Esecuzione: l’opera che rivela il proprio Io

by • 3 Febbraio 2014 • Animazione, Arte, IntervisteComments (0)1094

Movie director, sceneggiatori, ma soprattutto artisti. I gemelli De Serio iniziano il loro duplice percorso artistico nel 1999 spinti dalla curiosità per l’essere umano. Ad appassionare gli artisti la mente umana e tutte le sue sfaccettature: Esecuzione è un esempio calzante per descrivere la loro continua indagine sull’Io. L’opera è una video installazione – in mostra presso il Macro di Roma fino al 4 maggio 2014 – che indaga il tema dell’identità, partendo dal loro essere gemelli e quindi due soggetti distinti e uguali allo stesso tempo.
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Il tema dell’identità è un argomento complesso quanto affascinate. Abbiamo intervistato Gianluca e Massimiliano De Serio per meglio comprendere lo scopo della loro ricerca.

Una ricerca continua del proprio Io. Questo è quello che emerge dalla mostra Esecuzione. Cosa rappresenta per voi l’Io e perché è così importante all’interno del contesto sociale e culturale odierno?

Per noi, gemelli in continua crisi artistica e identitaria, l’Io è il Noi. Un semplice gioco di specchi in cui ogni gesto si amplifica e si annulla, ogni pensiero si crea e si distrugge nell’incontro con l’Altro. Per ottenere sempre qualcosa di più, qualcosa di nuovo. Spesso l’artista descrive o parla di sé. Per noi si è trattato di una discesa profonda nel nostro intimo, nel gesto che ci rappresenta maggiormente (la fotografia) e nel loop continuo del nostro esistere. Realizziamo un’opera, ma ci annulliamo allo stesso tempo.

Contemporaneamente ad Esecuzione è in mostra presso il Castello di Rivoli Un ritorno. Il progetto ha l’intento di portare lo spettatore a rivivere la fase delle gestazione. In che modo Un ritorno esplica questa capacità evocativa?

Un ritorno è complementare a Esecuzione. Insieme i due lavori sono un doppio autoritratto, fisico e verbale. Un ritorno è innanzitutto un esperimento scientifico e artistico. Per la prima volta due gemelli sono ipnotizzati congiuntamente e regrediscono all’età pre-natale. Filmati, per di più, da cinque camere, come una dissezione scientifica, operata con i nostri strumenti.

Sempre in riferimento a Un ritorno, perché avete sentito la necessità di realizzare un’opera capace di indagare le origini della vita? Il progetto può essere inteso come una volontà atta a modificare il corso della propria vita ripartendo dall’inizio?

Ogni gesto modifica la vita e il suo corso. Con Un ritorno abbiamo semplicemente cercato di ricomporre, con i mezzi che ci sono propri e con l’aiuto dell’ipnosi – e della tecnica RAP (ratifica appena possibile) del dott. Regaldo – una separazione che ci interessa fin dalla nostra nascita.

Durante un’intervista rilasciata per FlashArt avete dichiarato che il vostro non è un lavoro di coppia, ma collettivo. Potete spiegarci questa netta differenza terminologica e perché è stata adottata?

Collettivo perché il cinema vive grazie al contributo di tanti, da una comunità, di volta in volta effimera. Di volta in volta attraversata e unita da sentimenti, amicizia, amore, affetto. Non è solo una questione privata o tra me e mio fratello. Per fortuna.

Qual è il filo conduttore dei vostri lavori?

L’essere umano.

Numerosi riconoscimenti attestano il vostro prestigio. Onoreficenze a parte, a quale dei vostri lavori vi sentite maggiormente legati e quale rappresenta meglio di altri la vostra visione del mondo?

Il prossimo.

Il piccolo cinema, “società di mutuo soccorso cinematografico” – come l’avete definita – è una fucina di idee nata a Torino senza fini di lucro. In cosa consiste questo spazio da voi ideato e quali strumenti mette a disposizione di amatori e cinefili?

È un luogo dove si proiettano film, si incontrano gli autori, si fanno laboratori,il tutto in un’ottica orizzontale, anti-gerarchica e aperta a tutti. Aperta a generazioni diverse, al quartiere (periferia nord di Torino), dove ci si aiuta reciprocamente e dove chi ha delle competenze le mette a disposizione degli altri.

Quali progetti avete in serbo per il futuro?

Tra i tanti un film lungometraggio per le sale, un documentario e una nuova installazione (una specie di raccolta dei reperti della nostra morte).

 

Approfondimenti

Esecuzione dal 20 dicembre 2013 al 4 maggio 2014,
MACRO – via Nizza 138, Roma
www.museomacro.org

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