Tre cose che non mi piacciono di Yahoo! (e una che forse me lo farà piacere)

by • 22 Maggio 2013 • Nuovi Media, Social e dintorniComments (0)1299

di Marta Traverso


Sono cresciuta in un paesino di campagna dove la prima connessione Adsl semidecente è arrivata nel 2007 (vi prego, non ridete). Avevo un indirizzo mail Yahoo!, all’epoca. Ora: voi avete una minima idea di cosa significasse aprire la home page di Yahoo!, poi la pagina del login webmail, infine la posta in arrivo, con una connessione a 56k? Che io sia approdata di lì a poco a Gmail non dovrebbe stupire più di tanto. Questa è la prima cosa di Yahoo! che non mi piace: è diventato, inconsapevolmente, la nemesi del mio digital divide.

La seconda è Yahoo! Answers: c’è stato un tempo, prima di Facebook, in cui ne ero letteralmente intossicata. In particolare, mi divertivo a leggere e replicare ai seguenti argomenti: (1) spoiler di serie televisive (2) dubbi sessuali da fare invidia alle domande del Cioè (3) troll fanatici religiosi vs troll atei e sbattezzati, che infuriano rabbiosamente uno contro l’altro. I dieci punti per la migliore risposta erano un toccasana per l’autostima così illusorio che oggi rifuggo Klout come la peste.

Terza cosa, conseguente alle prime due. Da quando non ho più l’indirizzo mail su Yahoo! ho avuto ben poche ragioni di visitare il sito. Devo tuttavia confessare che non mi mancano quelle home page dove ogni giorno mostrano le foto esclusive della popstar con qualche chilo di troppo!!! e osservi curiosa quelle improbabili top ten delle notizie più lette (ad esempio: perché mai al numero 3 oggi c’è Paz Vega? Ma soprattutto… chi è Paz Vega?).

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Tutto questo sproloquio per dire che Yahoo! ha acquisito Tumblr pagando la cifra più alta mai versata per la cessione di un servizio di social web. E che il commento di Lady Marissa Mayer a riguardo – pubblicato sul suo blog – dice letteralmente promettiamo di non fare c…te. Le reazioni (negative) dei più attivi utenti della piattaforma non si sono fatte attendere: se la Mayer ha scelto una Gif animata per presentare al mondo l’avvenuta acquisizione, il popolo del web ha ben pensato di rispondere pan per focaccia.

Qualcosa di analogo a quanto avvenne un anno fa, quando Facebook acquisì Instagram. Una riflessione ragionata e meno istintiva arriva da Hank Tumblr, e merita di essere letta: in essa è ben spiegato l’invito a Yahoo! a mantenere lo status quo delle caratteristiche di Tumblr, se non vuole che gli utenti abbandonino la nave e creino un “buco da 1,1 miliardo di dollari”. Uno status quo che si fonda su poche, semplici regole: account autonomo, svincolato da quello di Yahoo!; rimozione del CEO David Karp dal suo incarico; invito a pagare per raggiungere tutti i follower (come avviene per le fan page di Facebook); censura di immagini o video da parte di Yahoo!; assenza di dashboard a tre colonne e con un contenuto di pubblicità superiore al 10%.

Lasciando da parte ogni (graditissimo, per carità) commento no global sulle multinazionali che si fagocitano una con l’altra, c’è da fare una considerazione in merito alle ragioni che hanno spinto a questa scelta.

Fino a qualche anno fa, quando i social network non erano ancora così centrali nel nostro modo di comunicare, i siti web che andavano per la maggiore erano i portali. Piattaforme condensate di tutto un po’, che l’utente medio gradiva proprio per questa versatilità: dal meteo agli indici di borsa, passando per servizi quali Answers e i giochi online. Fino all’immancabile posta elettronica: un solo sito web, consultato gioco forza per leggere e inviare mail, che in una sola home page raduna anche tutti i servizi che una persona possa desiderare.

Wikipedia e YouTube sono stati i primi siti “di massa” a scorporare il contenuto informativo e declinarli in una sola, lineare forma: enciclopedia da un lato, deposito di video dall’altro. Entrambi user generated, seconda e altrettanto fondamentale innovazione. Da Facebook in avanti tutto è cambiato. I contenuti sono sempre variegati e diversi, ma l’impressione che l’utente ha di quei siti è che la loro funzione sia una e una sola. I social network hanno cambiato le carte in tavola e Yahoo! non è stato al passo con i tempi. Certo, ha acquisito Flickr, ma a posteriori non è stato un grosso affare.

Non ha caso ha voluto nel proprio organico Marissa Mayer, che nella sua esperienza a Google ha visto da vicino come un sito old style possa diventare competitivo nel 2.0 (anche se a me Google + piace poco, dont’you?). Ora, con Tumblr, si appresta a tentare la sopravvivenza nella giungla del social web. Per sintetizzare, rubando un’eccellente osservazione letta stamattina sul blog di Riccardo Esposito, il fattore cruicale è: Tumblr ha un’identità definita, Yahoo! no. Tumblr ha una community attiva, Yahoo! non più.

Se è presto per fare previsioni sulla buona riuscita della combine, c’è solo un’ottima notizia da segnalare: Marissa ha garantito che i 175 dipendenti di Tumblr manterranno il loro lavoro. Se la promessa sarà mantenuta, è un inizio eticamente interessante.

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