito da Marsilio. Ne vado particolarmente fiero perché è un progetto realizzato con la collaborazione di Denis Curti, Direttore dell’agenzia fotogiornalistica Contrasto, che ha scritto la prefazione del libro.

Pin It

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *