I freelance e le agenzie, intervista al consulente del lavoro

by • 7 Marzo 2013 • Focus, Lavoro, RisorseComments (3)1168

Delle 200.000 nuove Partite Iva italiane per anno, ben il 20% sono mono-committente e addirittura il 55% dei professionisti è costretto pur di lavorare a fare i normali orari da dipendente. In questo modo, le aziende committenti guadagnano un lavoratore sempre presente nell’ufficio, ma senza dover pagare contributi, TFR, malattia, ferie, maternità; un lavoratore che non ha sindacati, che raramente protesta formalmente per le sue condizioni di lavoro e che – peggio ancora – può essere lasciato a casa da un giorno all’altro senza infrangere alcuna legge.

Schermata-2013-03-05-alle-11-1.30.21In merito a questo, l’ADCI ha recentemente proposto una lunga video-intervista a Cesare Augusto Alba, consulente del lavoro, che illustra le novità della legge Fornero in merito ai freelance nel mondo della comunicazione (ma non solo: si parla anche di soci, contratti a progetto e un sacco di altre cose interessanti), attuando una serie di regolamentazioni volte ad aumentare l’indipendenza del libero professionista.

Nella legge si evidenziano tre limiti fondamentali per descrivere la collaborazione tra un freelance e un’agenzia di comunicazione:

  1. limite temporale: la collaborazione dura più di otto mesi annui per due anni consecutivi (cioè, sedici mesi su ventiquattro);
  2. limite monetario: il corrispettivo annuo percepito dal freelance da quell’agenzia supera l’80% del suo fatturato annuo per due anni solari
  3. l’utilizzo di una postazione fissa presso il committente.

Se si verificano due di queste tre condizioni, il rapporto tra freelance e agenzia non può più essere tale. Non esistono sanzioni monetarie: in caso di violazione vige l’obbligo di trasformare il contratto in un lavoro subordinato a tempo indeterminato. Se come freelance si lavora anche saltuariamente in una postazione dedicata all’interno di un’agenzia (infrangendo di fatto il punto 3.), sarà quindi necessario mantenere la collaborazione entro i termini temporali di sedici mesi su ventiquattro, o fare in modo che il fatturato proveniente da quell’agenzia non superi l’80% del fatturato totale su due anni solari. C’è tempo fino al prossimo 17 luglio 2013 per mettersi in regola.

Altre attività non compatibili con la libera professione presso un’agenzia sono, ovviamente, l’obbligo di un orario fisso di lavoro, di avvisare in caso di malattia, di compilare un planning per le ferie e così via. Il titolare di Partita Iva che collabora con un’agenzia deve essere libero di lavorare (o non lavorare) con tempi, metodi e modalità che non dipendano da alcuna autorizzazione da parte titolare dell’agenzia committente – salvo quelle strettamente legate al progetto in corso (ad esempio, il rispetto delle deadline).

Vi invito però a non considerare la cosa esclusivamente dal punto di vista negativo. Se da una parte è vero che in periodo di crisi una legge del genere sembra costringere i freelance ad abbandonare le collaborazioni stabili e a lungo termine con le agenzie, dall’altra può fornire una valida arma in mano al professionista per imporre alcuni vantaggi tipici della sua posizione (ma molto spesso dimenticati): il lavoro da casa, la libertà negli orari di lavoro, l’autonomia nella gestione del progetto. E non dimentichiamo che organizzarsi le giornate in autonomia, non può che facilitare la possibilità di rintracciare nuovi clienti e avviare nuove collaborazioni.

 

Video streaming by Ustream

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3 Responses to I freelance e le agenzie, intervista al consulente del lavoro

  1. Nicola D'Agostino ha detto:

    E se il committente dice di no alla legittima richiesta “di trasformare il contratto in un lavoro subordinato a tempo indeterminato”?

  2. Non è una richiesta, è una sanzione vera e propria con tutti gli obblighi di legge del caso. L’alternativa è rientrare nei limiti fissati dai tre punti sopracitati.

  3. Greg ha detto:

    Vi ringrazio per l’articolo e il video, interessante e molto utile. Ho qualche domanda però, come può tutelarsi uno stagista? Sono all’ultimo anno di università, ho ricevuto diverse proposte di stage e molti miei conoscenti già lo fanno. Nel video la “congrua indennità” viene definita intorno agli 800-900€ mensili. Tutti gli stage che mi sono stati proposti o che già fanno miei conoscenti sono gratis, pagati con ticket restaurant o al massimo 250€. Nel video viene suggerito di accontentarsi e al massimo rivalersi in futuro, il che non mi sembra una gran strategia. Quindi, come ci si può tutelare? Grazie ancora