I Saloni 2013, novità e spunti

by • 29 Aprile 2013 • Architettura, Design, IspirazioneComments (0)1129

Biglietti del treno, prenotazione della formula combinata biglietto Cosmit + abbonamento ATM, cartina di Milano alla mano, evidenziatore, allegato di Elle Decor, fogli strappati dai giornali, applicazione su iPhone, tabella di marcia: l’approccio al Salone del mobile 2013, il primo a cui partecipo, è molto simile a una pianificazione strategica militare.

IMG-20130413-03135Due giorni di Fuorisalone, cercando di non rimanere incastrata sul ponte di Porta Genova, preceduto dalla sua fama, e facendo un’abbuffata di design senza indigestioni. Eventi ed esposizioni diffusi capillarmente tra Tortona, Brera, Porta Venezia, Centro, Ventura Lambrate. Presso l’Opificio 31 spiccavano i deliziosi spazi per uffici nati dalla collaborazione tra il brand olandese PROOFF e UNStudio, oggetti ibridi come gli edifici proposti dallo studio di architettura con a capo Ben Van Berkel, superfici plasmate per essere prima tavolo poi sedute e ancora tavolo. Suggestiva, invece, l’installazione a illuminazione LED realizzata grazie al lavoro congiunto di IXI e il lighting designer Izumi Okayasu con il supporto della società Toshiba: un ambiente completamente buio impreziosito semplicemente da impercettibili bolle di pura luce, così intangibili da sembrare per l’appunto un “Soffio”, titolo dell’installazione. Nell’ex capannone industriale in via Tortona, le Officine Creative Ansaldo ospitavano i lavori di collettivi di artisti internazionali: Designersblock, con 100 designer provenienti da tutto il mondo, Beijing design week – A taste of China, con una panoramica su quello che è il design asiatico attuale, e poi ancora Elita extras’mall, Di donne – Il giardino della Creatività, Unofficial Report e Operatori Creativi Ansaldo. Provenienze e background diversi riuniti all’interno di uno spazio dal forte spirito aggregativo. Lo stesso respiro internazionale si è ritrovato negli spazi di Ventura At Work arricchito dalla volontà di sperimentazione, di esposizione del processo produttivo e di coinvolgimento del visitatore con l’emblematico “Please touch”. Mani sporche di cartapesta, mani che “suonano” lampade, mani che intrecciano tessuti.

La fiera, invece, sembra recepire un po’ più lentamente quello che è il fermento creativo contemporaneo a differenza del Fuorisalone che sicuramente vive di un’immediatezza senza filtro, con processi creativi e produttivi più rapidi. A tratti sembra di essere più ad una mostra che ad una fiera, ma non si può sicuramente non notare i seppur lenti cambiamenti. C’è infatti molta sperimentazione per quanto riguarda i materiali con una particolare attenzione al riuso e al riciclo, come la lampada In-Ei di Issey Miyake per Artemide realizzata grazie al recupero delle fibre delle bottiglie in PET , la Broom Chair di Philippe Starck (già presentata lo scorso anno) in polipropilene ricostituito con fibra di legno di scarto all’interno o ancora lo sgabello e il pouf Bouchon disegnati da Folco Orlandini e Andrea Radice per Domitalia in sughero rigenerato. Sicuramente di forte valore emotivo oltre che di manifesta attenzione alle tematiche ambientali, le creazioni di Patricia Urquiola per Budri: frammenti provenienti dalle lastre di marmo danneggiate dal sisma che lo scorso maggio ha colpito l’Emilia vengono utilizzati per rivestire una parete e diventare un intarsio artistico.

Scelte diverse e interessanti sono state fatte per quanto riguarda gli allestimenti degli stand. Ci sono state aziende che hanno mirato a creare un’atmosfera familiare come se in un attimo dalle corsie della fiera si venisse direttamente catapultati in una casa, tutto studiato al meglio dal cuscino sul divano all’illuminazione. Artemide, invece, ha esposto le sue lampade a contrasto su uno sfondo neutro quasi fosse la pagina di un catalogo. Pedrali ha dato vita al suo catalogo facendolo diventare una installazione: un’ ordinata cascata di sedie colorate. C’è poi chi si è affidato a grandi nomi.  Knoll ha festeggiato i suoi 75 anni con OMA,  lo studio dell’architetto olandese Rem Koolhaas, curatore della prossima Biennale,  che per l’occasione ha presentato anche la sua nuova collezione “Tools for Life”: lunghe tende bianche che definiscono una sequenza di spazi organici in contrasto con il rosso dei neon e del mobile cardine della collezione, Counter. I dodecaedri di Doriana e Massimiliano Fuksas hanno caratterizzato sia l’installazione “Asia” per la mostra “Bathing in Light” presso l’Art Garden del Superstudio Più, in Via Tortona sia la serie di lampade “Candy Collection” disegnate per Zonca. Nel primo caso un uso sapiente di contrasti cromatici e materici (marmo bianco quasi come un palloncino tra pareti nere), nel secondo un’ apprezzabile componente ludica come a voler giocare con questi oggetti colorati, ora scultura, ora elementi di un percorso luminoso, ora lampada.

Poi ci sono le aziende con stand incatalogabili  ed unici come per esempio Kartell con una scenografia mozzafiato firmata Ferruccio Laviani che scherzosamente ripropone la Galleria Vittorio Emanuele di Milano “La Galleria, The Luxury experience issue”. Non un singolo stand ma una serie di  boutique che ospitano le grandi firme che collaborano con il brand (compresa anche una vetrina per la new entry, il francese Christophe Pillet) e quelle tematiche “Kartell à la mode”, “Kartell gifts”, “Kartell Lights”, “Kartell Soft”.

Il materiale informativo e pubblicitario, con cui solitamente si riempiono shopping bag gentilmente offerte dagli stand più generosi, è stato ridotto all’osso: depliant e brochure quasi assenti o disponibili solo su richiesta. La diffusione del materiale è stata completamente affidata ai siti internet, link da raggiungere attraverso QR code sapientemente posizionati.

Si torna quindi a casa con una bustina sponsorizzata e dentro qualche brochure, per lo più proveniente dal Fuorisalone, lo smartphone pieno di foto, la macchina fotografica che ha cambiato aria ma è rimasta in borsa e con gli occhi e la testa colmi di novità, di idee e di spunti.

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