#IlMessaggerochiedascusa: Quando la valutazione della qualità dell’informazione passa per un hashtag

by • 25 Agosto 2012 • Focus, Sociale ed eticoComments (1)1180

In questi ultimi tempi, il futuro del giornalismo è un tema particolarmente dibattuto in Rete. La fruizione digitale dell’informazione stimola nuove riflessioni sul modo di fare giornalismo e sull’evoluzione del mestiere del giornalista.

Il-Messaggero-20120824In uno scenario in cui anche le 5 W del giornalismo si evolvono, portando alla ribalta il focus sul lettore, appare terribilmente stridente la vicenda che vede coinvolti Il Messaggero, che ha pubblicato questo articolo sullo stupro di Torpignattara (file png), e una massa critica di utenti che da alcuni giorni reclamano scuse, spiegazioni e rettifiche, esprimendo sdegno prevalentemente su Twitter, anche se non mancano argomentazioni lucide e appassionate sui blog.

Sinteticamente, da quanto espresso nell’articolo, la donna, con i suoi 48 anni carichi di fallimenti, appare andare incontro a un destino segnato dalla sua stupida gelosia nei riguardi dell’uomo che l’avrebbe strappata a un’esistenza fin troppo randagia. Questi ed altri dettagli, a dir poco opinabili, confluiscono nella narrazione che ha scatenato le ire dei lettori.

Sarebbe opportuno segnalare all’autore dell’articolo il decalogo della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) per l’informazione sulla violenza contro le donne, nel caso gli fosse sfuggito.

Secondo i dati Istat 2006 (pag. 97 del pdf), la donna di Torpignattara farebbe parte di quell’esiguo 4% che denuncia alle forze dell’ordine uno stupro effettuato da un uomo che non è il suo partner. È un numero che fa impressione, e che esige l’attenzione e il rispetto dell’informazione giornalistica.

Al momento, nonostante il trambusto dell’indignazione generale e delle prime iniziative di mail-bombing, il silenzio de Il Messaggero sembra fare più rumore.

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