Brand Identity: l’errore di Parah da donna a donna

by • 25 settembre 2012 • Brand Identity, Focus, Marketing, Social e dintorniComments (7)2275

Brand Identity.

Cos’è? Roba che si beve? Posso averlo?

Una risposta del genere potrei aspettarmela da mio nonno, vecchio amante di distillati e liquori. Potrei aspettarmela da mia zia, affezionata alle sue porcellane ed estranea al mondo del marketing e della comunicazione. Potrei aspettarmela da tutti, ma non da uno così.

Di chi sto parlando? Puoi intuirlo: parlo del responsabile marketing di Parah, l’azienda che nelle ultime ore è sulla bocca di tutti (e dico proprio tutti) per il suo vero o presunto fail in termini di immagine.

Ecco la storia in breve: Parah decide di assumere (sì, uso questo verbo, non è forse un lavoro pagato quello fatto dalla morona in questione?) la bella consigliera regionale Nicole Minetti per la sua sfilata durante la settimana della moda di Milano. Una sfilata in passerella in costume da bagno, qualche dolce moina alla telecamera, tanti fans pronti ad accoglierla e file di giornalisti scatenati con le loro macchinette fotografiche. Una successone, si direbbe! Una testimonial d’eccezione che è riuscita a far puntare gli occhi su una nota azienda di costumi da bagno: bang!

Forse. Qualcosa deve essere andato storto.
Sì perché, come puoi vedere, la pagina Facebook del noto marchio di moda è letteralmente impazzita dopo la sfilata della Minetti. Donne, uomini, tutti si sono scatenati contro la scelta di portare l’igienista dentale sulla passerella.
Tutti, io compresa. Perché? Te lo spiego subito!

Ripartiamo dalla brand identity e ripassiamo la sua definizione: l’identità di un brand può essere data da un nome o un simbolo che ne esprima il valore assoluto. Attraverso questo simbolo il consumatore sa quale prodotto scegliere e perché e conosce il significato di quell’utilizzo, concordando con esso.

Un simbolo. In questo caso, un simbolo femminile. In questo caso, Nicole Minetti. Il consigliere regionale (bellissima donna) è attualmente al centro di moltissime polemiche politiche e morali: con la crisi che ha investito il nostro Paese lo sconcerto del guadagno dei politici è salito oltre la soglia del sopportabile e la Minetti è sotto accusa dal popolo italiano (insieme ai suoi colleghi)  a causa dei compensi spropositati di cui godono. Ma non solo. La Minetti è al centro dello scandalo bunga-bunga ed è stata indagata per favoreggiamento alla prostituzione, anche minorile.

Quindi, ricapitoliamo: brand identity –> Parah –> simbolo femminile –> Nicole Minetti

Hai capito dove si trova l’errore?

No, non è il suo seno rifatto o il suo sedere tondo a lasciare sgomente noi donne. Non è nemmeno la bocca a cuoricino o l’occhio languido, no. Non è tutto questo. Non è la sua bellezza (finta? genuina?) o il suo modo di parlare. Non è invidia, non peccare pronunciando una parola che non ci appartiene, almeno non in questo contesto. È semplicemente il suo simbolo, ciò che fa e ciò per cui è diventata la Minetti che tutti conoscono. Una donna implicata (a torto o ragione, ma comunque implicata) in bunga bunga vari e in giri di prostituzione. È questo.

Nulla vieta di utilizzare belle donne, le aziende lo fanno da decenni. Nulla vieta di gestire il marketing a proprio favore, facendo parlare del proprio brand (in modo positivo). Nulla vieta di utilizzare strategie originali e accattivanti, che sappiano catturare l’attenzione dei consumatori.
Ma tu, esperto di marketing alle dipendenze di Parah, hai parlato almeno con una donna in azienda prima di prendere questa decisione? Avresti dovuto.
Una donna, una semplice e normalissima donna, avrebbe potuto sentirsi una regina con i costumi della tua azienda: immaginala lì, in passerella, una donna come tante ma simbolo di milioni. Una donna che lavora, che studia, che mantiene i propri figli. Questa è la donna italiana, quella che suda per avere uno stipendio decente e pagare l’abbonamento allo scuolabus del figlio. Questo è un simbolo, un valore di cui rendersi orgogliosi.

Immagina di avere una figlia. Immagina il suo desiderio di avere quel costume. Quale? Quello, quello lì! Quello che indossa anche la Minetti! Chi? La Minetti? Quella che ha vinto le Olimpiadi di Londra? No, non quella lì. La Minetti, quella indagata per prostituzione minorile. Quello lì, voglio quello che indossa lei!

Bella mossa Parah, davvero una bella mossa.

 

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7 Responses to Brand Identity: l’errore di Parah da donna a donna

  1. Cinzia Di Martino ha detto:

    Solo tu (e pochi altri in Italia) avrebbero potuto riassumere il senso della vicenda così bene!! Complimenti!

  2. ApplexLogo ha detto:

    La tua sintesi è perfetta in ogni punto. Condivido ogni passaggio…..

  3. mauro ha detto:

    Beatrice, allora che dire del concorso Miss Patata di Amica Chips che ha avuto come protagonista Rocco Siffredi, nota pornostar ? . Vedi la pagina Facebook di Amica Chips (la patata tira) http://www.facebook.com/amicachipsofficial

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