Social e politica in Italia: siamo pronti?

by • 17 Gennaio 2013 • Focus, Nuovi Media, Social e dintorniComments (0)848

C’era un tempo in cui i social network erano bollati come un passatempo per studenti svogliati.

Poi gli spin doctor si sono resi conto che i social network sono la televisione del XXI secolo, che Facebook è un buon modo per entrare nelle case degli elettori e che Twitter aiuta a ridurre le distanze. Così i politici hanno iniziato a usare i social, con risultati più o meno positivi.

Il punto di riferimento è Barack Obama, il principe del 2.0. Obama vince le elezioni sul piano politico e comunicativo: condivide foto che restano nella storia, mostra il lato umano della sua carica ma, allo stesso tempo, informa i cittadini. E ti strappa un sorriso quando cade sotto i colpi di un baby Uomo Ragno.

barack obama

Il messaggio che fa passare attraverso i social è forte, incisivo. Vincente. Non ha vinto la sfida contro Romney solo grazie a Facebook e Twitter, ma di sicuro queste piattaforme hanno dato man forte. Possiamo dire la stessa cosa nel rapporto social media e politica italiana?

Purtroppo no

Siamo dei campioni nell’inoculare vecchie logiche in mezzi di comunicazione innovativi. Non c’è il desiderio di comunicare, non c’è la spinta che induce il cittadino a sperare in un mondo migliore.

Qualcosa di nuovo è stato visto con Matteo Renzi e Beppe GrilloNichi Vendola nel 2011 ha indicato la strada virtuosa affiancando all’uso dei social una buona strategia di comunicazione, ma in Italia la situazione resta statica. Su Twitter e Facebook regna il battibecco televisivo, il pressapochismo di chi usa uno strumento e non ha idea di cosa sia.

Ormai la discesa (o salita) nel campo della politica si pubblicizza con un tweet ben assestato: lo sa bene Corrado Passera che annuncia il suo impegno politico, apre un account Twitter e inizia a chiacchierare amorevolmente con Oscar Gianninio, anche lui deluaso dall’Agenda Monti.

Ma anche queste sono eccezioni. I social sono la cornice di sgambetti, colpi bassi, messaggi poco limpidi: su Twitter, Obama pubblica abbracci che segnano la storia del mondo social; noi ci interroghiamo sull’esistenza o meno di un tweet contro Rai Tre e la Gabbanelli.

La deriva social in Italia

I politici preferiscono litigare sui social, non comprendono le logiche che si nascondono dietro gli strumenti del web 2.0. E usano queste piattaforme per replicare slogan, numeri presi da qualche cilindro magico e arroganze antiche. Sedimentate. Ricorderai sicuramente il caso di Maurizio Gasparri che derise un utente Twitter per il basso numero di follower: è impossibile rispondere ogni provocazione, ma i social media servono a ridurre le distanze.

Impossibile? No, ci sono esempi virtuosi che hanno attirato la mia attenzione. Come quello di Roberto Maroni che ha risposto con ironia a Rudy Bandiera:

maroni

Ovviamente Rudy non è stato avvisato, ma non importa. Piuttosto è da notare la semplicità con cui Roberto Maroni ha accettato il confronto, ha schivato la stilettata e ha piegato la situazione a suo vantaggio. In ogni caso meglio del collega Renato Brunetta che ha bannato Rudy per un semplice (e legittimo) commento.

#MontiLive

Poi arriva Monti e ti organizza una mezz’ora su Twitter per rispondere alle domande degli utenti. Per seguire la conversazione c’è l’hashtag #MontiLive. Idea perfetta e innovativa per un presidente del consiglio (uscente).

  • I lati negativi: poche risposte rispetto al numero di domande, un velo di vaghezza, una simpatia che stona con l’austerità del personaggio politico.
  • I lati positivi: Monti ha usato Twitter nel modo giusto, per avvicinarsi alla gente. E poi ha preso in mano la situazione, in prima persona. Queste sono cose che nella logica social hanno un peso.

Tra le 14 risposte date nel #MontiLive non c’è spazio per i semplici cittadini, e questo è un male. Hanno risposto a personaggi di un certo spessore (Paolo Iabichino ha chiesto un semplice sorriso), ma non ha considerato l’uomo qualunque. La massa. Ma va bene, sono piccoli esercizi della nostra democrazia sta facendo con l’universo social. Peccato che alla fine tutto sia destinato a cadere di fronte al dettaglio insidioso: la differenza tra sito e account Twitter.

Tiriamo le somme

Abbiamo affrontato un territorio ricco di riflessioni. Mi sembra giusto chiudere l’articolo con una manciata di domande: la democrazia italiana è pronta per l’uso dei social media? È capace di lasciare la parola al cittadino senza i filtri dei mass media? E noi siamo pronti per fare le domande giuste ai politici?

Parliamone insieme nei commenti :-)

 

[ foto © dampoint – Fotolia.com | © Pete Souza – Corriere.it ]

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