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Foodporn: la rivolta degli chef

by • 24 febbraio 2014 • Focus, Fotografia, Social e dintorniComments (2)96

Inauguriamo la settimana con una gustosa (nel vero senso del termine) polemica, nata in Francia e rilanciata dal Gambero Rosso.
I grandi chef francesi insorgono contro il foodporn, ossia contro la (cattiva?) abitudine di fotografare le pietanze che si stanno per consumare in qualsiasi momento: a casa propria, al bar, nella tavola calda vicino l’ufficio e soprattutto nei ristoranti più rinomati.

Già da qualche tempo gira uno studio in cui viene fuori che il senso di sazietà arriva anche senza aver assaggiato il cibo, quindi solo guardandolo e fotografandolo.
In poche parole, la mania di scattare foto prima di mangiare ci rovinerebbe la cena.

Alexandre Gauthier, chef di La Grenouillère, a La Madelaine-sous-Montreuil, in Francia, la pone su una questione di educazione. Il pasto è un momento sacro, perché disturbarlo – e disturbare gli altri – con l’uso improprio del cellulare? Secondo i più estremisti andrebbe addirittura spento (e mi trovano d’accordo).

Gilles Goujon, chef de L’Auberge du Vieux Puits, a Fontjoncouse invece ne fa un problema di diritti di immagine e proprietà intellettuale: di chi è il piatto? Di chi lo ha inventato e cucinato o di chi lo ha acquistato?
E vià giù la polemica sul segreto professionale, sulla sorpresa rovinata per i futuri avventori del locale, e via dicendo.

Entrambi sono concordi sul fatto che la maggioranza delle foto sono scattate male, con poca luce o con l’uso di flash, sgranate, sgraziate e in tutti i casi non rendono giustizia al loro operato.
Producendo spesso anche un danno di immagine.

 

food-porn-facebookIl mio personale parere lo sintetizzo in due parole: era ora!

Realizzare scatti di cibo è una delle sfide più difficili per un fotografo. Realizzare uno scatto che riesca a trasmettere anche le percezioni riservate agli altri due sensi (gusto e olfatto) è una cosa complicatissima e per questo ne è nata una specializzazione apposita: i foodstylist.

Bisogna prendere atto (sempre a mio parere), che anche se lo smartphone ha reso democratica l’arte della fotografia, non tutti sono fotografi e sono in grado di enfatizzare ciò che vedono intorno con il loro operato.
Allora perché insistere? Perché non lasciare ai professionisti questo tipo di lavoro?

Qualcuno obietterà: “io ho il diritto di documentare ciò che sto mangiando.” e va anche bene, ma perché costringere tutta la propria cerchia di amici ad assistere impotenti a questo scempio visivo?
Un conto è documentare, un conto è condividere qualcosa di discutibilmente bello e “appetibile”.
Tenetevi le foto per voi se sono per uso personale, e condividetele solo se danno valore aggiunto alla vostra esperienza e all’oggetto del vostro desiderio fotografico.

 

 

 

Adesso attendo con ansia, dopo quella degli chef, anche la rivolta degli stilisti.
Come un piatto elaborato può essere rovinato da uno scatto sommario con uno smartphone, anche un capo d’abbigliamento può subire lo stesso trattamento attraverso selfies ammiccanti, contestualizzazioni inappropiate, abbinamenti improponibili e outfit al limite del ridicolo.

Attirandomi le ire degli amanti del foodporn lover e delle fashionblogger, voglio dare a tutti un consiglio spassionato.
Uno smartphone e Instagram non vi rendono automaticamente dei fotografi esperti e interessanti: fate un corso di fotografia prima e imparate ad aver rispetto dell’opera altrui.

(E ora, via al flame)

 

Rifatevi gli occhi

Claudia Castaldi, Portfolio – www.claudiacastaldi.com
IKEA, Hembakat är Bäst (fatto in casa è meglio) – www.tiragraffi.it
Barbara Ciurej e Lindsay Lochman, Processed Views: panorami trasformati in cibo – www.tiragraffi.it

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2 Responses to Foodporn: la rivolta degli chef

  1. Giulio Riotta scrive:

    Fotografi professionisti è meglio. Ma qui si parla d’altro. Non bisogna confondere le cose. Le persone non fotografano ciò che mangiano per vendere, ma per ricordare, far vedere agli amici o per condividere la propria food experience. Il tutto stroppia, come per qualsiasi cosa, ma di tanto in tanto e se di fronte ad una bella composizione lo trovo più che normale.
    Gli chef dovrebbero tranquillizzarsi, anzi. Dovrebbero pensare a fare meglio il loro lavoro, se proprio devo esprimermi. D’altronde si parla sempre di pubblicità gratuita e, voluta o meno, dovrebbe esser sempre bene accetta.

  2. […] Foodporn: la rivolta degli chef […]

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