Pomì, una voce fuori dal coro

by • 11 Novembre 2013 • Advertising, ComunicazioneComments (0)832

Pomì, nota azienda di produzione pomodori e derivati, se ne esce con una campagna tacciata di razzismo, leghismo di bassa lega e concorrenza sleale, per la quale in molti chiedono a gran voce delle scuse ufficiali minacciando denunce alle varie autorità competenti e boicottaggi globali.

Non vorrei adesso fare la parte di quello che ama mettersi “contro” per il puro gusto di farlo. E sia ben chiaro: se c’è un partito e una visione dell’Italia che non condivido è proprio la Lega Nord con il suo noiosissimo motto del Meridione sanguisuga e di Roma ladrona. Vivo e lavoro a Verona, dove la Lega ha con Tosi e Zaia un caposaldo non indifferente, ma mio papà viene dal profondo Sud siciliano – quindi, vi assicuro, l’idea di una Padania indipendente e il concetto di terrone pigro sono ridicole e controproducenti.

Ciononostante, con la vicenda Pomì credo ci sia mossi nella direzione sbagliata. Voglio dire: siamo nell’epoca dell’assoluta tracciabilità degli alimenti, dove l’italianità di carni, verdure, formaggi e pasta sono difese a spada tratta contro mille imitazioni (dal cioccolato al miele, giusto per citarne due); siamo fieri dei nostri presidi DOP per cibi speciali e gustosi, coltivati e lavorati con la massima attenzione; ci riempiamo la bocca con paroloni come chilometri zero, biologico, naturale, diritti dei consumatori.

A fronte dei recenti scandali etici e ambientali che hanno coinvolto una regione delicata come la Campania (di mozzarelle di bufala blu si è parlato solo qualche mese fa), non vedo perché un’azienda come Pomì non possa dichiarare con chiarezza ai suoi consumatori che la provenienza delle proprie materie prime è diversa e garantita – ovvero, non provengono da un’area oggi al centro di polemiche e indagini su presunte adulterazioni alimentari. E la comunicazione Pomì, si badi bene, è rivolta a tutti. Non è una campagna nordista: anche il cliente, che so io, pugliese o campano, può trovare garanzie nella campagna: può acquistare con sicurezza i prodotti Pomì, senza temere di assumere schifezze tossiche o prodotti non sani.

Poco buon senso? Scarsa etica? Non sono d’accordo. È assolutamente etico e sensato – per un’azienda che, piaccia o non piaccia, deve guadagnare, mantenere dipendenti e far quadrare il bilancio – mettere al primo posto la sicurezza dei consumatori. E, di conseguenza, la sicurezza che i consumatori continuino ad acquistare i prodotti Pomì senza timori.

Mi auguro solo che il signor Pomì non raccolga le richieste di scuse ufficiali. Non stavolta, perché ritrattare una comunicazione di questo tipo sarebbe sbagliato.

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