Cose da non dire ad un Graphic Designer

by • 14 Novembre 2013 • Design, Focus, Lavoro, RisorseComments (0)2743

Per ottenere grandi risultati e trasformare ogni progetto in capolavoro, il committente e il progettista devono rispettarsi ed essere in sintonia l’uno con l’altro. Una perfetta collaborazione porta a grandi risultati, con appagamento e gratificazione per entrambi.

Quindi il committente dovrebbe evitare alcune frasi e modi di fare che irritano i graphic designer perché sembrano mettere in dubbio la loro professionalità e le loro competenze.

È anche vero che la categoria è spesso molto permalosa, a volte perché in continua ricerca di affermazione e apprezzamento, visto che il mercato (e anche le istituzioni) sembrano non accorgersi mai quanto sia fondamentale il lavoro del progettista grafico, altre volte perché, al contrario, è troppo avvezza agli apprezzamenti e ai complimenti.
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Ho deciso così di compilare una sorta di Anti-Galateo, un frasario che il cliente NON dovrebbe mai usare con il graphic designer a cui ha affidato il proprio lavoro, in modo da migliorare le condizioni di collaborazione e riuscendo ad ottenere risultati creativi più rilevanti. Infatti per un creativo è fondamentale che il cliente creda nelle sue capacità: i risultati migliori si ottengono in un clima di fiducia reciproca. Quando si va dal fruttivendolo non è che si conoscono a memoria gusti, forme e provenienze geografiche di tutte le specie di pomodori che crescono nel mondo; basta che il fruttivendolo vi dia quelli buoni e che assolvono la funzione che volete attribuirli (da sugo, da insalata, da griglia, da fare ripieni, ecc.). Idem con i graphic designer: lasciamoli lavorare.

È importante per il committente capire che il graphic designer è qualcosa di più di un tecnico che esegue dei compiti: è soprattutto un progettista, spesso un artista e  la sua mente organizza il materiale visivo in un modo che una persona comune non avrebbe mai nemmeno immaginato. È quindi fondamentale lasciare uno spazio di libertà ai creativi, in modo che possano prendersi dei rischi per esplorare e poter vedere oltre.

Ecco un breve elenco di frasi odiose da non usare quando si commissiona un lavoro ad un graphic designer:

  1. fammi quel logo più grande, ma facendolo sembrare più piccolo
  2. in quel logo ci vedo: un gatto, mia nonna, un bruco, il sole, un tizio che vomita, ecc. (quello che vedete voi fissando a lungo una forma è spesso un problema solo vostro)
  3. mia moglie stasera mi ha detto che cambierebbe il logo, il colore, il font, etc.
  4. il giallo non mi piace
  5. il viola porta sfortuna
  6. ne avevo bisogno ieri (seguito da una risatina complice del tipo “hai capito la battuta?”)
  7. fammi tu il prezzo, ma il budget è ridotto (sottointeso “che poi ti chiedo di abbassarlo ancora”)
  8. vorrei usare delle foto trovate su: Google, Flickr, il blog di un mio amico con cui ho litigato
  9. non posso pagartelo, ma ti serve per promozione o ti fa curriculum (attenzione, niente di ciò che viene promesso per fare curriculum, è mai così importante)
  10. fallo POP
  11. troppo spazio vuoto: possiamo riempirlo?
  12. ti ho portato un esempio da cui trarre spunto: lo vorrei uguale, ma diverso
  13. eh si, adesso è tutto più facile con Photoshop, mica come ai miei tempi…
  14. fallo più Solare (si, solare, da sole… mi han detto così tanti anni fa)
  15. fotoscioppalo
  16. però non perderci troppo tempo (sottinteso, fai un ottimo lavoro in poco tempo che non posso pagarti di più)
  17. puoi farlo, l’ho visto nei telefilm di C.S.I.

 

Un’ultima cosa da evitare come committente è di mostrare la propria scarsa competenza su temi grafici: se le cose non le conosciamo, meglio rimanere sul vago, non esporsi. Se avete bisogno una piccola introduzione alla grafica, potete dare un’occhiata a questo posto su come Imparare a capire la grafica e scaricare il PDF del Graphic Tutorial che ho tenuto all’Internet Festival un mese fa.

Una delle cose più ricorrenti che mi capita è che il cliente mi dica: “il Times non mi piace” quando invece ho usato un qualsiasi altro carattere con grazie. Gentilmente spiego che quello è un Garamond (spesso lo conoscono come il font della Apple o come quello dei libri Einaudi, seppure nella versione Simoncini), oppure un Goudy o un Mrs Eaves.
Invece la professionalità di un graphic designer consiste anche nel saper motivare bene le proprie scelte e avere una cultura professionale che possa confermarle: l’errore che si commette, quando si è alle prime armi, è quello di credere di avere un innato buon gusto o delle frequenti intuizioni geniali, soltanto perché facciamo i graphic designer. E poi non bisogna offendersi di fronte alle richieste strambe di un cliente o alla sua incompetenza in materia, anche perché i competenti dobbiamo essere noi.

Nel caso disperato che non ci sia proprio niente da fare, che il committente continui a sciorinare frasi da Anti-Galateo, scendete subito a compromessi e cercate di terminare il lavoro al più presto, in modo da arrivare quanto prima al pagamento!

Dopotutto non si possono produrre sempre dei capolavori: alcuni lavori sono utili solo per pagare l’affitto.

 

 

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