Colloqui di lavoro: quello che gli intervistatori non dicono

by • 26 Settembre 2013 • Lavoro, RisorseComments (0)1336

Cosa sta pensando l’intervistatore che ho di fronte? Come posso stupirlo più di quanto saprà fare chi verrà dopo di me? In un articolo pubblicato di recente su LinkedIn, Jeff Haden ci svela 9 segreti.

1.

“Vorrei che tu mi piacessi da morire”
Questo il primo pensiero che passa per la testa della persona che avete davanti, il curriculum da solo non basta. Dovete forse fare delle avances? Niente affatto. Puntate sull’empatia: sorridete, guardate negli occhi, mostratevi entusiasti e volenterosi. Occhio a non esagerare, le barzellette lasciatele alle pause caffè.

2.

“Non dirmi subito che vuoi a tutti costi questo lavoro”
Non siate presuntuosi, né tantomeno disperati. Cercate di capire bene in cosa consiste l’offerta, il carico richiesto, la frequenza degli spostamenti. Negli annunci spesso non ci sono tutte le informazioni di cui avete bisogno. Non ve ne pentirete e abbatterete il rischio brutte sorprese.

3.

“Cattura la mia attenzione…”
Trucco con i brillantini, minigonne da capogiro o comportamenti istrionici? Certo che no, ma se i candidati sono tanti, l’intervistatore vi ricorderà perché qualcosa di voi gli è rimasto impresso. A parità di competenze, se tra qualche giorno a squillare sarà il vostro telefono, siete riusciti a distinguervi. Come? Per esempio con una borsa colorata o a una valigetta singolare. Se in passato avete vinto un premio o avuto un riconoscimento, ditelo.

4.

“…ma non con l’elenco delle tue frustrazioni”
Se state cercando un nuovo lavoro è forse perché quello corrente non vi soddisfa più come un tempo. Questo è chiaro anche all’intervistatore, non perdete tempo a rendere esplicito quel che è bene rimanga implicito.  Anziché cosa non va del presente impiego, puntate su quello che vi entusiasma del futuro.

5.

“Fammi domande…”
“Di dove sei?” o “quanti fratelli e sorelle hai?” magari no, ma chiedete del lavoro, informatevi più che potete sul posto che vi spetta, svisceratelo. Chi sta dall’altra parte avrà la certezza che, se vi andrà bene, assumerà qualcuno che conosce quella posizione e non è solamente il giusto candidato.

6.

“…purchè riguardino il lavoro”
Non è il momento di chiedere se potete prendervi un’ora in più di pausa pranzo il Mercoledì per andare in palestra. Capirete da soli quando e se sarà il momento.

7.

“Se hai un progetto sensato parlamene, anche ora”
Chi vi ha intervistato, darà per scontato che l’azienda la conoscete. Vi è venuta in mente qualche idea o proposta? Non tenetela per voi, comunicatela con tatto e professionalità, senza arroganza. Se l’azienda investe su di voi, sarà contenta di vedere un ritorno immediato.

8.

“Dimmi che vuoi questo posto e soprattutto perché, ma alla fine del colloquio”
Se vi è chiaro che quel lavoro è per voi, fatelo presente. Siate convincenti: perché siete voi la persona giusta? Per spiegarlo meglio aspettare la fine colloquio, così avrete più informazioni e non sembrerete precipitosi.

9.

“Mandami due righe dopo l’intervista, ne sarò contento”.
In America la chiamano Thank you note. Un sincero grazie e qualche informazione in più non saranno disprezzati. Avete creato un codice di un programma che può essere utile al vostro interlocutore? Mandateglielo. Avete in comune l’hobby del ciclismo? Speditegli la foto della vostra bicicletta.

Piccoli gesti, accortezze, domande al momento giusto. Sapere cosa succede dall’altra parte aiuta?   

Jeff Haden scrive su Inc.com, influencer di LinkedIn e ghostwriter di importanti businessmen. La versione originale dell’articolo la trovate a questo link: What Interviewers Wish They Could Tell Every Job Candidate.

 

[ photo © stokkete - Fotolia.com ]

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